sabato, 29 aprile 2017
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Nencini: “Un Governo di responsabilità”
Pubblicato il 09-12-2016


consultazioni Quirinale

Al Quirinale la seconda giornata di consultazioni per la formazione del nuovo Governo. Giovedì Mattarella, nella prima giornata di consultazioni, ha incontrato le alte cariche dello Stato: il presidente del Senato Pietro Grasso, la presidente della Camera Laura Boldrini, infine il presidente emerito Giorgio Napolitano. Quello che è certo è che il presidente della Repubblica vuole chiudere rapidamente. Ne parliamo con il Segretario del Psi Riccardo Nencini che, insieme a Pia Locatelli, presidente del gruppo, e al deputato Oreste Pastorelli, ha illustrato le posizioni del Partito al presidente della Repubblica..

Che cosa avete detto a Mattarella? Quali le strade indicate dal Partito per questa affrontare  questa crisi di governo?
C’è una strada maestra. Quella costituita da un governo di scopo e di responsabilità. Si tratterebbe di una riedizione del governo con cui si è iniziata la legislatura. Perché non bisogna dimenticare che metà di questa legislatura, non avendo avuto vincitori alle elezioni del febbraio 2013, ha visto un governo che ha visto assieme partiti che si erano combattuti in campagna elettorale. Quindi si può tornare lì per 3 motivi.

Quali?
La nuova legge elettorale che sostituisca l’Italicum, l’armonizzare delle due leggi elettorali di Camera e Senato, i decreti attuativi della legge di stabilità in ultimo i vertici internazionali che ci attendono.

Tutto questo con un governo Renzi bis, anche perché non c’è stato nessun voto di sfiducia…
Questa penso sia la strada maestra.  Se questa strada maestra non si potesse seguire perché Forza Italia e la destra pensano a soluzioni diverse, va intanto registrato un paradosso: ossia che chi ha chiesto le dimissioni del governo ora chiede che il governo resti in carica per la modifica della legge elettorale. Comunque vadano le cose, c’è bisogno di un tavolo congiunto, un tavolo corale per la revisione della legge elettorale. Si tratta di riscrive le regole del gioco. Le regole del gioco si riscrivono, salvo che qualcuno si sfili, con senso di responsabilità condiviso.

Si può dire che questa situazione nasce dalle divisioni interne del Pd che anche in questi giorni sembra muoversi su posizioni diverse?
Io rimango alle dichiarazioni ufficiali figlie della Direzione che si è tenuta pochi giorni fa. E da lì è uscita una posizione di unità. In alternativa a quanto da noi proposto devono esserci delle subordinate che devono essere il reincarico a Renzi o a una personalità di alto profilo internazionale in modo tale che vi sia continuità nell’azione del governo nei vertici internazionali. Ma resta  un fatto.

Quale?
Vi è lo scoglio della legge elettorale, e quello è uno scoglio che deve essere affrontato da un governo in carica. Quindi rimane il tema di quale governo. Noi abbiamo presentato tre opzioni che sono opzioni larghe che si rivolgono alle forze politiche responsabili che siedono in Parlamento.

Il Pd sembra incrinato dalle divisioni interne. Quanto ha pesato questo sul voto referendario?  E soprattutto come costruire un centrosinistra quando il maggiore azionista è dilaniato dallo scontro interno?
Bisogna considerare due  fattori che si sono verificati in questi anni. Un primo fattore è che un partito democratico a vocazione maggioritaria non c’è. Il secondo è che permane una sinistra radicale e massimalista che è una sinistra del no. Non solo sul referendum, ma del no a prescindere. Questo significa che il processo di formazione di una coalizione riformista, che si richiami alla vocazione del socialismo umanitario, italiano ed europeo, è un cantiere che va aperto subito. E ci sono movimenti che vanno in questa direzione. Anche interessanti.

Quali per esempio?
Intanto ci stiamo raccordando con ambientalisti e radicali. Secondo, quello che succede nella sinistra italiana, con la fuoriuscita di Pisapia ed altri, va in una direzione che non è per nulla lontana dalla nostra

E quindi si può aprire un cantiere nuovo?
Non c’è dubbio. Un cantiere che riguarda la sinistra riformista non Pd. Ma inesorabilmente ci sarà un cantiere che si aprirà anche nel Partito Democratico. Le lacerazioni che si sono determinate avranno bisogno di un congresso per essere superate. E anche quello sarà un vero cantiere.

A questo punto, dopo la vittoria del no, parlare di riforme e di revisione della costituzione ha ancora senso? Non è la prima volta che l’Italia prova a modificare se stessa senza successo…
Credo per modificare la Costituzione si debba prendere la via principale. E non c’è dubbio che questa quella dell’Assemblea Costituente. La avessimo presa due anni e mezzo fa, quando noi la proponemmo forse oggi saremmo in una posizione diversa, ma allora fummo inascoltati.

Daniele Unfer

bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Grillo Inps ISIS ISTAT italia italicum lavoro Lega M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato socialisti Spagna UE UIL Unione europea USA



Commenti all'articolo

Lascia un commento