venerdì, 20 gennaio 2017
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Opinioni e commenti
 

Ora una nuova legge elettorale
Pubblicato il 07-12-2016


quirinaleRenzi ha deciso di chiedere la fiducia sulla legge di bilancio che domani verrà votata al Senato. Non è ancora chiaro se poi, una volta acquisita la fiducia, il governo si riterrà ugualmente dimissionario. Sarebbe una contraddizione istituzionale, giacché le dimissioni seguirebbero proprio un atto di consenso parlamentare. Eppure il presidente del Consiglio aveva annunciato la sua irrevocabile decisione di dimettersi dopo la sconfitta al referendum. A questo punto, e la direzione del Pd convocata anch’essa domani, se verrà confermata nonostante il voto di fiducia al Senato, servirà a dipanare la matassa. Restano sul campo due ipotesi, qualora Renzi, come sembra, confermi le sue irrevocabili dimissioni.
La prima è che Renzi resti in carica, sia pur dopo le dimissioni, per ordinaria amministrazione dopo che il Presidente della Repubblica abbia accertato l’impossibiltà di costituire un governo diverso e conseguentemente abbia deciso lo scioglimento delle Camere. In questo caso sarebbe impossibile per il Parlamento varare una legge elettorale se non nel tempo ristretto tra le dimissioni e lo scioglimento e ci si dovrebbe accontentare delle modifiche della Corte, ma si dovrebbe poi votare con il cosiddetto Consultellum al Senato. In una situazione di evidente contrasto elettorale.

La seconda ipotesi è che il Pd, dopo le dimissioni di Renzi, dia il via libera a un nuovo governo, può probabilmente di scopo che di legislatura, e in questo caso il Parlamento potrebbe varare una nuova legge elettorale e col consenso di Mattarella andare al voto a Primavera. Un governo istituzionale, presieduto da Grasso, è a questo proposito la soluzione più logica. Anche Renzi, oggi, in una dicchiarazione, non la esclude.

I socialisti, per bocca del segretario Nencini, hanno ribadito che senza una nuova legge elettorale non si può sciogliere le Camere e che il Pd dovrebbe presentare subito la proposta frutto del lavoro della sua commissione interna che ha lanciato la riforma dell’Italicum con il turno unico e le coalizioni. Inutile e paradossale attendere che il fronte del no avanzi la sua proposta di legge elettorale, vista l’estrema eterogeneità delle opinioni al riguardo. Tanto che i Cinque Stelle sono oggi, ed è comprensibile, i più strenui difensori dell’Italicum che vorrebbero trasferire anche al Senato. Il che risulta impossibile per la natura della legge del Senato, prevista in Costituzione con calcolo “su base regionale”. Il clima politico risulta denso di incognite. Nell’ordine esse riguardano: le decisioni della direzione del Pd, le dimissioni o meno di Renzi, la possibilità di formare un nuovo governo e la sua scadenza, la natura della riforma dell’Italicum.

Per i socialisti vi è un’ulteriore incognita e riguarda la sentenza sulla sospensiva dopo il ricorso di un gruppo sulla validità del congresso di Salerno. Oggi Bobo Craxi ipotizza in una dichiarazione pubblica una scelta di alleanze con i dissidenti del Pd e con Sinistra italiana. E questo difficilmente si può conciliare con un rientro nelle fila degli organi del Psi che hanno autonomamente scelto, già dal congresso di Venezia, una politica diversa. Anche la questione di un eventuale congresso va rapportata ai tempi di scioglimento delle Camere. Se saranno ravvicinate il vero congresso socialista saranno le elezioni. Intanto in casa socialista proseguono e si intensificano gli incontri con radicali, verdi, personalità del mondo riformista, per verificare la possibilità di una aggregazione politica.

Mauro Del Bue

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