giovedì, 29 giugno 2017
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Opinioni e commenti
 

“Prodigi-La musica è vita” e i 70 anni di Unicef
in onda su Rai 1
Pubblicato il 16-12-2016


prodigi-la-musica-e-vita-1Presentato in anteprima a “Tale e quale show”, il nuovo programma andato in onda su RaiUno “Prodigi-la musica è vita”, sarebbe potuto apparire a molti, a un primo impatto, un sequel di “Ti lascio una canzone”; con Vanessa Incontrada (ospite in giuria alla trasmissione condotta da Carlo Conti) nei panni di una neo Antonella Clerici in versione spagnoleggiante con i suoi “besitos”. Una gara tra dodici giovani “prodigi”, ma soprattutto un’occasione per festeggiare i 70 anni dell’Unicef (presentando, con gli ospiti, alcuni dei progetti umanitari più significativi realizzati). Di cui il 14 dicembre ricorre l’anniversario. L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR), infatti, come ben noto tutela i diritti e il benessere dei rifugiati in tutto il mondo; è stata istituita dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 14 dicembre 1950: da allora l’Agenzia ha aiutato più di 60 milioni di persone a ricostruire la propria vita. Per questo le sono stati assegnati due Premi Nobel per la Pace, il primo nel 1954, il secondo nel 1981.
Questo ha fatto di “Prodigi” qualcosa di nuovo e diverso rispetto al programma della Clerici (o quale potrebbe essere “Little Big Show” con Gerry Scotti). Infatti “prodigi” non va inteso solamente come talenti, ma anche come miracoli, ovvero eventi eccezionali che si riescono a concretizzare, cambiando completamente alcune realtà tragiche che caratterizzano aree del mondo in difficoltà. Piccole grandi rivoluzioni ricche di umanità. A questo sono serviti i numeri verdi 800 93 93 22 e quello per inviare sms 45566. Alla base di queste “missioni” compiute (come quelle dei missionari appunto parafrasando) la musica, in grado di dare senso di libertà, la forza e il coraggio di trovare quella volontà di andare avanti e sognare ancora. Per questo alla conduzione la Incontrada non è stata sola, ma una valida spalla è stata il Maestro Beppe Vessicchio. Una trasmissione caratterizzata da tre categorie: musica strumentale, danza e canto classico. Tre tutor/giurati: Gino Paoli, Eleonora Abbagnato, Andrea Griminelli. Tre finalisti per ciascuna sezione: Zaira Di Grazia (13 anni nel canto: sa suonare anche il pianoforte, adora Céline Dion e Whitney Houston e quando canta le sembra di stare volando), Emma (15 anni, di lei la Abbagnato ha detto: “la prenderei subito con me nel Balletto dell’Opera”) nella danza e Giuseppe Gibboni (16 anni) nella musica strumentale. Un solo vincitore assoluto: Gibboni. Per quest’ultimo una targa e una borsa di studio. “La musica –ha raccontato il trionfatore- riempie le mie giornate. Mi esercito tre ore al giorno d’inverno e sei d’estate. Il tempo e le ore passate a suonare sono come ore di preghiera per me, di crescita personale. Sicuramente di gioia e passione, con cui le vivo pienamente”. Tutti i giovani in gara hanno più volte evidenziato questo senso di liberazione che provano cantando e suonando.
Soprattutto un programma caratterizzato dai volti di tanti ambasciatori Unicef, testimonial d’eccezione di una serata “speciale”: Roger Moore, Francesco Totti, Orlando Bloom, Audrey Hepburn, Ricky Martin, Leo Messi, Samantha Cristoforetti. Sono loro che hanno prestato il loro volto, mettendoci la faccia (come si suole dire), con il loro viso, esponendosi in prima persona negli spot pubblicitari e promozionali mostrati. Del resto l’impegno dell’Unicef è sostanzioso: ha salvato più di tre milioni di bambini dalla malnutrizione ed ha permesso il diritto all’istruzione a più di 15 milioni di bimbi grazie a una scuola itinerante, ovvero il progetto “Scuola Mobile-School in the box” (non a caso la Incontrada ha recitato con Flavio Insinna in “La classe degli asini”, sull’abolizione delle classi differenziali). Distribuisce più di due miliardi di litri d’acqua ogni giorno. Dal 1990 ha ridotto molto la mortalità infantile, poiché molti bimbi (circa 16mila) periscono a causa della diarrea oggi (che diventa dissenteria).
L’Unicef si è aperta soprattutto all’universo digitale e social, e ai giovani, affinché siano loro i primi principali protagonisti del cambiamento e si avvicinino sempre più a queste realtà. Un esempio è venuto anche grazie al profilo Twitter #prodigi2016 che ha spinto in tale direzione; ma soprattutto dall’intervento di una youtuber (Greta) che collabora con l’Unicef e il cui pensiero è stato ben chiaro: “il mondo social appartiene ai giovani e così voglio portare un messaggio ai miei coetanei per coinvolgere le generazioni come la mia e quelle vicine in un impegno sempre più costante e attivo”. Anche questo è un piccolo “prodigio”, un piccolo “miracolo”, una piccola “rivoluzione”, un piccolo “cambiamento” importante, avvenuto dal basso, da gente comune. Ognuno può fare qualcosa.
Durante la trasmissione sono stati illustrati, in particolare, tre progetti realizzati molto peculiari. Il primo è stato presentato dalla cantante Noemi. Si tratta di un’idea innovativa che ha avuto luogo in Paraguay, dove sono stati ricostruiti degli strumenti musicali con dei resti ritrovati nella discarica nei pressi della quale vivevano e a ridosso della quale hanno convissuto con fame, disperazione e miseria, ma con alto senso di dignità e fantasia. Tanto da costituire e diventare una vera e propria orchestra itinerante che tiene concerti, con una tournée in America latina e persino in Europa. Da qui il richiamo forte al titolo esplicativo della trasmissione “la musica è vita”, un motivo per rinascere. Se è vero, spiega la gente del posto, che non si può accendere un fuoco senza una fiamma, loro sono andati a cercarla in una discarica, dove hanno trovato e (ri)scoperto la forza della musica appunto. Noemi ha parlato di “un sogno realizzato” attraverso la concretizzazione di questi strumenti colorati, che simboleggiano “di quanto siano un modo per loro per suonare e potersi esprimere: una dimostrazione, poi, in più di quanto sia importante il riciclo per sé e per il pianeta intero”.
Poi è stata la volta dell’ambasciatore per eccellenza: Lino Banfi, protagonista del momento forse più toccante e commovente del programma. L’attore ha letto la lettera che una giovane mamma siriana ha scritto al figlio, scomparso durante una delle tante traversate del Mediterraneo da parte dei comuni barconi “della morte” di migranti. Nel testo si legge: “L’acqua purifica, rinnova, disseta, è vita; ma nell’acqua del mare ti ho perso, quel mare che hai attraversato in cerca di una nuova vita. A te è capitato di nascere in una parte del mondo sbagliata. Se potessi scegliere un luogo dove farti morire sarebbe il mio grembo, per poterti far rinascere di nuovo”. La missiva è estratta dal libro “Il giorno dopo” di Andrea Iacomini. Nonno Libero ha raccontato di quando è stato in Eritrea e Angola, non certo una passeggiata con tutti i vaccini da fare; di quando si è recato nella sede di Copenaghen per vedere di persona come si lavora all’interno dell’Unicef, che sostiene: un impegno che ha preso molto seriamente, ha garantito e dimostrato. Per questo ha invitato tutti a dare una mano, ognuno come può. Se non si è in grado di andare direttamente di persona in questi paesi del Terzo Mondo, basta recarsi in un reparto oncologico oppure inviare sostegni che comunque servono sempre: “Basta poco che ce’ vo’”, come dicevano con il sorriso nel noto spot pubblicitario (per Amref) Giobbe Covatta e bimbi africani dallo sguardo tenero.
Poi c’è stato il racconto di Fedez e dell’esperienza forte che ha vissuto in Libano, a pochi chilometri dal confine con la Siria: “un viaggio del genere è nulla rispetto a quello che ricevi, ti dà una forza e una (ri)carica indescrivibili”, ha commentato. Il rapper ha insegnato ai bambini a usare il computer per poter registrare le loro canzoni e (ri)ascoltare la loro musica, ma anche per poter iniziare a suonare. Ha portato una consolle, un pc, una tastiera, un software che ha scaricato, dei microfoni con cui poter far musica; tanto che ha registrato un video che ha fatto vedere che è una testimonianza per sensibilizzare sulla drammaticità della situazione e sull’emergenza. Lì c’è “una situazione precaria e fatiscente” –ha spiegato Fedez- e i bambini sono i più colpiti. I loro occhi –ha proseguito senza retorica- hanno visto solo terrore e dolore. In quei posti a volte sognare diventa difficile”. E qui ha parlato della storia della piccola Fatima: questa bambina non va a scuola per aiutare a mantenere la famiglia, ha il taglio di capelli alla maschiotta per non farsi riconoscere, per non subire violenze e per poter fare lavori duri e pesanti persino.
Infine è stata la volta della medaglia d’argento alle Olimpiadi 2016 a Rio di scherma di Elisa Di Francisca. L’atleta ha mostrato un video in cui dei bambini ballano come per distrarsi, estraniarsi e lasciarsi trasportare altrove verso luoghi (anche immaginari) più felici; e accordano chitarre, un po’ come a (ri)costruire il loro futuro e la loro speranza, la loro fiducia in un domani possibile e migliore; oppure creano braccialetti da rivendere per portare qualcosa a casa: “i nostri occhi –dicono- non dovrebbero vedere la guerra, mentre non hanno conosciuto altro che paura, morte e distruzione. Eppure non vogliamo smettere di studiare e di andare a scuola”. “Ḕ importante imparare da loro. Non hanno niente eppure riescono a realizzare i loro sogni. Col ballo superano la pura, come uno sportivo con lo sport. La musica dà loro la voglia, la determinazione e la forza per reagire. Per questo dobbiamo permettere a tutti loro di sognare e di poter continuare a farlo senza smettere mai”, ha affermato con convinzione Di Francisca.
La musica è universale, è per tutti, si pratica per passione e non è un talento ereditario trasmesso familiarmente, ma ognuno può essere dotato se davvero la sente (ha spiegato Vessicchio). Pertanto anche un non vedente (come il caso di Coselito, di dieci anni e ceco) può persino avere più sensibilità e capacità, sentire la melodia più di altri e suonarla o interpretarla in modo più fine. Pertanto se metaforicamente l’Unicef è Musica vitale (a riprendere “la musica è vita” che è lo slogan di “Prodigi”) per tutti i bimbi più svantaggiati, la sua Melodia è quella dell’Unione con la U di Unicef appunto, dovuta verso tutti (piccoli e adulti, donne e bambini) più sfortunati e bisognosi. Perché la Musica ha il potere e la Magia di Unire anche, oltre che di portare sollievo. Soprattutto a Natale. E, allora, durante il periodo di queste festività natalizie e in tempo di acquisti, perché non riservare un pensiero all’idea di regalare una bella “Pigotta”: la famosa, tenera, colorata e graziosa bambola dell’Unicef? Ormai entrata a pieno regime anche nelle scuole, tra l’altro?

Barbara Conti

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