giovedì, 25 maggio 2017
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Opinioni e commenti
 

Referendum. Nencini: “Prodi toglie acqua al No”
Pubblicato il 01-12-2016


Alla fine Prodi si è deciso e ha scelto di andare alle urne per votare al Sì al referendum. “E’ stata una decisione sofferta – ha detto -.  Certo, da tempo avevo deciso come votare, ma stamattina correndo sotto i portici a Bologna, ho definitivamente maturato la convinzione che fosse giusto rendere pubblico il mio voto, anche se da diversi anni ormai non prendevo posizione su temi di politica italiana”.  Una posizione che il premier Renzi giudica come “un passettino avanti”. “Credo che Prodi – ha detto – con la sua metafora abbia voluto dire di non essere convinto che sia la riforma più bella ma che comunque è un passettino in avanti ed è questo il metodo che io dico di usare alle persone di sinistra e destra”.

Felice della dichiarazione di Prodi si è detto il segretario del Psi Riccardo Nencini.  “Prodi toglie acqua al bacino dei No di una certa sinistra che non vuole cambiare e ha la memoria troppo corta”. Nencini era oggi a Firenza per un’iniziativa referendaria in sostegno del Sì al referendum, organizzata dalla federazione toscana del Partito Socialista Italiano. Nencini, ha concluso la sua campagna nazionale in sostegno della riforma della Carta Costituzionale ha rivolto un invito agli italiani affinché si rechino “alle urne e di non perdere l’occasione di modificare insieme la Costituzione. L’affluenza sarà il fattore decisivo per il successo del Sì. Nelle 48 ore che ci separano dal voto è importante leggere la riforma nel merito. Scegliere con la testa e non con la pancia”. “Ci sono 3 buoni motivi per votare Sì e rendere l’Italia un Paese più moderno: parità di genere tra uomo e donna inserita in Costituzione tra i valori della comunità nazionale; superamento del bicameralismo paritario per una velocizzazione dell’iter di approvazione delle leggi; e ripartizione delle competenze di Stato e Regioni per superare i rallentamenti, la burocrazia e velocizzare il completamento delle opere infrastrutturali di cui necessita il Paese” – ha concluso Nencini, spiegando le ragioni dei socialisti in favore della riforma.

Renzi è poi tornato su un argomento a lui molto caro: l’Europa. “La prima cosa che voglio fare la prossima settimana se toccherà a noi governare il Paese – ha detto – è chiedere al Parlamento di mettere il veto sul bilancio Ue”. E ha aggiunto: “Se non passa la riforma si metterà una pietra tombale sulle riforme almeno per un decennio, anche in passato è stato così”.

Per il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Claudio De Vincenti “il voto referendario è un voto sulla riforma costituzionale che è una riforma del Parlamento italiano coerente con il disegno complessivo di una rimessa in moto del Paese. Sono convinto che gli italiani voteranno per un passo avanti, quella marcia avanti che propone questa riforma. Poi, le conseguenze del voto prima di tutto le trarrà il presidente della Repubblica”. E sull’Italicum ha aggiunto che “è una buona legge elettorale ma abbiamo dato un segnale forte e impegnativo di disponibilità a migliorarlo in modo che ci sia una condivisione più generale”. Il punto è “come conciliare ancora meglio il principio di rappresentanza proporzionale, che è giusto, con la stabilità delle maggioranze. Siamo disponibili a trovare un sistema migliore, se possibile”.

Intanto per venerdì è attesa a Milano la decisione su reclamo Onida, presidente emerito della Consulta Valerio, e di un pool di legali contro il provvedimento con cui lo scorso 10 novembre il giudice della stessa sezione civile Loretta Dorigo aveva deciso in via d’urgenza di non inviare gli atti alla Consulta sul quesito referendario. Mentre per quanto riguarda il ricorso del Codacons la Cassazione ha dichiarato “il difetto assoluto di giurisdizione” per quanto riguarda il decreto con il quale il Presidente della Repubblica, lo scorso 27 settembre, ha indetto il referendum sulla riforma costituzionale. I Supremi giudici condividono quanto già stabilito dal Tar del Lazio che ha ritenuto l’atto di indizione non soggetto a “sindacato giurisdizionale” perché non è un “atto amministrativo”.

Per quanto riguarda il caso del presidente del Tribunale di Bologna, Francesco Caruso, che su Facebook aveva definito la riforma costituzionale (il testo era stato pubblicato dalla Gazzetta di Reggio) fondata su “corruzione” e “clientelismo”, il vertice del Csm sta valutando se ci sono gli estremi per un eventuale trasferimento d’ufficio per incompatibilità funzionale. “Ci sono argomentazioni, modalità, un tasso di propaganda, che ritengo inaccettabili sia che si sostenga il Sì sia che si sostenga il No al referendum” ha detto il ministro della Giustizia Andrea Orlando. “Io non rivolgo nessuna censura, ma un invito a tutti, tanto più a un magistrato – ha aggiunto Orlando – a non usare argomentazioni che rischiano di pregiudicare la loro funzione e credibilità”.

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