giovedì, 29 giugno 2017
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Opinioni e commenti
 

Renzi come Achille
Pubblicato il 05-12-2016


Le ultime indiscrezioni parlano di un Renzi fermamente deciso a dimettersi non solo da presidente del Consiglio, ma anche da segretario del Pd, abbandonando, transitoriamente o definitivamente, la politica italiana. Si tratterebbe di una decisione assolutamente coerente con le sue parole e i suoi solenni impegni. La mia opinione è che voglia imitare lo sdegnato e doloroso addio alla battaglia di Achille dopo la morte di Patroclo. E che, una volta ritiratosi nella tenda di Pontassieve, sfileranno carovane di fedeli che lo imploreranno di tornare. Tatticamente la scelta di Renzi, come quella di Achille, si rivelerà azzeccata. Intanto però, tra vittime, tende rifugio e coerenze personali, c’è un paese da governare e anche un partito da guidare in questo difficile labirinto post referendario.

Renzi si rifugia in uno sdegnato isolamento. Ma dopo il suo “non possum” che succederà? Già nel suo passo d’addio, celebrato subito dopo le prime infauste proiezioni, Renzi aveva accennato al fatto che spettava ai vincitori del no lanciare una proposta di una nuova governabilità, sapendo che il fronte avverso è talmente disomogeneo che nessun governo e nemmeno alcuna legge elettorale comune potranno mai essere partoriti. Se il doppio annunciato addio di Renzi si trasformerà in un “tanto peggio, tanto meglio”, in una sorta di indifferenza sugli equilibri politici futuri, in una malevola attesa su chi verrà dopo di lui, allora sarà un fatto negativo per il paese. Un passo da uomo forte e coerente, ma non da statista di primo piano.

Il presidente della Repubblica ha dinnanzi a sé due strade. O affidare la guida del governo a una personalità delle istituzioni (Grasso) per approvare la legge di bilancio, probabilmente da correggere dopo gli appunti di Bruxelles, per riscrivere una legge elettorale (ma guarda te, finalmente i grillini si sono accorti che l’Italicum è l’ideale per loro) e poi andare al voto a Primavera. Oppure affidare l’incarico a un politico che tenti di rimettere insieme una coalizione in grado di tentare di arrivare alla scadenza ordinaria, sia esso Padoan o un altro. Non vorrei che lo sdegnato rifiuto renziano producesse la peggiore delle ipotesi e cioè favorisse la nascita di un governo di brevissimo periodo col rischio, quasi certo, di perdere le elezioni. A volte per l’interesse generale si deve sacrificare l’orgoglio personale. Renzi ne sarà capace?

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Commenti all'articolo
  1. Allora : Cominciamo col dire che ‘ i pupilli di Napolitano’ hanno fatto un percorso mal messo e accidentato. Sicuramente anche gli eletti, in passato, non hanno avuto sorti magnifiche. Magari è il caso di abituarsi che l’Italia è cosi, indipendentemente da quale forza politica è in sella ? Chiaro che Renzi in buona parte se l’è voluta, e non si capisce bene se i suoi consulenti della comunicazione siano competenti o lo abbiano giocato.. I suoi errori politici, a volte clamorosi , dal” ciaone” a “l’accozzaglia” , solo per citare due frasi più da stadio che da Premier, passando per la sottovalutazione di D’ Alema, Bersani etc..farebbero propendere per la seconda ipotesi, ma magari ha fatto di testa sua. In ogni caso, la riforma non era certo ben costruita, pesante e poco comprensibile, ma soprattutto essendo lui che ne ha legato il successo alla sua persona, l’esito era prevedibile.. Tra le tante ipotesi, mi auguro che Padoan non prenda il suo posto, sono decenni che ogni ministro dell’economia peggiora le situazioni a vista d’occhio, e che, comunque, il prossimo presidente del Consiglio riceva una educazione al linguaggio sia civile che rispettosa anche delle forze che si oppongono…comunque, se mi è consentito, più intelligente….e meno autoriferito

  2. Caro Mauro,
    come tu affermi che è inutile girarci attorno, hanno votato contro il governo visto che la partita era il governo, ma noi dove siamo?
    Non sarebbe bene che ce ne andiamo via e facciamo la nostra politica senza vincoli di poltrona ?.

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