lunedì, 26 giugno 2017
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Opinioni e commenti
 

Riccardo Galetti
Lo spirito del 2006, per una sinistra riformista e di governo
Pubblicato il 21-12-2016


L’entusiasmo e la passione dell’esperienza della Rosa nel Pugno sono sempre ricordati con nostalgia dai socialisti, giovani e non. Eravamo, dopo tanti anni, al centro del dibattito politico, avevamo un voto d’opinione importante (nostra drammatica lacuna negli ultimi vent’anni), avevamo finalmente una prospettiva di medio periodo che ci avrebbe permesso di diventare quel piccolo ma determinante polo laico che rincorriamo da tutta una vita. Al netto di come e perché quell’esperienza sia declinata e fallita in pochi mesi, è stato l’unico momento della nostra storia recente nel quale all’entusiasmo e allo slancio dei compagni si sia accompagnato un risultato elettorale considerevole, seppur inferiore alle grandi attese (alzi la mano chi di noi non sogna ad occhi aperti un milione di voti e 18 deputati).
Di quello spirito, di quell’entusiasmo, avremo bisogno per affrontare le sfide del futuro ed arrivare pronti al prossimo, imminente, appuntamento elettorale.

L’ex Sindaco di Milano, Giuliano Pisapia, ha teorizzato nelle ultime settimane un progetto interessante. Le condizioni per aggregare una forza di sinistra riformista, concreta, responsabile e che collabori con il Partito Democratico esistono, non approfittarne potrebbe rappresentare la definitiva condanna per la nostra comunità ultracentenaria. Lo stesso Direttore Del Bue, in un articolo dello scorso settembre, aveva individuato in Pisapia la personalità giusta per riunire in un area “liberal-socialista” noi, i radicali, i laici, alcune esperienze civiche e quei pezzi di ecologismo e di sinistra che si sono finalmente convinti della pragmatica necessità di collaborare con gli amici del PD per riformare il Paese, non in un domani immaginifico ma nel presente e nel quotidiano.

Pisapia ha la visibilità e l’autorevolezza per fare da collettore e da leader di questa Rosa nel Pugno rivista, aggiornata ed allargata, ma dovrebbe sempre tenere a mente che le elezioni non si vincono solo nelle grandi città, a Milano e a Roma, dove è forte il voto d’opinione. Se l’ambizione è quella di costruire una forza che non sia una lista civetta per sottrare voti alla babilonia PRC-SI-Possibile, ma un progetto stabile, diffuso e autenticamente riformista, la nostra presenza strutturata non sarebbe solo auspicabile ma quasi necessaria.

La strada è impervia e gli ostacoli sono molti, ma se così non fosse non sarebbe entusiasmante fare Politica.
I giovani socialisti, oggi come nel 2006, ci sono e sono pronti.

Riccardo Galetti
Responsabile Esteri – Segreteria Nazionale Federazione dei Giovani Socialisti

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Commenti all'articolo
  1. Carissimo Riccardo
    Io ero presente a Bertinoro quando si fece la Convention della Rosa nel Pugno. La sala era stracolma e non fu in grado di ospitare tutti i presenti tra cui molti partecipanti delle Regioni meridionali.
    A coordinare i lavori e la Rosa nel Pugno c’era Lanfranco Turci, ex dirigente del PCI nonché ex Presidente della Lega delle cooperative. Come ex PCI c’erano pure Emanuele Macaluso, della corrente di Amendola e Napolitano,e Peppino Caldarola, ex Direttore dell’Unità.
    Quell’esperienza fu fatta fallire miseramente per gelosie tra il gruppo dirigente socialista nei confronti di Pannella. A rilanciarne lo spirito e l’orizzonte avremmo dovuto provvedervi già anni fa, ma riprendere ora quel percorso e quella strategia è più che necessario anche se con un orizzonte allargato ad altre componenti della Sinistra.
    Non concordo con te nel definire una babilonia la sinistra di Sel e Possibile. Sarebbe più giusto dire che la Sinistra, fra cui noi Socialisti, continua ad essere una babilonia in quanto più che lo spirito comunitario è quello settario che continua a prevalere.
    Il PD doveva rappresentare l’amalgama fra i rappresentanti di due culture: quella ex democristiana e quella ex comunista. L’amalgama non è riuscito perché l’incontro è stata solo fra due oligarchie di potere.
    Io di anni ne ho quasi 83, di cui quasi cinquanta dedicati al lavoro in Italia e all’estero. Mi soffermo a lungo con te perché sei un giovane socialista. Abbandonate il linguaggio e le definizioni stantie con cui di volta in volta si vogliono classificare le varie correnti di pensiero della Sinistra in riformiste, massimaliste e radicali.
    Pertanto non penso che ad esempio Vendola, Fassina e Civati possano definirsi un ostacolo a quella Sinistra a cui fai riferimento come aggregazione alla figura di Pisapia. Quest’ultimo si è candidato a Sindaco di Milano sotto le insegne di SEL mentre Fassina e Civati sono usciti dal PD in quanto non riconoscevano l’operato di Renzi come aderente alla tradizione della Sinistra e in contraddizione con il Programma Italia Bene Comune con cui il Centro Sinistra aveva chiesto il consenso agli elettori.
    Più che le sigle che simboleggiano il variegato panorama della Sinistra italiana è importante verificare chi effettivamente ispira i suoi contenuti alla definizione della Sinistra di Norberto Bobbio: compito della Sinistra è quello di farsi carico dei più deboli e d’impegnarsi a ridurre le diseguaglianze sociali. A questa di Bobbio gli abbiamo affiancato quella liberale di Martelli dell’impegno dei socialisti per l’affermazione dei Meriti e dei Bisogni.
    Il LAVORO deve essere la priorità nella bussola di marcia socialista.
    Nel passaggio dall’era industriale a quella della conoscenza, le fonti di reddito provenienti da molte produzioni e tipologie di lavori tradizionali, sono state messe in crisi dalle nuove tecnologie, dalla globalizzazione e dalla prevalenza dell’economia finanziaria su quella reale ed entrambe sulla Politica che invece deve tornare ad assumere il suo ruolo primario nella Società delle Nazioni.
    Allora le teorie e i movimenti sociali della sinistra socialista e comunista lottarono per combattere le distorsioni derivanti dal passaggio dall’epoca rurale a quella industriale.
    Oggi la Sinistra socialista in occidente si limita a copiare i suoi avversari, per cui l’elettorato alla fotocopia preferisce l’originale mentre il mondo comunista, rappresentato dalla Cina, ha realizzato il compromesso storico tra comunismo e capitalismo.
    Complice la guerra fredda tra USA e URSS il termine “Socialista” negli Stati Uniti era impronunciabile e veniva confuso con comunista. Oggi Sanders ha dichiarato di essere un socialista e di volere introdurre e affermare nella società americana gli elementi fondanti della Storia del Socialismo. Son stati i giovani americani a rappresentare il massimo consenso registrato a favore di Sanders nelle presidenziali Usa.
    Se non si elabora un Progetto Socialista basato su un Nuovo Modello di Sviluppo che per il Lavoro sia in grado di governare le componenti citate, la crisi e le difficoltà per i lavoratori si aggraveranno fino a sfociare in rivolta. L’Europa continua a non decollare rimanendo legata ai nazionalismi ed il PSE rimane pertanto frutto di questa realtà e pertanto schiavo del suo immobilismo.
    Per realizzare questo nuovo Modello di Sviluppo, occorrono prima di tutto una concezione radicale del cambiamento sorretta dalle massime socialiste da realizzare con il metodo riformista.
    Dopo la chiara risposta con cui si sono espressi gl’italiani nel Referendum, penso che oltre a varie riflessioni e a una doverosa autocritica, dovremo prendere delle decisioni che determineranno le nostre scelte future per la prossima legislatura. I congressi non si fanno solo per determinare i gruppi dirigenti ma anche per aggiornare le scelte politiche al mutare del quadro politico. Partendo dal ricomporre la nostra unità interna, sarebbe opportuno che venisse indetto un Congresso Straordinario Costituente e riapacificatore aperto a tutta l’Area della Sinistra nelle sue varie colorazioni ed espressioni riformiste, perché più che alla conservazione del nostro piccolo Partito dobbiamo renderci promotori di una GRANDE ALLEANZA di ALTERNATIVA sociale ed economica
    Spero che Voi Giovani, sotto un’unica bandiera, abbiate il coraggio di battervi per quel cambiamento a cui facevo riferimento. Unisco agli auguri di un buon Natale e sereno 2017 un forte abbraccio.
    Nicola Olanda

  2. A quanti si “sono finalmente convinti della pragmatica necessità di collaborare con gli amici del PD per riformare il Paese”, verrebbe da chiedere come intendono l’agognata autonomia socialista, dal momento che vorrebbero innanzitutto fondersi in una entità che li veda insieme a “radicali, i laici, alcune esperienze civiche e quei pezzi di ecologismo e di sinistra” – ossia culture politiche rispettabilissime ma un po’ diverse dalla identità socialista – per poi covergere, così uniti, in alleanza “organica” col PD.

    Posso naturalmente sbagliarmi, ma a me pare che l’autonomia sia altra cosa, e lo stesso vale per la storia del movimento socialista, che si è sovente connotato, e anche distinto da altre formazioni, per aver saputo coniugare idealità e pragmatismo, ovvero capacità di governo, anche attraverso la scelta della alleanze più congeniali e funzionali a queste sue “vocazioni”.

    Sempre a mio giudizio, e senza pretesa di essere nel giusto, il corpo elettorale potrà forse riscoprire attenzione ed interesse nei confronti dei socialisti se dovesse arrivare a rendersi conto delle “qualità” politiche che hanno saputo dimostrare nel loro passato, e che dovrebbero oggi rinverdire avanzando proposte concrete per poter rispondere ai problemi del nostro tempo.

    Quanto alla collaborazione organica con PD, se, come dice giustamente il primo commento, “Il PD doveva rappresentare l’amalgama fra i rappresentanti di due culture: quella ex democristiana e quella ex comunista”, io non vedo molta affinità tra la tradizionale linea di pensiero socialista e dette due culture, specie se tra loro amalgamate, e penso che i socialisti dovrebbero esprimersi per una legge elettorale che ne consenta possibilmente una vita politica autonoma, e non li “ingabbi” in alleanze predefinite e “immutabili”.

    Paolo B. 25.12.2016

  3. A quanti si “sono finalmente convinti della pragmatica necessità di collaborare con gli amici del PD per riformare il Paese”, verrebbe da chiedere come intendono l’agognata autonomia socialista, dal momento che vorrebbero innanzitutto fondersi in una entità che li veda insieme a “radicali, i laici, alcune esperienze civiche e quei pezzi di ecologismo e di sinistra” – ossia culture politiche rispettabilissime ma un po’ diverse dalla identità socialista – per poi covergere, così uniti, in alleanza “organica” col PD.

    Posso naturalmente sbagliarmi, ma a me pare che l’autonomia sia altra cosa, e lo stesso vale per la storia del movimento socialista, che si è sovente connotato, e anche distinto da altre formazioni, per aver saputo coniugare idealità e pragmatismo, ovvero capacità di governo, anche attraverso la scelta della alleanze più congeniali e funzionali a queste sue “vocazioni”.

    Sempre a mio giudizio, e senza pretesa di essere nel giusto, il corpo elettorale potrà forse riscoprire attenzione ed interesse nei confronti dei socialisti se dovesse arrivare a rendersi conto delle “qualità” politiche che hanno saputo dimostrare nel loro passato, e che dovrebbero oggi rinverdire avanzando proposte concrete per poter rispondere ai problemi del nostro tempo.

    Quanto alla collaborazione organica con PD, se, come dice giustamente il primo commento, “Il PD doveva rappresentare l’amalgama fra i rappresentanti di due culture: quella ex democristiana e quella ex comunista”, io non vedo molta affinità tra la tradizionale linea di pensiero socialista e dette due culture, specie se tra loro amalgamate, e penso che i socialisti dovrebbero esprimersi per una legge elettorale che ne consenta possibilmente una vita politica autonoma, e non li “ingabbi” in alleanze predefinite e “immutabili”.

    Paolo B. 25.12.2016

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