giovedì, 23 marzo 2017
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Opinioni e commenti
 

Salari fermi. La loro crescita la più bassa dal 1982
Pubblicato il 21-12-2016


Salario minimo GermaniaSecondo l’ISTAT, nel mese di novembre scorso, l’indice delle retribuzioni contrattuali orarie rimane invariato rispetto al mese precedente. Con riferimento al mese di novembre 2015, l’aumento è dello 0,4%. Si tratta dell’incremento salariale più basso dal 1982.

Il comunicato dell’Istat prosegue: “Alla fine di novembre 2016 i contratti collettivi nazionali di lavoro in vigore per la parte economica riguardano il 32,0% degli occupati dipendenti e corrispondono al 30,9% del monte retributivo osservato.

La quota dei dipendenti in attesa di rinnovo per l’insieme dell’economia è dunque pari al 68,0%, in aumento rispetto al mese precedente (67,9%). L’attesa del rinnovo per i lavoratori con il contratto scaduto è in media di 42,1 mesi. L’attesa media calcolata sul totale dei dipendenti è di 28,7 mesi, in sensibile crescita rispetto ad un anno prima (22,5).

Complessivamente, nei primi undici mesi del 2016 la retribuzione oraria media è cresciuta dello 0,6% rispetto al corrispondente periodo del 2015. Con riferimento ai principali macro settori, a novembre le retribuzioni contrattuali orarie registrano un incremento tendenziale dello 0,5% per i dipendenti del settore privato (0,3% nell’industria e 0,8% nei servizi privati) e una variazione nulla per quelli della pubblica amministrazione.

I settori che presentano gli incrementi tendenziali maggiori sono: alimentari, bevande e tabacco (1,8%); energia elettrica e gas (1,4%) e commercio (1,0%). Si registrano variazioni nulle nei settori dell’agricoltura; delle estrazione minerali; del legno, carta e stampa; dell’energia e petroli; delle chimiche; della metalmeccanica; dei servizi di informazione e comunicazione; delle telecomunicazioni e in tutti i comparti della pubblica amministrazione.

Nel mese di novembre nessun contratto è stato recepito, mentre uno solo è venuto a scadenza (conciarie). Complessivamente i contratti in attesa di rinnovo sono 49 (di cui 15 appartenenti alla pubblica amministrazione) relativi a circa 8,8 milioni di dipendenti (di cui circa 2,9 milioni nel pubblico impiego)”.

Trovandoci in un periodo di deflazione, teoricamente dovrebbe esserci una rivalutazione del potere d’acquisto dei salari. In realtà l’aumento dei salari reali ha effetti marginali scarsi per i bassi livelli deflattivi. Se si analizza la redditività delle famiglie italiane, ci rendiamo conto della diminuzione del reddito disponibile delle famiglie a causa di diversi fattori tra i quali primeggiano la precarietà del lavoro e la disoccupazione giovanile. Le difficoltà reddituali delle famiglie italiane influenzano la capacità di generare risparmi e di far crescere la domanda produttiva per i beni di consumo. Di conseguenza, questi elementi, confermerebbero la tendenza congiunturale di una economia in fase di stallo tra non crescita e non decrescita.

La consapevolezza di questa realtà congiunturale, gravata da incertezze per il futuro, frena il rinnovo di molti contratti dei settori privati. Per i contratti del pubblico impiego, la motivazione va ricercata nelle politiche di bilancio della pubblica amministrazione.

Salvatore Rondello

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