lunedì, 24 luglio 2017
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Opinioni e commenti
 

Scrive Leonardo Raito:
Sul terrorismo occorre approccio multidisciplinare
Pubblicato il 15-12-2016


Nel 2006, giovanissimo docente di storia contemporanea all’Università di Ferrara, ebbi la fortuna di incontrare sulla mia strada il professor Umberto Gori, dell’Università di Firenze, che, con il suo Centro Studi Strategico Internazionali, accolse la proposta di organizzare un seminario internazionale sul terrorismo, che si tenne in primavera, ottenendo a mio avviso dei risultati sorprendenti per l’epoca. L’appuntamento, intitolato: “terrorismo e criminalità organizzata: convergenze, similarità, divergenze” mise attorno a un tavolo, per un approfondimento di alto livello, storici, giuristi, scienziati della politica, psicologi, sociologi, esperti di finanza internazionale, esperti militari, rappresentanti delle forze dell’ordine, esperti di informatica. Nel corso della giornata conclusiva, alla presenza, tra gli altri, di José Manuel Barroso, presidente della Commissione Europea, si stabilì che soltanto un approccio multidisciplinare al fenomeno terroristico avrebbe consentito una piena comprensione dello stesso, favorendo nel contempo lo studio e la proposta di contromisure efficaci.
L’auspicio, purtroppo, restò lettera morta. Immaginavo, nella mia ingenuità, che qualche università italiana avrebbe potuto cogliere l’opportunità di una collaborazione internazionale aperta alle forze armate e di sicurezza per istituire un apposito corso di laurea o master universitario, che si sarebbe potuto costruire un centro studi internazionale per consentire lo scambio di informazioni, di teorie, di studi e interpretazioni, per mettere i paesi europei e occidentali in grado di combattere, anche con lo scambio di buone prassi, un fenomeno che già preoccupava l’Europa, che si intravedeva connesso con le tratte migratorie dall’Africa e dai failed states del continente nero e del medio oriente. Invece niente.
Eppure la storia successiva si è incaricata di fornire la verifica che quello che uscì dalle giornate fiorentine era vero. Il terrorismo come fenomeno interconnesso e sempre più transnazionale rendeva fondamentale quel concorso di discipline in grado di capirlo, di spiegarlo alla luce delle trasformazioni socio economiche dei territori, di connetterlo alla produzione di leggi in grado di contrastarlo e in grado di essere efficacemente applicate. Già allora si era capito che occorreva fornire gli agenti di sicurezza di strumenti adeguati, e creare allo stesso tempo una cultura in grado di combattere l’humus ideologico in cui proliferano gli agenti del terrore e in cui risulta più facile il reclutamento di combattenti. Sono passati ormai più di dieci anni, ma non è mai troppo tardi. Chissà che qualche rettore o ministro illuminato, facendo propria questa proposta, sappia darle gambe traducendola in realtà.

Leonardo Raito

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