venerdì, 24 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Scrive Leonardo Scimmi:
Fare gli europei
Pubblicato il 30-12-2016


Il Ministro questa volta ci ha sorpreso più del solito, prendersela addirittura con gli italiani all’estero, come è possibile! Se esiste una categoria buona per ogni buonismo, per ogni spolverata alla coscienza del politico di professione, quella è la categoria degli italiani all’estero. Quei bravi ragazzi e ragazze che – stante la perdurante crisi dell’economia italiana – sono andati a cercar fortuna e lavoro all’estero, come una volta!!lasciando genitori fratelli sorelle e fidanzati in Italia per dare lustro all’estero alla gens italica, punta estrema della civilizzazione mondiale, sebbene non sempre e da tutti riconosciuta tale. Ed il Ministro che fa? va a criticare con frasi secche e poco diplomatiche proprio gli italiani all’estero? Dopo che in blocco hanno votato SI al Referendum, dopo che da anni votano perlopiù’ per il PD, all’estero, si va a dire che questi emigrati – perché emigrati sono – non sono niente di eccezionale, anzi, alcuni meglio che se ne vadano dall’Italia!
Ebbene, nessuno mette in dubbio che gli emigrati non siano tutti ricercatori universitari, ma in fondo che differenza fa, sempre figli della madre Italia sono, frutto di anni di scuole e tasse italiche, studenti piu’ o meno attenti della Divina Commedia, del Manzoni, di Leopardi e del Foscolo, alcuni perfino Virgilio e Cicerone hanno affrontato, esperti di Caravaggio Tiziano e Canova, o – teniamoci forte – cultori di Saffo Sofocle e Platone! e qualcuno li vorrebbe definire come dei “pistola”, che non so bene da quale dialetto derivi ma di certo non suona come un complimento.
Ed allora, noi accettiamo le scuse o le revoche e perfino le spiegazioni e le smentite, tanto oramai, ma lo facciamo perché il punto, ci si consenta, é un altro e nessuno si aspettava che lo si cogliesse.
Il punto é che questi italiani all’estero sono la sola speranza dell’Italia, in un mondo che ha ripreso a radicalizzarsi, a cedere al populismo nazionalista, dove la cosiddetta polarizzazione non é solamente economica – pochi ricchi e tanti poveri – ma anche (che bei tempi quelli del ma anche!) culturale, dove in molti si scagliano contro la Casta contro gli Eurocrati contro l’Euro e contro l’Europa e pochi, in vero, capiscono invece e difendono la complicata e burocratizzata Europa e le sue difficili conquiste, consapevoli che l’Europa é un progetto giusto e utile, necessario nei nostri giorni, e che occorre tanto sforzo culturale e pedagogico per impedire la deriva nazionalista.
In Europa si é creata una separazione enorme tra i burocrati esperti e poliglotti ed i cittadini nazionali, alle prese con il quotidiano nazionale della crisi, lontano anni luce dalle alchimie giuridiche ed economiche di Bruxelles. Si é investito sull’Euro ma non sulla cultura europea, ed ora se ne pagano le conseguenze!
Ecco, quando si parla di italiani all’estero e di Erasmus non vorremmo sentir parlare di cervelli di tasse o di levarsi dai piedi, ma vorremmo che si parlasse di quel pezzo di Italia che é già europeo, e che potrebbe essere molto utile per spiegare agli italiani che l’Europa é un bene, che occorre realizzare un’Europa federale, senza barriere, senza confini interni, né geografici né culturali, che il pluralismo il multilinguismo ed il multiculturalismo é una fase del progresso inevitabile ed occorre lo sforzo di ognuno per essere piu’ tolleranti e pronti ad abbracciare l’essere Europa, come per l’Italia, fatta l’Italia si fecero gli italiani, con la cultura con la retorica con le scuole con tutti gli strumenti necessari a parlare ai cittadini.
Gli italiani all’estero sono una risorsa, hanno già una parte di Europa dentro e potrebbero essere molto utili ad un Paese che ha perso lo slancio internazionale aperto coraggioso dei navigatori e dei poeti, da Colombo al Foscolo al Casanova, per citarne alcuni, cittadini europei ante litteram di cui oggi si sono perse le tracce in Italia, ma non fuori d’Italia.

Leonardo Scimmi

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