venerdì, 24 febbraio 2017
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Opinioni e commenti
 

Scrive Nicola Olanda:
Costituzione dei Principi e denuncia del disagio
Pubblicato il 09-12-2016


L’Avanti, come nella sua tradizione e come nel costume del suo Direttore, mi ha sempre concesso in precedenza di esprimere le riserve che oggi qui ricorderò. Per la mia età è già una fortuna potere continuare a farlo.
Non essendo stato raggiunto nel Parlamento i due terzi del consenso sulla proposta presentata dal Governo per la revisione di 47 articoli della Seconda parte della nostra Costituzione, gl’Italiani sono stati chiamati ad esprimere un SI e un NO per approvarne o meno i risultati raggiunti.
A questo punto si pongono tre riflessioni per valutare il perché della vittoria del NO sulla Riforma proposta: 1°sul Merito dei contenuti, 2°sui Principi a cui dovevano ispirarsi e 3°al Metodo con cui dovevano essere proposti e tradotti i Meriti e i Principi per diventare operativi.
Aldilà della collocazione politica o di corrente di pensiero all’interno delle forze politiche, ci sono dei principi della nostra Costituzione, e comuni a quelli dei paesi democratici, che sono inviolabili e di fronte ai quali ogni parlamentare non può avere vincolo di mandato rispetto alle posizioni del suo Partito.
Nell’inviolabilità di questi Principi rientra il 1° Art. della Costituzione che l’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La SOVRANITA’ appartiene al popolo che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione
Questo principio di SOVRANITA’si traduce nei tre unici Poteri costituzionali quali quello Elettivo che proviene dal popolo, il Legislativo che è espresso dal Parlamento in rappresentanza del popolo e quello Esecutivo che deve applicare le Leggi e le volontà espresse democraticamente dai rappresentanti del Popolo in Parlamento.
Da anni si stanno sovvertendo le gerarchie dei Poteri costituzionali ma mai come ora si sta annullando praticamente quello Elettivo, umiliando quello Legislativo e imponendo su di entrambi quello dell’Esecutivo.
Il Merito dei contenuti della Riforma è un ambito la cui accessibilità interpretativa è riservata prevalentemente a Costituzionalisti ed esperti parlamentari. Rimanendo nel Merito, il non avere “spacchettato” i macro capitoli interessati alla Riforma, ha pregiudicato anche l’eventuale giudizio positivo che i singoli capitoli avrebbero potuto riscuotere. Infatti tutte le forze politiche da anni hanno inserito il superamento del Senato paritario rispetto alla Camera dei deputati come non c’erano grandi ostacoli a correggere le disfunzioni creatasi col Titolo V° nelle attribuzioni delle funzioni tra Stato e Regioni.
Rispetto ai Titoli accattivanti, i contenuti in essi contrastanti hanno indotto undici ex Presidenti della Corte Costituzionale ad esprimere un giudizio complessivamente negativo considerando anche che la Riforma si configurava come un pasticcio giuridico.
Essendo la nostra ancora una Repubblica parlamentare, sul Metodo di applicazione della Riforma c’è stata invece la prevaricazione del Governo sul Parlamento, a cui, nella sua funzione di Potere Legislativo, avrebbe dovuto essere affidato il compito di progettarla e svilupparla, e, solo dopo l’approvazione, consegnarla al Governo per renderla esecutiva. Calamandrei diceva che quando si parla di Costituzione i banchi del Governo devono essere vuoti.
Inoltre, essendo la nostra una Repubblica parlamentare e non presidenziale, rimane il dubbio sul giudizio di forma adottato da parte del Presidente della Repubblica nell’assegnare a un NON parlamentare di formare e presiedere un Governo per realizzare la Riforma costituzionale (votata alla fine da un Parlamento con riserve di incostituzionalità da parte della Corte per il Porcellum e con oltre 250 transfughi tra i vari schieramenti ).
Nella Riforma proposta, il principio di Sovranità non veniva rispettato, in quanto al Popolo veniva sottratto il potere di eleggere direttamente i nuovi rappresentanti del Senato, di limitare con l’Italicum alla Camera dei deputati solo al 30% le preferenze contro il 70% nominati dalle segreterie di Partito e per le Province di non eliminarle nella pratica ma di annullare solo il potere dei cittadini di eleggerne direttamente i rappresentanti.
La Costituzione, che, nell’espressione dei suoi Principi e nell’esercizio del suo Ordinamento, dovrebbe mantenersi come uno strumento di COESIONE nazionale si è trasformata, per responsabilità del Presidente del Consiglio e del suo Governo, in un elemento di aspra DIVISIONE nel Parlamento, nella Sinistra ( tra cui anche all’interno del PD e PSI) e successivamente tra i cittadini quando sono stati chiamati all’esercizio del voto referendario.
Mentre sul Merito e sul Metodo la maggioranza dei cittadini può non avere l’adeguata capacità tecnica di giudizio, ha ben presente invece quali sono i diritti di cui non desidera essere privato, tra cui appunto la Sovranità assegnatagli dalla Costituzione nella scelta dei suoi rappresentanti.
Inoltre gl’italiani possono sopportare tante cose ma non l’arroganza e l’accentramento del Potere e il condizionamento che si vuole loro imporre nelle loro scelte anche da altri Poteri interni e internazionali.
Pertanto la grande partecipazione al voto, rispetto alle precedenti consultazioni elettorali, e la schiacciante vittoria del NO è la più evidente risposta dei cittadini a non volere essere privati della loro Sovranità.
La vittoria del NO è pertanto l’espressione della volontà popolare di volere continuare ad affermare il Principio di Sovranità sancito nel primo articolo della Costituzione repubblicana.
E’ stata bocciata pertanto una Proposta di Riforma Costituzionale del Governo e non la necessità e il desiderio di aggiornarne l’Ordinamento costituzionale, sia rispetto alle originarie condizioni politiche del dopoguerra che alle specificità e alle esigenze del nostro tempo.
La lezione per il futuro è che una Riforma costituzionale deve essere largamente condivisa affinché un Popolo vi si possa riconoscere, e non deve essere il Governo a proporla, perché il Governo è per sua natura divisivo in quanto frutto di un esito elettorale fra due rappresentanze politiche alternative.
Tra l’altro, dopo il NO al Referendum sulla precedente Riforma Costituzionale promossa da Centro destra, il Partito Democratico aveva asserito nel suo Statuto che in futuro le Riforme costituzionali non dovevano più essere espressione di una maggioranza di governo. L’agire della maggioranza del PD, oltre che contro lo spirito costituzionale, è stato incoerente anche verso i suoi Principi e valori statutari.
Con Bersani, noi Socialisti abbiamo sottoscritto il programma di Legislatura “Italia bene comune”, per cui non siamo stati coerenti nel seguirlo e sostenerlo in alcuni passaggi cruciali delle dinamiche parlamentari.
Come abbiamo potuto consentire che Bersani fosse espulso dalla Commissione parlamentare perché rivendicava il principio di sovranità dei cittadini nella scelta dei propri rappresentanti?
Lo stesso concetto difeso da Chiti al Senato è stato respinto dalla maggioranza del PD.
Solo quando poi si prefigurava la vittoria del NO, si è voluto strumentalmente recuperare sia quanto sostenuto da Bersani che da Chiti. Ma la Legge elettorale non era logico che fosse successiva alla Riforma con una soluzione in armonia col nuovo quadro istituzionale che si configurava con la Riforma??
E’sorto spontaneo il sospetto che dietro alla lotta ingaggiata dal Premier vi fosse il disegno di affermare un accentramento dei poteri verso la sua persona ed il suo Partito. E la personalizzazione della Riforma col Premier ha contribuito ad avvalorare questo sospetto. Ci siamo dimenticati che nella storia della Repubblica il centro destra ha quasi sempre prevalso?? E se una volta superata la sua crisi di leaderschip si riapproprierà del potere, pensiamo che sarà facile toglierlo? Mi spiace che contro questo disegno non ci siamo uniti a Bersani per scongiurarlo. Per fortuna vi ha pensato il popolo italiano. Purtroppo con questo clima di scontro e di divisione sono andati consumati e persi due anni di lavoro del Governo e del Parlamento a danno dell’assiduo impegno che doveva essere dedicato alle tante Aree della crisi economica e del disagio sociale.
Sulla Riforma abbiamo perso una grande occasione: non doveva essere sufficiente proporre un’ASSEMBLEA COSTITUENTE ma battersi per essa come promotori nel Paese come si è fatto per altri Referendum. Non saremmo stati soli in questa battaglia. Per l’Assemblea Costituente sarebbe stato sufficiente mostrare la stessa solerzia che abbiamo dimostrato nel promuovere la raccolta di 100.000 firme per questa Riforma del Governo. Quell’impegno sarebbe stato più utile non solo per Noi ma in particolare per la Costituzione. Spero che sull’iniziativa di un’ASSEMBLEA COSTITUENTE ci sia finalmente la volontà d’impegnarsi seriamente assieme a tutta la Sinistra.
Ma gl’italiani non hanno espresso il loro NO solo sulla Riforma Costituzionale ma anche sulla situazione generale del Disagio sociale rappresentato dai 4 milioni di disoccupati, dai 4 milioni nella soglia di povertà e dai 6 milioni nell’indigenza, da 11 milioni che non hanno le risorse per curarsi, dai livelli di diseguaglianza sociale e delle pari opportunità nella fruizione dei diritti al lavoro, all’istruzione e alla sanità, sulla sottrazione di diritti nel lavoro conquistati a spese di lotte e sacrifici, dal malessere insostenibile delle periferie, senza dimenticare inoltre la rivolta di migliaia di cittadini spogliati dei loro risparmi dalle banche. Da un’indagine demoscopica si rileva che solo gli anziani sopra la fascia dei 60 anni si siano pronunciati a maggioranza per il SI mentre tutte le altre fasce sociali (dipendenti, autonomi, disoccupati, casalinghe, studenti) si sono espresse a maggioranza per il NO. I giovani fino a 35 anni si sono espressi all’ 81% per il NO; inoltre i giovani che lavorano sono più poveri dei loro coetanei del 1995 e dei loro nonni, con inoltre lo spettro di non avere la speranza di una copertura previdenziale.
Se si escludono 3 Regioni per il SI, in tutte le altre Regioni è prevalso il NO con un’accentuazione in quelle meridionali (anche in due Regioni feudi storici del PD come le Marche e l’Umbria ha prevalso il NO. Ha influito anche la valutazione delle misure adottate per i terremotati?? ). A livello territoriale il No è prevalso in tutte le periferie. Questa distribuzione del voto ha portato alcuni analisti a dire che per il SI hanno votato gli anziani e i benestanti. A chi esprimeva il giudizio che gl’italiani hanno votato con la pancia giustamente è stato risposto che erano però di quelli con la pancia vuota. Tutto ciò conduce altri analisti a sostenere che il PD ha perso la sua base sociale per essersene allontanato, preferendo ad essa la frequentazione di quella del Potere che nella sua Galassia viene definito come “Establishment”. Il PD diventa così esso stesso quella Casta che nei proclami vuole contrastare.
Nel 2012, oltre che come socialista, anche come Nonno, avevo accolto la discesa in campo di Renzi con la speranza che fosse protagonista nella realizzazione di un profondo rinnovamento e che, per la sua età, il suo impegno si sarebbe orientato prioritariamente verso le necessità e la creazione di opportunità per la sua generazione e per i ceti sociali più disagiati. In mille giorni del suo Governo, si è realizzato l’aumento di 150 miliardi del debito pubblico, (7 milioni l’ora) che graverà sulle giovani generazioni senza che esso si sia trasformato in investimenti strutturali. Sono rimasto deluso e amareggiato.
Non è l’annuncio del cambiamento ad essere risolutivo, ma la percezione da parte dei cittadini nell’avvertire il grado dei benefici che ne ricavano dai singoli provvedimenti annunciati. Se non si produce questo risultato, il cambiamento annunciato diventa solo Propaganda smentita poi dalle reali condizioni e dalle mancate attese prodotte nella popolazione. Ancora una volta la cruda verità dei numeri consente alla verità di smentire la propaganda.
Il beneficio di una campagna assordante a senso unico nei confronti del Premier, tra cui previsioni terroristiche sul futuro seguente del Paese, non ha avuto l’effetto per evitare l’affermazione del NO, in quanto alla Sua propaganda, inclusi molti bonus elettorali, la maggioranza della gente non crede più. E’ opportuno che Egli non continui nell’errore di continuare a credere e rimanere prigioniero nella sua propaganda e di rincorrere ora vendette, ritorsioni e altre velenose divisioni. L’ex Direttore del Corriere della Sera Paolo Mieli, che ha votato SI, afferma che se Renzi dice di volere essere un Leader moderno deve fare come Cameron che oltre al Governo ha lasciato la guida del Partito conservatore inglese dopo la sconfitta nella Brexit. Rispetto a passate dichiarazioni, Egli riacquisterà affidabilità confermando, come dice, di non essere legato alla poltrona. Essendo giovane gli consiglia di saltare un giro, di riflettere sui suoi errori e, fortificato dall’esperienza e dalla competenza che maturerà, si ripresenti rigenerato sotto una nuova veste che comporta anche quella di sapere unire, com’è nella tradizione, una Comunità qual è la Sinistra. Per me ha senza dubbio della stoffa: non la faccia logorare e non si metta in condizione di farsi rottamare per incompatibilità con la storia della Sinistra. Ci sono diverse personalità nella Sinistra che in questo momento particolare hanno le qualità e la capacità di svolgere un ruolo di riappacificazione e di unità. Lasci a loro con umiltà questo compito. E’ la sua capitalizzazione per il futuro che io gli auguro di cuore di realizzare nella tradizione e nei valori della Sinistra. E’ l’augurio di un vecchio socialista ancorato ai suoi ideali, che nella vita ha lavorato sempre per la crescita dei giovani e che gli è grato, anche se egli è di cultura democristiana, per avere aderito alla Famiglia del Socialismo europeo. Un consiglio che gli do è di diffidare del servo encomio e che la critica costruttiva aiuta a non sbagliare o a migliorare le decisioni da adottare.
Non si può continuare a tradire o contraddire Principi costituzionali, Statuti di Partito e Culture politiche.
La Sinistra continua ad essere perdente nel suo declino, in quanto essendosi allontanata dal suo ruolo storico di farsi carico delle soluzioni per affrontare le varie forme del disagio sociale, ha consentito che di questo compito se ne siano appropriati i vari Movimenti cosiddetti populisti.
Nel consenso ai 5 Stelle e alla Lega c’è anche la rabbia di un elettorato di Sinistra che non si sente più rappresentato nelle realizzazioni governative della maggioranza del PD, che in alcuni ambiti è pervenuto addirittura a realizzare obiettivi propugnati dal centro destra.
Quando viene a mancare una cultura politica di riferimento non si comprende più come debba essere rappresentato il male o il bene per la Società. La definizione di cultura della Sinistra rimane sempre quella espressa nella sua semplicità da Norberto Bobbio: compito della Sinistra è quello di farsi carico dei più deboli e d’impegnarsi a ridurre le diseguaglianze sociali. Condannato dalla Storia il Comunismo, a rappresentare la Sinistra è rimasto il Socialismo che nella nostra elaborazione degli anni 80, accanto alla definizione di Sinistra di Bobbio, gli abbiamo affiancato quella liberale di Martelli dell’impegno dei socialisti per l’affermazione dei Meriti e dei Bisogni.
Cominciamo già ad intravedere i soliti trasformismi e opportunismi nella salita e discesa dei vari carri politici. Non associamoci a questa pratica. Penso che oltre a varie riflessioni e a una doverosa autocritica, dovremo prendere delle decisioni che determineranno le nostre scelte future per la prossima legislatura. I congressi non si fanno solo per determinare i gruppi dirigenti ma anche per aggiornare le scelte politiche al mutare del quadro politico. Partendo dal ricomporre la nostra unità interna, propongo che venga indetto un Congresso Straordinario Costituente aperto a tutta l’Area della Sinistra nelle sue varie colorazioni ed espressioni riformiste, perché più che alla conservazione del nostro piccolo Partito dobbiamo renderci promotori di una GRANDE ALLEANZA di ALTERNATIVA sociale ed economica ancorata ad un Progetto Socialista per un nuovo Modello di sviluppo.
Con un grande abbraccio a tutti
Je suis socialiste

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