sabato, 27 maggio 2017
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Opinioni e commenti
 

Se la casa brucia
Pubblicato il 07-12-2016


Quando la casa brucia, c’è una sola decisione da prendere: tenere unita la comunità e sforzarsi per spegnere l’incendio.
È la prima volta che in Italia prevalgono in modo così largo forze anti sistema che utilizzeranno il voto referendario, nonostante le divisioni interne, per dare una radicale spallata. So bene che i socialisti che domenica si sono espressi con un NO non appartengono alla categoria politica del ‘populismo’. Ma non c’è dubbio che il risultato verrà capitalizzato soprattutto da Grillo e da Salvini. C’è’ una cosa giusta da fare: opporsi, battersi per non consegnare l’Italia nelle loro mani.

Non sottovalutare il rischio. Si tratta di mondi lontani dalla nostra storia, antitetici ai nostri valori. Intendiamoci: la crisi economica ha colpito ovunque, ha diffuso la paura, ma la strada per uscirne non è né la destra radicale e razzista ne’ la demagogia di un comico. Non azzardo paragoni con vicende che hanno caratterizzato l’Europa nel secolo passato – non vedo il fascismo, quel fascismo, alle porte – eppure sarei ingenuo se non cogliessi la tendenza maggioritaria a uscire dalla crisi investendo in una destra di tipo nuovo che inneggia a slogan eversivi.

Tre cose hanno la priorità su ogni altra.
La riforma dell’Italicum e l’armonizzazione tra le leggi elettorali di Camera e Senato perché non si abbiano due Camere con maggioranze diverse, esattamente quello che ieri abbiamo proposto.
Non un governo tecnico. Meglio un esecutivo istituzionale che affidi al Parlamento il compito di scrivere in modo corale le regole del gioco e coinvolga una maggioranza ampia.
Una coalizione riformista che parli agli italiani il linguaggio della verità. La missione deve essere la redistribuzione della ricchezza. In tempi difficili c’è bisogno non di ‘terze vie’ ma di misure efficaci per combattere la povertà e restituire dignità alle tante famiglie precipitate nel bisogno.
I socialisti devono fare la loro parte, in piena autonomia, intanto ricercando l’unità all’interno del partito.

Voglio essere chiaro. Serve innanzitutto chiarezza sugli obiettivi che si vogliono raggiungere perché l’unità non sia fittizia. Quando leggo la proposta di Craxi resto sbalordito. La riporto per come è stata scritta: ‘Nei prossimi giorni promuoveremo incontri con le aree politiche… che si sono espresse per il No all’interno del PD, della Sinistra Italiana e del movimento Possibile. Così come chiederemo un incontro alla segreteria del Psi’. Dunque: il PSI viene considerato peggio di una corrente del PD, immagino dell’area d’alemiana, addirittura al pari dell’associazione creata da Civati. Questo leggo, questo è scritto. Ecco, se quella è la strada maestra, temo che di socialisti al seguito se ne conteranno pochi. Ripeto: nessuna polemica. Chiarezza e cenere sul fuoco.

E invece, superato il referendum, vanno superate le divisioni innescate dal referendum. Mi rivolgo alle tante compagne e ai compagni incontrati in questa interminabile campagna. C’è vita e c’è passione. Il dibattito va ricondotto alla politica, va cancellato il rosario di offese che fa della ‘rete’ una piazza incivile. Insieme abbiamo buone idee da spendere, divisi contiamo meno di zero. E siccome si apre una nuova fase nella politica italiana, restare all finestra sarebbe un errore imperdonabile.

Riccardo Nencini

Riccardo Nencini

Riccardo Nencini

Segretario Psi - viceministro dei Trasporti

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Commenti all'articolo
  1. Condivido ogni parola del nostro Segretario. Avrei preferito che Renzi non si dimettesse, la sua presenza, in un’Europa in cui avanzano i barbari, era una presenza rassicurante, ma apprezzo molto la sua dignità nell’assumersi tutte le responsabilità. Gli fa molto onore.
    Ora arriverà la tempesta e anche da noi i barbari sono alle porte, ma mi rincuora sapere che il timone del PSI è in ottime mani. Spero che si resti uniti. Buon lavoro, caro Segretario, e cordiali saluti da Budapest. Mario Mosca.

    • Condivido tono e contenuti di quel che il Segretario scrive e pensa, anche nei confronti di Compagni che definerei troppo “avventurosi”.
      Dobbiamo comunque posizionarci con una certa velocità senza cadere nella trappola della fretta.
      La velocità, con un’amplia consultazione nel Partito, è necessaria per affrontare una lunga, faticosa, ma si spera entusiasmante campagna elettorale con un soggetto politico Socialista, Radicale, Ambientalista. Con il PD si dovrà discutere su queste basi. Se poi il PD preferisce le larghe intese, beh, ci rifletteremo su quali margini di contributo potremo dare

  2. Non si comprende, o non si vuole comprendere, da parte del gruppo dirigente nazionale, che occorre aprire una stagione politica nuova. Il PD, per come è oggi, è il problema della sinistra italiana – E’ la palude, le sabbie mobili in cui i socialisti si sono impantanati – pur di garantire a qualcuno una ” comoda ” sopravvivenza. I socialisti devono mettere in atto una politica di movimento per riunire tutti i socialisti e costruire un nuovo partito, che catalizzi a sinistra tutte le forze veramente riformiste, un riformismo forte, che sappia capire il presente e progettare il futuro.

  3. Io penso che molti, tra i socialisti del NO, non avessero legato le sorti del Governo all’esito del Referendum, e tra questi poteva anche esservi chi non era entusiasta del lavoro svolto dal Governo stesso, ma ciononostante non aveva politicizzato la consultazione, perlomeno nella fase iniziale.

    Quanto al “populismo”, mi chiedo se non rientri in questa categoria, o vi si avvicini comunque parecchio, l’aver personalizzato il referendum, e su questa personalizzazione, che è sempre riaffiorata nel corso della campagna elettorale, aver di fatto chiesto al “popolo” di pronunciarsi.

    Ma del resto il populismo ha ormai una diffusione abbastanza larga, quando un capo vuole un’investitura diretta dalla gente, ossia una sorta di delega popolare che renda più forte la sua figura, il suo ruolo, e la sua azione.

    Circa l’Italicum, del quale si punta ora alla modifica, mi chiedo innanzitutto perché mai lo si sia allora approvato, per rendersi conto adesso che andrebbe cambiato in modo da non favorire gli avversari politici, il che non ispira comprensibilmente molta fiducia nei “decisori”, così come non riesco ancora a spiegarmi perché si possa convenire sul “collegio uninominale”, quale modifica da apportare all’Italicum (ma forse la spiegazione c’è e sono invece io a non vederla).

    Paolo B. 07.12.2016

  4. A me pare che si parta da una affermazione quantomeno audace: “È la prima volta che in Italia prevalgono in modo così largo forze anti sistema ….”. Ora, da che mondo è mondo le “forze antisistema” si propongono di sovvertire un ordine costituito esistente. In questo caso le forze (o le debolezze sommate?) che hanno sostenuto il NO si proponevano, con motivazioni le più svariate, di mantenere la Costituzione della Repubblica nel testo esistente. Sfugge dunque, apparentemente, ad ogni logica considerare “sovversivo” chi vuole mantenere inalterata la Costituzione vigente. A meno di non considerare “sovversiva” proprio lei, la Costituzione. E dunque quali sarebbero, oltre l’apparenza, l’ordine costituito e il sistema che si è voluto sovvertire con il NO? E’ vero che la politica è, in parte, anche “arcana imperii”, ma è altrettanto vero che chi avanza argomentazioni simili ha il dovere, non solo Nencini ovviamente, di spiegare cosa intende dire. Perché se si intende dire che il referendum altro non è stato un voto pro o contro Renzi allora si riconosce che non di referendum si è trattato ma di plebiscito sulla persona del presidente del Consiglio. Bonapartismo (vedi 2 dicembre 1852) puro. Ma se così è, tutti coloro che hanno votato sulla base di questa motivazione sono eversori allo stesso modo. Perché in democrazia il plebiscito su una persona è un atto eversivo bello e buono. E i socialisti in questi casi hanno un solo dovere: opporsi a tentativi bonapartisti e, soprattutto, attrezzarsi perché non vi sia un secondo (o un terzo) tentativo da parte di chicchessia.

  5. Caro Segretario, quello che sta succedendo era prevedibile, almeno per i Socialisti schierati per il “SI”.
    Da parte nostra mi auguro ci sia un atteggiamento responsabile e che non ci si metta a rincorrere posizioni altrui.
    Le manovre iniziate all’interno del nostro Partito sono indirizzate allo scontro, c’è una gran voglia di resa dei conti, esattamente quello che non ci sarebbe utile e bisogna fare di tutto per evitarlo se vogliamo affrontare le sfide che ci stanno d’avanti con un minimo di lucidità e serenità.
    Una cosa è certa, il P.S.I. deve prepararsi alle sfide, elaborando una proposta politica che rimetta al centro dell’attenzione i Bisogni e i Meriti con progetti fattibili di medio e lungo periodo.
    Bisogna avere il coraggio di insistere sulla necessità di eliminare i privilegi, ce ne sono molti ,troppi, concentrarsi sulle condizioni dei giovani, di chi non ha un lavoro, del padre cinquantenne che ha perso il lavoro con figli a carico e magari uno ventenne anch’egli senza lavoro, la disperazione è totale.
    La Politica, quella di Sinistra, non può sperare che siano solo le Imprese private a risolvere le problematiche della disoccupazione, si smetta di dare sussidi che non risolvono il problema e umiliano la dignità delle persone che lo ricevono e si concentrino gli sforzi economici in progetti sulla tutela del Patrimonio Pubblico, scuole in particolare, ambiente e territorio che possono impiegare in tutta Italia milioni di persone in attesa di un Piano serio per lo sviluppo.
    I Cantieri Scuola del dopo guerra di Fanfaniana memoria ci dovrebbero far ricordare qualcosa.
    Abbiamo un’infinità di problemi irrisolti in questo benedetto Paese “Emigrazione”uno per tutti, che saranno oggetto di una probabile infuocata campagna elettorale che bussa alle porte.
    Le forze di Centro Sinistra, ma anche quelle Cattoliche, non possono lasciare il campo libero ai Populisti che speculano sul malessere della gente e sulla vittoria del “NO” al Referendum, perché tenteranno in nome del Popolo Sovrano, di instaurare un Governo che socialmente e culturalmente sarebbe l’opposto delle politiche di giustizia sociale e tolleranza che noi predichiamo.
    Noi Socialisti nel nostro piccolo dobbiamo fare di tutto che ciò non avvenga e per farlo dobbiamo essere Uniti e Convincenti.

    Un Caro Saluto e Buon Lavoro Segretario.

  6. La casa brucia perchè il 60 per cento degli Italiani ,senza avere bene calcolato le conseguenze,per invidia e fastidio nei riguardi di un Premier coerente e responsabile (mai autoritario!),hanno preferito l’incendio.Istigati dalla più becera ed ottusa pretestuosità ci sono cascati.In massa.Dubito che questo paese,adesso, possa esprimere null’altro che un insipiente governo grillino.
    Ce ne faremo una ragione.

  7. Condivido tono e contenuti di quel che il Segretario scrive e pensa, anche nei confronti di Compagni che definerei troppo “avventurosi”.
    Dobbiamo comunque posizionarci con una certa velocità senza cadere nella trappola della fretta.
    La velocità, con un’amplia consultazione nel Partito, è necessaria per affrontare una lunga, faticosa, ma si spera entusiasmante campagna elettorale con un soggetto politico Socialista, Radicale, Ambientalista. Con il PD si dovrà discutere su queste basi. Se poi il PD preferisce le larghe intese, beh, ci rifletteremo su quali margini di contributo potremo dare

  8. Io penso che molti, tra i socialisti del NO, non avessero legato le sorti del Governo all’esito del Referendum, e tra questi poteva anche esservi chi non era entusiasta del lavoro svolto dal Governo stesso, ma ciononostante non aveva politicizzato la consultazione, perlomeno nella fase iniziale.

    Quanto al “populismo”, mi chiedo se non rientri in questa categoria, o vi si avvicini comunque parecchio, l’aver personalizzato il referendum, e su questa personalizzazione, che è sempre riaffiorata nel corso della campagna elettorale, aver di fatto chiesto al “popolo” di pronunciarsi.

    Ma del resto il populismo ha ormai una diffusione abbastanza larga, quando un capo vuole un’investitura diretta dalla gente, ossia una sorta di delega popolare che renda più forte la sua figura, il suo ruolo, e la sua azione.

    Circa l’Italicum, del quale si punta ora alla modifica, mi chiedo innanzitutto perché mai lo si sia allora approvato, per rendersi conto adesso che andrebbe cambiato in modo da non favorire gli avversari politici, il che non ispira comprensibilmente molta fiducia nei “decisori”, così come non riesco ancora a spiegarmi perché si possa convenire sul “collegio uninominale”, quale modifica da apportare all’Italicum (ma forse la spiegazione c’è e sono invece io a non vederla).

    Paolo B. 07.12.2016

  9. Condivido tono e contenuti di quel che il Segretario scrive e pensa, anche nei confronti di Compagni che definerei troppo “avventurosi”.
    Dobbiamo comunque posizionarci con una certa velocità senza cadere nella trappola della fretta.
    La velocità, con un’amplia consultazione nel Partito, è necessaria per affrontare una lunga, faticosa, ma si spera entusiasmante campagna elettorale con un soggetto politico Socialista, Radicale, Ambientalista. Con il PD si dovrà discutere su queste basi. Se poi il PD preferisce le larghe intese, beh, ci rifletteremo su quali margini di contributo potremo dare

  10. Condivido tono e contenuti di quel che il Segretario scrive e pensa, anche nei confronti di Compagni che definerei troppo “avventurosi”.
    Dobbiamo comunque posizionarci con una certa velocità senza cadere nella trappola della fretta.
    La velocità, con un’amplia consultazione nel Partito, è necessaria per affrontare una lunga, faticosa, ma si spera entusiasmante campagna elettorale con un soggetto politico Socialista, Radicale, Ambientalista. Con il PD si dovrà discutere su queste basi. Se poi il PD preferisce le larghe intese, beh, ci rifletteremo su quali margini di contributo potremo dare

  11. caro compagno segreterio, quando la casa brucia cosa buone è in primis spegnere l’incendio, secondo trovare il o i piromani. Il Referendum ha dato un risultato chiarissimo. Continuare a fare campagna elettorale è fuori luogo. Cosa fare oggi? Be intanto non si può fare finta che nulla sia successo. Capisco che i tempi sono stretti, ma una valutazione più ampia , nella sede di un’assemblea nazionale straordinaria la vogliamo fare o no? Se ci si chiude in un cerchio magico o si fanno riunioni senza dibattito( vedi direzione Pd) poi è ovvio che ci possono essere iniziative discutibili sul piano del metodo, ma comprensibili sul piano dei contenuti. Tu richiami spesso allo spauracchio populista, ma se mi consenti, continuare a seguire Renzi ( che tu conosci bene) su un piano fallimentare della sua ricetta politica, credo sia suicida. Penso che ci voglia più coraggio, più iniziativa , meno prevenzione nei confronti di chi oggi prova a fare una risposta diversa ad una crisi politica profonda. Se tanta gente di Sinistra ha votato No, non era arrabbiata perché Renzi non aveva nominato D’Alema ministro degli esteri dell’Unione europea. Ma c’è un malessere diffuso in ampi strati della società, class sociali a noi vicine, che oggi sono sfiduciati o non vogliono più tapparsi il naso. Condivido l’idea di mettere al centro la ridistribuzione della ricchezza, ma prova a dirlo a Renzi e a questo PD! Ed allora ? C’è vita dopo Renzi!

  12. Se all’interno del Partito “c’è una gran voglia di resa dei conti”, come scrive Adriano, è a mio avviso una questione che riguarda semmai il gruppo dirigente, o forsanche una parte degli iscritti, ma ci sono anche socialisti non iscritti al PSI, perché non ne condividono la linea politica, ma che sono tuttavia interessati ad una eventuale ricomposizione della “diaspora”, ovviamente qualora se ne determinassero le condizioni.

    Se non ho frainteso le sue parole, mi sembra andare su questa strada Domenico, quando dice “I socialisti devono mettere in atto una politica di movimento per riunire tutti i socialisti e costruire un nuovo partito”, mentre Luca sembra guardare innanzitutto ad altre aggregazioni, dal momento che parla di “soggetto politico Socialista, Radicale, Ambientalista”, nel senso che ci sono due opzioni, o impostazioni, abbastanza diverse tra loro, almeno in apparenza.

    Dipoi, le considerazioni di Quidam de Plebe, quanto al non sovversivismo dei NO, mi sembrano avere una qualche logica, e quanto al “mettere al centro la ridistribuzione della ricchezza”, come si esprime Rocco, è un concetto che andrebbe “declinato”, come si usa dire, per capire a chi a suo avviso andrebbe “preso”, e per destinare a chi.

    Paolo B. 11.12.2016

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