lunedì, 20 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Se l’Italia esce dall’Euro
Pubblicato il 13-12-2016


La teoria del complotto
Mai come oggi hanno preso fiato quanti ritengono che l’Italia e la sua economia siano vittime della disciplina economica e finanziaria europea che non sarebbe altro che espressione di un complotto internazionale espressione delle banche, dei poteri forti e delle logge massoniche.
La stessa globalizzazione sarebbe frutto di un complotto teso ad impoverirci e ad imporci governi non eletti allo scopo di attuare politiche economiche conformi ad interessi di banche d’affari straniere, e multinazionali a detrimento della nostra sovranità nazionale.
Una teoria coerente con il provincialissimo vittimismo all’italiana che vuole il nostro paese libero e proletario oppresso dalle forze occulte del capitalismo e delle potenze internazionali: una grande spectre dei «poteri forti» frutto di uno strampalato connubio tra deliri ideologici della sinistra extra parlamentare degli anni 70 ed il ridicolo complotto pluto giudaico massonico di memoria fascista.
L’Italia fuori dall’Euro?
Questa scuola di pensiero fomentata dai deliri grillini, è tornata recentemente a chiedere l’uscita dell’Italia dall’Euro, per favorire un ritorno ad una politica economica espansiva e autonoma da Bruxelles e soprattutto dalla Germania.
Far credere ai cittadini che una mossa del genere rilancerebbe la nostra economia sull’onda di una spesa pubblica finalmente libera da vincoli e di un export fiorente è da irresponsabili.
Uscire dall’Euro sarebbe dannoso, inutile e rischierebbe di peggiorare ulteriormente la situazione.
Le ragioni sono elencate in questo documento basato anche sull’analisi storica di quei paesi occidentali, che (al pari dell’Italia nel 1993) abbiano sperimentato dal 1980 ad oggi forti svalutazioni della loro moneta nell’ordine del 20-30%.

6 ottime ragioni per rimanere nell’area Euro
1. Se si pensa che l’Italia uscendo dall’Euro possa aumentare strutturalmente export e crescita, evidentemente si ignora il fatto che dal 1998 ad oggi le nostre esportazioni sono aumentate di oltre il 100% grazie all’Euro che ha creato un contesto stabile e prevedibile fatto di cambio fisso e mercato unico privo di barriere doganali e tariffarie. L’Euro ha imposto una radicale ristrutturazione ad un’industria esportartrice che usciva fiaccata da decenni di svalutazioni speculative : iniezioni periodiche di morfina che rendendo i nostri prodotti meno cari, consentivano di tanto in tanto alle nostre imprese di aumentare le vendite senza lavorare sui fattori reali della competitività (innovazione, organizzazione interna, logistica, promozione e marketing). Se questo andamento positivo dell’export non ha avuto un impatto proporzionale sulla crescita complessiva, è dipeso dal fatto che troppo poche sono le imprese che esportano regolarmente (ca il 25% a fronte del 45% della Germania), non certo per il valore troppo alto della moneta o per le regole imposte da Bruxelles.

2. Anche se è vero che ad ogni svalutazione segue un momentaneo aumento dell’export, dovuto alla riduzione dei prezzi in valuta estera delle merci esportate, si tende a dimenticare che tale aumento si manifesta in modo sempre effimero, perchè parallelamente aumenta il costo dei beni importati. Questi maggiori costi attengono nel caso dell’Italia soprattutto a beni semilavorati e materie prime che vengono poi immessi nel processo produttivo con il loro costo maggiorato e finiscono per far nuovamente lievitare il costo delle esportazioni di beni finiti (di cui l’Italia è uno dei maggiori esportatori mondiali), annullando in gran parte l’effetto positivo dalla svalutazione.

3. L’osservazione dei fatti dimostra che le svalutazioni competitive della moneta (inclusa quella della Lira del 27% sul Dollaro, realizzata in Italia dal Governo Amato nel 1993) non hanno avuto un impatto sulla crescita ; le ragioni verificate in particolare in Italia nel 1993 sono state le seguenti:

a. gli introiti generati dall’export non erano abbastanza rilevanti da compensare la scarsa produttività dei settori non esposti alla concorrenza estera ;
b. finito l’effetto di abbassamento del prezzo dei beni esportati indotto dalla svalutazione, le imprese furono costrette negli anni 90 a porre un freno strutturale alla crescita dei salari per rimanere competitive, non essendo aumentata la produttività reale del lavoro ; l’effetto depressivo quindi sulla domanda interna, vera leva di sviluppo dell’economia, pose un freno alla crescita che fu, dopo la svalutazione, addirittura inferiore ai due anni che la precedettero.

4. Il debito italiano è già molto alto e sta dimostrando il maggiore freno posto alla facoltà del Governo di realizzare investimenti pubblici che così necessari sarebbero in questa fase congiunturale. Se l’Italia uscisse dall’Euro, la parte del debito in valuta estera (detta debito estero) aumenterebbe in valore per via della svalutazione della Lira che ne conseguirebbe, generando un ulteriore aumento del debito complessivo. Un’uscita dall’Euro quindi ridurrebbe ulteriormente la capacità del Governo di investire per sostenere l’economia.

5. Per rendere il debito finanziabile attraverso l’attrazione di investimenti sui titoli del debito e per contrastare la prevedibile fuga di capitali che seguirebbe ad un’uscita dell’Italia da un’area di stabilità finanziaria, si verificherebbe probabilmente un aumento dei tassi d’interesse, una riduzione quindi del credito alle imprese e un ulteriore effetto depressivo sull’economia

6. La svalutazione inoltre ridurrebbe il valore dei risparmi degli italiani, attualmente in Euro e, in caso di « Italexit », in una moneta svalutata si stima del 20 o 30%.

Questa analisi ci suggerisce che in un mondo globalizzato (variabile fissa su cui l’Italia non ha possibilità di influire richiedendo una riduzione del tasso di concorrenza globale), la crescita si raggiunge attraverso un aumento della competitività reale del sistema che richiede prima di tutto un pensiero strategico, una visione per il Paese, investimenti pubblici mirati ed una strategia sui mercati internazionali.
Se è vero che la svalutazione della moneta e quindi l’uscita dell’Italia dall’Euro sarebbe inutile perché non funzionale al raggiungimento di questo obiettivo, è evidente che il sistema ha bisogno di riforme reali che ci mettano in condizione di attirare investimenti ed esportare di più.
Le riforme necessarie richiederebbero un articolo a parte : un fatto è certo le soluzioni non sono semplici, richiedono un approccio pragmatico ed uno sguardo disincantato sulla realtà libero da vincoli ideologici e da interessi elettoralistici di breve termine.

Leonardo Scimmi e Fabrizio Macri

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