sabato, 25 febbraio 2017
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Opinioni e commenti
 

Si apre il rebus sul nuovo esecutivo
Pubblicato il 05-12-2016


Palazzo ChigiLa vittoria del No al referendum, oltre ad aprire il rebus sul nuovo esecutivo, rende ancora più urgente garantire l’approvazione rapida della legge di Bilancio. Manovra sulla quale peraltro pende il giudizio sospeso da parte della commissione Ue che ha individuato il rischio di sforamento dei requisiti fissati dal patto di Stabilità. Il messaggio del presidente Sergio  Mattarella è stato piuttosto chiaro. “Vi sono di fronte a noi impegni  e scadenze di cui le istituzioni dovranno assicurare in ogni caso il  rispetto, garantendo risposte all’altezza dei problemi del momento”, ha detto il capo dello Stato. E la prima, più imminente, delle  scadenze è quella di mettere in sicurezza la legge di Bilancio. Questa la lettura che viene fatta in Parlamento delle parole di Mattarella.

Nelle prossime ore si vedrà se questa sarà la strada indicata dal  Colle e quale sarà la risposta di Matteo Renzi. “Sono in corso  valutazioni. Ma certo, sarebbe un invito a cui il premier difficilmente potrebbe sottrarsi”, si sottolinea ambienti parlamentari Pd. Nella maggioranza dem c’è chi spinge perché il premier, che  stamattina ha già avuto un colloquio informale con Mattarella, accetti la via delle dimissioni ‘congelate’.

Tecnicamente, potrebbe trattarsi di un ‘congelamento’ breve. “Due, tre giorni è un tempo verosimile se c’è la volontà  politica”, spiega Ettore Rosato ai cronisti alla Camera. Al Senato gli uffici sono già allertati. “Potremmo chiudere in 48 ore, venerdì al  massimo, approvando il testo passato alla Camera”, è la valutazione di fonti parlamentari confidando che si raggiunga la volontà politica unanime di un’approvazione lampo del Bilancio. “Quale convenienza  avrebbe l’opposizione ad allungare i tempi?”.

Quale piega prenderanno le cose si vedrà nelle prossime ore. Alle 18.30 si riunirà il Cdm per le comunicazione del presidente  del Consiglio e poi Renzi dovrebbe salire al Colle. La situazione resta fluida. E valutazioni sul da farsi sono ancora in corso. L’unica ipotesi che al momento viene esclusa è quella di un reincarico per un  Renzi bis. “E’ irremovibile”, spiega chi ha parlato con il premier  nelle ultime ore.

Anche Dario Franceschini che fino a ieri, pubblicamente, ha sempre caldeggiato la permanenza di Renzi a palazzo Chigi qualunque fosse stato l’esito del referendum, sembra aver rinunciato. “Quello che penso, l’ho detto più volte”, ribadisce ai cronisti ma “ho ascoltato  le parole del presidente del Consiglio e mi sono sembrate molto chiare e nette”.

E resta ancora in piedi l’ipotesi di dimissioni non solo da palazzo Chigi ma anche dalla segreteria del Pd. Nella cerchia più vicina al premier, l’ipotesi di addio anche alla segreteria, tramontata nella nottata, oggi è tornata a circolare. “Ci sta pensando”. Anche se nelle ultime ore, alla Camera, è girata molto l’ipotesi di dimissioni in Direzione per poi farsi chiedere di restare. Insomma, anche questo sarebbe oggetto di valutazione.

Nella minoranza dem vedono come realistica l’ipotesi di dimissioni di Renzi da segretario. “Ma ce lo vedete Renzi a gestire la fase congressuale, il cambio di Statuto e via dicendo?”, si osservava stamattina tra i bersaniani. La minoranza resta in attesa delle mosse di Renzi. Nessuna richiesta di congresso anticipato e responsabilità istituzionale sulla partita del governo. “I gruppi parlamentari del Pd siano perno della stabilità del Paese”, dice Roberto Speranza. “Pieno sostegno al percorso istituzionale che indicherà il presidente della Repubblica Sergio Mattarella”. Quanto alle vicende interne, la minoranza non ha alcuna intenzione di aprire in anticipo la stagione congressuale. “Dobbiamo prima rimettere in sesto il partito e mettere in campo una proposta alternativa. L’obiettivo, adesso, dovrà essere il recupero identitario delle origini del Pd”, dice Davide Zoggia.

“Non ho mai chiesto a Renzi di dimettersi da Palazzo Chigi figuriamoci se gli chiedo di dimettersi da segretario del Partito democratico”. Cosi’ Roberto Speranza, della minoranza dem, ai cronisti che lo hanno avvicinato in piazza Colonna. “Renzi ha fatto questa scelta” di annunciare le dimissioni da premier, “ora bisogna sostenere il lavoro che farà il Presidente della Repubblica. I gruppi parlamentari del Pd che sono composti da 400 tra deputati e senatori, devono essere il perno della governabilita’”, ha aggiunto.

Di certo, ha sottolineato “un pezzo del Pd ha rappresentato chi nel centrosinistra ha votato No, mi pare che siano stati tanti altrimenti il No non avrebbe raggiunto numeri così alti, ma non è stato un voto su Renzi o sul governo ma sulla Costituzione”. A chi gli chiedeva infine quale sarà la soluzione per approvare in via definitiva al Senato la legge di Bilancio ha poi risposto: “Prima si fa meglio è, ci sono tutte le condizioni perché la maggioranza parlamentare esiste. Sono materie di cui in queste ore si deve occupare il Presidente della Repubblica con Matteo Renzi”.

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