giovedì, 29 giugno 2017
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Opinioni e commenti
 

Sistema ammortizzatori sociali profondamente cambiato
Pubblicato il 01-12-2016


Inps
IL DIRETTORE GENERALE CIOFFI HA LASCIATO L’ISTITUTO

Il direttore generale dell’Inps, Massimo Cioffi, si è dimesso. Lo ha comunicato lui stesso, la scorsa settimana, al ministro Poletti rimettendo così l’incarico conferitogli con decreto ministeriale del 27 febbraio 2015. E’ stata un annuncio del ministro del Lavoro a rendere nota la decisione assunta “al fine di contribuire a superare una situazione di ricorrente contrasto di opinioni con il Presidente dell’Inps, che potrebbe, alla lunga, danneggiare la regolare funzionalità dell’Istituto”. Il ministro Poletti ha ringraziato Cioffi per l’attività prestata e per la sensibilità dimostrata verso l’interesse generale dell’Istituto e ha poi informato il presidente dell’Inps, Tito Boeri, invitandolo ad avviare le procedure conseguenti alla decisione del direttore generale. Cioffi ha spiegato all’Adnkronos di essersi dimesso perché “il rapporto con il presidente Tito Boeri si era irrimediabilmente deteriorato“. “Ormai – ha detto Cioffi – si era determinata una situazione che se protratta rischiava di nuocere gravemente all’Istituto. Siccome non voglio questo ho deciso di farmi da parte. Non c’erano più le condizioni per andare avanti. Il rapporto con Boeri si era rotto anche sul piano personale e alcune sue dichiarazioni a ‘Report’ non mi erano piaciute”. Le parole di commiato del presidente dell’Inps, del resto, confermano una rottura insanabile. “Ringrazio Massimo Cioffi per il lavoro svolto in 21 mesi alla Direzione generale dell’Istituto e apprezzo la sua sensibilità istituzionale e coerenza nel rimettere il mandato. Ha dichiarato in modo aperto le sue divergenze e non poteva essere chiamato ad attuare una riforma organizzativa in cui aveva mostrato di non credere“. La frattura tra Boeri e Cioffi è avvenuta soprattutto sulla riorganizzazione dell’Ente portata avanti dal presidente. “Da un lato – ha puntualizzato Cioffi – manca un adeguato coordinamento sui processi operativi tra le direzioni, dall’altro si affida a una commissione di esperti esterna la selezione dei dirigenti. Di fatto vengono azzerate le due leve principali a disposizione del direttore generale per gestire un Organismo complesso come l’Inps: il coordinamento e la scelta dei dirigenti”. “Con Boeri – ha rimarcato ancora Cioffi – abbiamo discusso a lungo. E siccome non condivido la strada scelta dal presidente ho rimesso il mandato. Avrei preferito continuare il lavoro avviato, ma non c’erano più le condizioni”. “All’Inps – ha aggiunto – ho trovato un mondo complesso e straordinario con molto valore da estrarre e spero che riescano a farlo. Ho trovato persone con un forte orientamento al servizio al di là di quello che spesso si dice nei talk show”. Intanto il direttore vicario, Vincenzo Damato, ha formalmente assunto le funzioni del Direttore generale fino a nuova nomina. Questo garantirà la piena continuità delle attività dell’istituto.

Calderone
SISTEMA AMMORTIZZATORI SOCIALI PROFONDAMENTE CAMBIATO

“Il sistema degli ammortizzatori sociali nell’ultimo anno è profondamente cambiato e ancora cambierà in futuro. Nel 2015 coesistevano più trattamenti (fino a maggio i sussidi di disoccupazione, Mini Aspi e Aspi, prevedevano requisiti più stringenti e durate inferiori rispetto al nuovo istituto della Naspi che li ha sostituiti) e questo spiega l’aumento. Immaginiamo, insomma, la Naspi come una sorta di raccoglitore di istituti diversi”. Così si è espressa, in una recente intervista a ‘Il Resto del Carlino’, Marina Calderone, presidente del Consiglio nazionale dei consulenti del lavoro. “Servono investimenti strutturali – ha sostenuto – per accelerare l’accenno di ripresa registrato in questi ultimi mesi. Senza una vera ripresa non può esserci azienda interessata ad assumere, anche in presenza di forti incentivi. Per il semplice fatto che il lavoratore serve solo all’impresa che ha necessità di produrre. Con la legge di Bilancio per il 2017 il governo si è mosso per rafforzare le due misure, dopo un primo intervento nel 2016. Mi pare una grande opportunità anche per le piccole e medie imprese”. “I consulenti del lavoro – ha spiegato Marina Calderone – hanno intercettato già da tempo il crescente interesse nei distretti produttivi per il welfare e i premi. Oggi, infatti, è possibile contenere il costo del lavoro con la previsione di misure premiali anche attraverso la negoziazione con le rappresentanze sindacali”.

Cida
SU RIFORMA PA PESA CRITICITA’ INCARICHI DIRIGENZIALI

“La riforma della Pa presenta troppe criticità che non possiamo condividere, primo fra tutto il nodo degli incarichi dirigenziali”. A dirlo recentemente: Cida, Confedir, Confsal e Cosmed in occasione della conferenza stampa organizzata unitariamente al Cnel per riaffermare i principi di legalità, imparzialità, merito e trasparenza nell’attribuzione degli incarichi dirigenziali.

“La riforma attuale – ha sostenuto Giorgio Rembado, presidente della Cida Funzione pubblica – si propone di incrementare e rafforzare la separazione tra politica e amministrazione, ma a nostro giudizio questo non avviene. Questo perché il conferimento degli incarichi dei dirigenti viene dato ancora su impulso della direzione politica delle diverse amministrazioni”. “Questo è un pericolo per i cittadini – ha sottolineato – perché hanno bisogno di avere un’amministrazione neutrale, ovvero imparziale che però non è garantita minimamente se la persistenza del rapporto con la politica può essere tenuto in vita”.

Per le parti sociali “l’ennesima riforma della Pubblica amministrazione rischia di non rispondere alle esigenze di rinnovamento delle pubbliche amministrazioni perché non tiene in considerazione le criticità antiche dell’organizzazione del lavoro pubblico. Anzi, al di là delle enunciazioni di principio: crea forme di precarizzazione allarmanti per i dirigenti di carriera e favorisce il rapporto collusivo fra politica e amministrazione”.

L’interconfederale ha chiarito che “non è pregiudizialmente contraria alla riforma, ma evidenzia le principali criticità e i motivi di dissenso più marcati. Tra questi, l’invasione dell’influenza politica nel campo delle pubbliche amministrazioni, la precarizzazione della dirigenza pubblica per la mancanza di garanzie nell’attribuzione degli incarichi, la composizione delle commissioni preposte alla gestione dei tre ruoli unici che non dà sufficiente garanzia di imparzialità.

“Deve essere chiaro – hanno affermato le quattro Confederazioni – che l’affidamento dell’incarico è un diritto del dirigente, peraltro sancito dai contratti di lavoro, e rappresenta il presupposto per una corretta valutazione della prestazione dirigenziale. In breve, non devono esistere dirigenti privi di incarico se non a seguito di reiterata valutazione negativa”.

La mancanza di meccanismi di priorità a favore dei dirigenti che hanno completato l’incarico con valutazione positiva interromperà la continuità amministrativa e mortificherà il know-how.

Anche le penalizzazioni economiche preoccupano Cida, Confedir, Confsal e Cosmed: “Andranno salvaguardati i diritti economici dei dirigenti sia con l’immissione in ruolo a seguito del superamento di pubblico concorso, sia con l’affidamento dell’incarico in assenza di valutazione negativa. Il sistema di valutazione andrà approfondito in sede di approvazione del regolamento nella cui stesura appare indispensabile una consultazione preventiva delle Confederazioni sindacali”.

Le quattro confederazioni hanno posto in rilievo, inoltre, la problematica relativa al destino delle graduatorie degli idonei dopo il 31 dicembre 2016, sottolineando che “La posizione di questi lavoratori non può essere ignorata”.

Unitariamente “chiedono al Governo di essere ascoltate nel comune interesse loro e in quello dei cittadini e di valutare l’idea di una riforma condivisa dalla dirigenza pubblica, che valorizzi il merito e le competenze effettive di ciascuno”.

Carlo Pareto

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