martedì, 21 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Un’ora di tranquillità
con Florian Zeller
al Quirino di Roma
Pubblicato il 29-12-2016


_45a1063-copiaUn’ora di tranquillità è una commedia moderna, brillante e divertente, scritta da Florian Zeller, uno dei talenti più affermati della nuova drammaturgia francese. Il protagonista della rappresentazione è un uomo che cerca disperatamente un momento di solitudine e serenità. E’ riuscito a rintracciare e acquistare un vecchio disco in vinile da un rigattiere ma, mentre cerca di trovare il modo per dedicarsi a questo cimelio, una serie di eventi e personaggi lo interrompono: la moglie, che gli deve parlare di cose importanti del loro rapporto, il vicino di casa che, a causa dei lavori che sta effettuando nella propria abitazione, irrompe mentre Michel sta cercando di ascoltare il disco, fino ad un improbabile idraulico che invece di riparare i guasti, ne provoca ulteriori. A questi si aggiungono altri amici, amanti e figli che entrano in scena inconsapevoli di rendere impossibile al povero protagonista di godersi solo un’ora di tranquillità. Senza poterli minimamente prevedere verranno alla luce vecchi amori, tradimenti, bugie… il tutto tenuto sempre sotto perfetto controllo ma con la genuinità dirompente del non programmato. Il tempo di  pace è praticamente un sogno irraggiungibile fino al momento in cui tutto si ferma e il disco finalmente sta per essere ascoltato ma…

Nell’allestimento in un unico atto al Teatro Quirino di Roma troviamo Massimo Ghini nel doppio ruolo di regista e protagonista di questa commedia, finora mai rappresentata in Italia. Come spiega lo stesso Ghini si tratta di “un titolo che rappresenta in maniera precisa un sogno, un’esigenza che, dati i momenti convulsi che viviamo, si fa quasi utopia. La commedia mi è stata segnalata da un direttore di teatro che l’aveva appena vista a Parigi. La prima lettura è stata immediatamente rivelatrice delle potenzialità del testo stesso. Una intelaiatura da farsa, composta e sviluppata con eleganza che, non disdegna la memoria geometrica di tanta commedia francese cinica e moderna che, ancora continua ad essere fonte di ispirazione per molti film di successo”.

E, di fatto, grazie al meccanismo del vaudeville giocato tra equivoci e battute esilaranti, Un’ora di tranquillità, che in Francia ha riscosso un grandissimo successo teatrale, è una macchina ben oliata. I personaggi hanno ciascuno un ruolo fondamentale nella vicenda, è come se fossero loro stessi gli ingranaggi che mettono in moto la macchina della risata già dalle prime battute del testo. Si tratta di un’opera corale dove ogni attore deve legare la propria arte agli altri.

Prima che il sipario si apra, vediamo Michel, interpretato da Massimo Ghini, passeggiare per le vie animate di una grigia ed uggiosa Parigi, fino a quando si imbatte ed acquista in un mercatino di strada un vecchio disco in vinile. A quel punto Michel torna velocemente a casa ed entratovi…si apre il sipario. Ci troviamo ora nel salone stile anni ’70 di  in un attico con vista sulla Torre Eiffel. La scenografia, suggestiva ma forse un po’ fredda, è funzionale a richiamare le passioni ed i connotati dei personaggi. Non mancano dei coup de théâtre che contribuiscono a dare dinamicità alla rappresentazione, tra cui ad esempio quelli che vedono protagonista un idraulico tuttofare e casinista che provoca danni sempre maggiori…

A Massimo Ghini si affiancano una intrigante Galatea Ranzi nei panni di Nathalie la moglie insoddisfatta di Michel, ed una conturbante Marta Zoffoli che interpreta Elsa, l’amante di Michel. Buona anche l’interpretazione di Massimo Ciavarro, nei panni di Pierre, l’amante di Nathalie. Le musiche hanno nell’opera un ruolo marginale, valorizzandone soprattutto il finale.

L’abilità del drammaturgo Florian Zeller non è solo nella scrittura brillante, ma anche nell’arte di gestire l’imprevisto continuo, in un vortice in cui le collisioni sono inevitabili, con un gusto che amplifica il divertimento. Lo spettatore è invitato e sollecitato a conoscere la verità  ma continua ad avere ben presente  l’impossibilità di riuscire a sistemare le cose perché ci sono troppe varianti che interferiscono con quello che sembrava un banale progetto  per trascorrere un po’ di tempo, anzi solo un’ora, di tranquillità.

Come evidenzia ancora il regista Massimo Ghini: “Il nostro protagonista, che più che essere un protagonista finisce per essere il Caronte di sé stesso, andrà incontro ad uno tsunami che lo travolgerà. Onda anomala composta da una serie di persone, di affetti, di sconosciuti che scaricheranno su di lui le loro nevrosi, spinti, a loro pensare, da un senso di giustizia che vorrebbe riparare al male fatto. La meravigliosa doppiezza dei protagonisti fa sì che qualunque opera riparatrice essi vogliano compiere, si trasformerà in tortura. Il cinismo che pervade tutta la storia mi ha affascinato. Quando la mancanza di ipocrisia permette ad un autore di poter essere così diretto e spietatamente onesto, la risata arriva là dove tanta morale, tanta ipocrisia appunto, fa spesso danni irreparabili.”

Insomma, ad Un’ora di tranquillità corrispondono certamente un paio d’ore di sano divertimento. Al Teatro Quirino di Roma fino all’8 gennaio.

Al. Sia.

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