Scrive Giuliano Pennisi
Lavoro e occupazione,
una sfida socialista

La riduzione dei posti di lavoro con l’avanzare delle nuove tecnologie diventa sempre più preoccupante. Nelle settimane scorse l’UNICREDIT una delle più importati Banche Italiane ha presentato un piano che prevede un esubero di circa 14 mila lavoratori. Non è soltanto  dovuto alla crisi del sistema che  ha certamente una sua rilevanza, ma il modo di fare banca cambia. Le nuove tecnologie possono avere un impatto devastante.

La riduzione dei posti di lavoro è un fenomeno con cui dovremo fare sempre di più i conti anche quando dovessimo finalmente uscire dalla crisi degli ultimi anni. Da qui la necessità di individuare delle politiche per il lavoro che possono quanto meno ridurre questo impatto negativo. Attardarsi come mi sembra si stia facendo in questi giorni tra ripristino dell’art. 18 e modifica dei voucher ritengo non porti sostanzialmente nessuna nuova occupazione.

E allora “che fare?” Il Presidente Obama alla fine del suo mandato presidenziale ha presentato la sua ricetta nel rapporto su “Artificial Intelligenze Automation and Economy”-

Tre campi di intervento da lui individuati
1. Forti interventi nelle tecnologie più avanzate
2. Il rafforzamento dell’istruzione per preparare le persone ai nuovi lavori
3. Un rafforzamento del welfare per i lavoratori che perdono il posto di lavoro

Ritengo che sia una impostazione corretta che guarda al futuro e cerca di prepararsi alla sfida. A questo aggiungerei necessariamente una politica volta a ridurre il costo del lavoro per le imprese, con sgravi contributivi e fiscali, per quelle che investono per aumentare posti di lavoro a tempo indeterminato. Ci ha provato il Governo Renzi ma l’intervento limitato nel tempo ha già esaurito la sua carica. Bisogna fare di più e in maniera più selettiva premiando chi ha coraggio e investe per il futuro.

La sfida è difficile ma bisogna affrontarla. I socialisti devono ancora una volta esserne i protagonisti principali facendosi promotori di una forte campagna di proposte e iniziative per vincerla.

Giuliano Pennisi

Terremoto: Psi presenta pdl per No Tax Area

Terremoto AmatriceAiutare i terremotati con tutti i mezzi possibili. Anche con quello della leva fiscale e soprattutto con misure che favoriscano ripresa economica e sviluppo sociale a cominciare dall’istituzione di una no tax area.

Il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, Graziano Delrio, intervenendo in Aula alla Camera ha fatto il punto sugli sviluppi della situazione di emergenza ricordando quali sono stati gli interventi già messi in atto e quelli ancora da mettere a punto. “Nel Consiglio dei ministri del 20 gennaio – ha detto Del Rio – è stato esteso lo stato di emergenza e deliberato un primo stanziamento e nei prossimi giorni il Governo varerà un decreto appunto per cercare di affrontare in maniera sempre più efficace questo tipo di emergenze, che pure hanno caratteristiche di straordinaria eccezionalità, ma che devono trovarci non sazi, non appagati, ma sempre in continua necessità di miglioramento per il dolore e per la fatica che stanno sopportando le nostre popolazioni colpite”,

I deputati socialisti Oreste Pastorelli e Pia Locatelli hanno presentato una proposta di legge per aiutare le popolazioni in difficoltà, fiaccate ulteriormente dalle scosse del terremoto che in questi mesi hanno messo in ginocchio diverse aree dell’Italia centrale. È evidente che una situzione del genere deve essere necessariamente accompagnata da misure che favoriscano la ripresa economica anche e soprattutto mediante la realizzazione di nuovi investimenti. In questo contesto, la proposta socialista, chiede la realizzazione di Zone economiche speciali (Zes). Di recente sono state diverse zone franche, tra cui quelle de L’Aquila e dell’Emilia a seguito dei terremoti che hanno interessato i territori. In queste zone sono previste agevolazioni fiscali e previdenziali per rafforzare la crescita imprenditoriale e occupazionale delle micro e delle piccole imprese. Per esempio l’esenzione di aclune imposte come Irap e Imu. Tali misure però, pur se utili, da sole non bastano: non sono sufficienti per un rilancio economico e sociale di un territorio vasto qual è quello colpito dal sisma.

In tali zone, insistono i parlamentari socialisti, vanno previste delle Zone economiche speciali nelle quali, oltre alle imprese già esistenti, si possano insediare nuove imprese grazie ai benefici che tali strumenti offrono. Una Zes infatti è una zona in cui sono adottate specifiche leggi finanziarie ed economiche realizzate con l’obiettivo di attrarre investitori grazie ai trattamenti vantaggiosi. “La situazione nel centro Italia – ha affermato Oreste Pastorelli, deputato del Psi e componente della commissione Ambiente della Camera, dopo l’informativa –  è ancora drammatica e le zone colpite non riescono a ripartire. Il problema principale si chiama burocrazia, che sta uccidendo non solo le economie dei territori, ma soprattutto le speranze di rinascita dei nostri connazionali. E’ evidente, dunque, come una situazione del genere debba essere necessariamente accompagnata da misure che favoriscano la ripresa economica e lo sviluppo sociale”.

“Appare quanto mai urgente – prosegue il parlamentare socialista – istituire una vera e propria No Tax Area che comprenda tutti i comuni del cosiddetto cratere. All’interno di queste Zone Economiche Speciali le imposte verrebbero ridotte o azzerate, sia alle imprese che ai singoli cittadini. La componente socialista, proprio per stimolare la rapida ripartenza delle aree ormai completamente immobilizzate, ha presentato ieri una proposta di legge che va proprio in questa direzione: semplificazione e burocrazia cancellata. Secondo noi, questa è l’unica via da percorrere per dare un po’ di sostegno a chi ha perso tutto”.

Edoardo Gianelli

D’Alema libero

Il lider Massimo ormai ha varcato il Rubicone. Accade nella storia che un personaggio salga o ritorni in auge per merito o colpa di un altro. Chi si sarebbe mai ricordato di Davide se non fosse esistito Golia? Chi di Patroclo senza Achille, chi di Menelao senza sua moglie fedigrafa? Cosi oggi è grazie a Renzi che D’Alema conosce una sua seconda giovinezza. E se il primo ha sfoderato lo spadone per ammazzare il secondo, adesso è quell’altro, a cui non manca un’alta dose di accidia, a rispondergli per le rime, approfittando della sconfitta referendaria e delle dimissioni del giovin signor fiorentino. D’altronde a rottamazione si risponde con egual carica esplosiva.

Il progetto di D’Alema é ormai chiaro. Se Renzi decide di mettere sotto il governo Gentiloni, anche col consenso di quest’ultimo, e chiede subito le elezioni, allora ognuno, dice Massimo, deve sentirsi libero. Libero da vincoli di partito e pronto a fondarne un altro e a presentare una lista alle elezioni, dunque. Conoscendo la vocazione suicida della sinistra italiana credo non sarà nemmeno semplice mettere insieme i dalemiani coi vendoliani e i fassiniani coi civatiani, sempre tenendo fuori i neo o tardo comunisti. Eppure una lista unita a sinistra del Pd di Renzi, che nascesse o si potenziasse grazie a una divisione del Pd, potrebbe, secondo i sondaggi, superare il dieci per cento.

Attenzione però. Con questa legge elettorale, chiamiamola proporzionale di lista, il Pd renziano scivolerebbe al 22 per cento, molto lontano anche dalla possibilità di costruire un governo di coalizione con Berlusconi. D’Alema, che é un professionista della politica, questo lo sa e proprio a questo punta. A far fallire qualsiasi ritorno in campo di Renzi e del renzismo in solitario o in coalizione. Si annuncia un possibile delitto perfetto. Adesso la pistola carica in mano ce l’ha lui, baffino. Se naturalmente lo seguissero i suoi amici e compagni anti renziani del Pd, a cominciare da Bersani e Speranza che per ora smentiscono.

Ma soprattutto se Renzi non capirà che l’unica salvezza possibile per lui e il suo progetto sono le coalizioni. Basta reintrodurle alla Camera perché al Senato ci sono ancora. Con le coalizioni la scissione del Pd diventa più complicata e meno giustificato il voto a una lista più a sinistra. La logica delle coalizioni ci riporta al tripolarismo, quella delle liste al pluralismo. In questo secondo caso anche la divisione del centro destra può essere più giustificata. Una lista D’Alema e sinistri vari dovrebbe scegliere, invece, con l’esistenza delle coalizioni, se collocarsi nel centro-sinistra, ma allora non sarà giustificata politicamente la scissione, oppure fuori da esso, e allora si potrebbe presentare la logica del voto utile che già penalizzò Bertinotti. Renzi lo capirà? Ne dubito.

Il Killer dell’attentato in Canada è “bianco” e xenofobo

alexandre-bissonnette-9È stato Alexandre Bissonnette, studente bianco franco-canadese, l’autore dell’assalto la moschea di Quebec City, dove sei persone (tutti africani) sono state uccise ed altre otto sono rimaste ferite, di cui tre in pericolo di vita e due in gravi condizioni. Altre 39 sono riuscite a mettersi in salvo dai colpi d’arma da fuoco esplosi durante la preghiera della sera, nella sezione maschile. Il 27enne è incriminato con sei capi d’accusa per omicidio di primo grado, e cinque capi d’accusa per tentato omicidio.
Bissonette non era noto alle forze dell’ordine ed è stato fermato, nei minuti successivi alla sparatoria. Vive a Cap-Rouge ed è uno studente di Scienze politiche dell’Università di Laval, vicino alla moschea: si tratta della più antica università in lingua francese del Nord America, con circa 42 mila studenti e vive a Cap-Rouge. Nella sua auto gli investigatori hanno trovato un’arma, la macchina è stata prima bonificata dagli artificieri perché si temeva potesse essere una trappola. Il suo profilo rende più plausibile l’ipotesi della xenofobia o dell’islamofobia. Secondo i media canadesi che citano persone presenti ai fatti, il killer al momento dell’attacco avrebbe inneggiato ad Allah. Elemento che ha fatto pensare a un atto di matrice islamista. Ma l’identità del fermato pone seri dubbi sull’ipotesi. In base a quanto riporta il Site “Alex B., aveva messo mi piace a Trump, Marine Le Pen e le Forze di difesa israeliane su Facebook, il che rende improbabili legami jihadisti”.
Ma era stato proprio Justin Trudeau, il premier canadese il primo a parlare di “un attacco terroristico contro i musulmani” per poi andare immediatamente sul luogo della strage, dopo aver ricevuto una telefonata di condoglianze da Trump, che ha offerto l’assistenza americana. “È straziante vedere una simile violenza insensata”, ha osservato Trudeau, dopo aver offerto soggiorno temporaneo a tutte le persone a cui è stato rifiutato l’ingresso negli Stati Uniti perché provenienti dai sette paesi a maggioranza islamica nella lista nera di Trump. Condanne e cordoglio sono stati espressi da vari leader internazionali, dal premier Paolo Gentiloni al presidente russo Vladimir Putin passando per il Papa, il quale ha “condannato fermamente la nuova violenza che genera tanta sofferenza”. La Tour Eiffel invece sarà spenta questa sera a partire da mezzanotte in omaggio alle vittime.
La Moschea di Quebec era già stata oggetto di atti intimidatori. Lo scorso giugno, all’ingresso, era stata trovata una testa di maiale in un pacco dono, accompagnata dalla scritta ‘Buon appetito’. Circa tre settimane dopo, nel quartiere erano stati distribuiti anonimamente volantini che legavano la moschea ai Fratelli musulmani, gruppo religioso e politico nato in Egitto nel 1928. “Questa moschea è un centro di radicalismo, dove si propone ai fedeli di leggere gli scritti di ideologi che propugnano la jihad violenta, la sharia, l’inferiorità delle donne, l’omofobia virulenta”, recitava il testo. Accuse respinte dai capi religiosi del centro islamico e che rilanciano la pista dell’islamofobia.

Traffico d’armi a Iran e Libia, fermata coppia e il figlio

Armi a Iran e Libia:tra fermati italiani radicalizzatiDue italiani convertiti all’Islam e ‘radicalizzati’, una coppia di coniugi di San Giorgio a Cremano (Napoli), sono tra i destinatari dei provvedimenti di fermo disposti dalla Dda di Napoli: Mario Di Leva e Annamaria Fontana. Anche un loro figlio risulta indagato. Sono accusati di aver introdotto, tra il 2011 e il 2015, in paesi soggetti ad embargo, quali Iran e Libia, in mancanza delle necessarie autorizzazioni ministeriali, elicotteri, fucili di assalto e missili terra aria. Agli atti dell’inchiesta vi sarebbe anche una foto in cui la coppia è in compagnia dell’ex premier iraniano Ahmadinejad. Tra gli indagati figura anche l’amministratore delegato della Società Italiana Elicotteri, Andrea Pardi, già coinvolto un un’altra inchiesta su traffico di armi e reclutamento di mercenari tra Italia e Somalia, tra i quattro destinatari dei provvedimenti di fermo. L’ultima misura cautelare riguarda un libico, attualmente irreperibile.

Ma in queste ore a saltare all’occhio è proprio la notizia che tra i collaboratori scelti da Andrea Pardi ci fossero la segretaria di Marcello Dell’Utri e l’ex deputato del Pdl Riccardo Migliori, e personaggi legati al “mondo politico”.
L’indagine, coordinata dai pm Catello Maresca e Luigi Giordano, riguarda un traffico di armi destinate sia ad un gruppo dell’Isis attivo in Libia sia all’Iran.

Scrivono infatti i pm nel decreto di fermo emesso il 26 gennaio: “Per operare sul mercato la predetta Società Italiana Elicotteri utilizza accordi commerciali con soggetti terzi e solitamente provvede all’assunzione di soggetti con prestigiosi incarichi istituzionali, o con forti legami con il mondo politico, inquadrandoli a tempo indeterminato fra i propri dipendenti oppure utilizzandoli quali collaboratori occasionali”.

Liberato Ricciardi

DIETRO IL VOTO

d'alema massimoDopo una pausa di riflessione Matteo Renzi torna a prendersi la scena parlando direttamente di elezioni.  “Se dopo le elezioni – afferma – torneremo al governo dovremo riprendere il ragionamento” sul taglio dell’Irpef e “non solo quella”. Matteo Renzi sembra ignorare le richieste che arrivano dalla sinistra del proprio partito e guarda già oltre. La sinistra invoca il congresso e dibatte sulla legge elettorale e voto anticipato e il segretario liquida la discussione come tema da “palazzo” che preoccupa chi punta solo a “un posto in Parlamento”. E lancia già la sua proposta per le prossime elezioni, scrivendo sul suo blog e nella sua newsletter di “problemi reali di tutti i giorni”: giù le tasse, innanzitutto. Quanto alle urne, i renziani puntano a un’accelerazione per il voto a fine aprile, anche se scommettono più realisticamente su giugno.

Frena la fretta per le urne il segretario del Psi Riccardo Nencini: “La corsa alle elezioni senza la certezza di una legge elettorale e soprattutto senza un progetto per l’Italia condiviso da una coalizione riformista non è la strada maestra. Lo ripeto: è necessario che le forze che sostengono il governo si incontrino con l’unico obiettivo di parlare agli italiani con una lingua comune”.

Massimo D’Alema si prepara già a una corsa in solitaria: “Il giorno in cui senza cambiare la legge elettorale Renzi chiedesse a Gentiloni di dimettersi per andare al voto – afferma D’Alema – la reazione sarebbe preparare un’altra lista. E se nella sinistra si formerà un nuovo partito supererà il 10% dei voti: ho fatto fare delle ricerche”. Poi D’Alema aggiunge: “Renzi vuole votare subito per un calcolo molto meschino: con i 100 capilista bloccati lui garantirebbe se stesso e la parte più fedele del ceto politico che lo circonda. E questa è l’unica cosa che può spingere verso la scelta irresponsabile di andare a votare con una legge che aprirebbe una drammatica crisi istituzionale”. “Ho proposto che si discuta seriamente una nuova legge elettorale, che non sia la proporzionale semplice ma aiuti la governabilità. Una legge elettorale che favorisca la governabilità senza gli eccessi dell’Italicum: andrebbe negoziata e questo richiederebbe tempo. A nessuna di queste proposte si è risposto: solo insulti e dichiarazioni demonizzatrici. Che razza di partito è questo?”.

Renzi presto farà il punto al Nazareno con i dirigenti Dem sull’iter da seguire per un confronto con gli altri partiti sulla legge elettorale. Si parte dal Mattarellum, con la disponibilità a discutere di altre soluzioni, ma prevale lo scetticismo sulla possibilità di intervenire in Parlamento: si rischia la palude, dicono fonti Dem. Dunque, se con FI (dei Cinque stelle ci si fida poco) si giungesse a un’intesa, si potrebbe valutare di portare il testo in Parlamento e blindarlo con una “fiducia tecnica”. Ma il momento delle scelte è già fissato alla direzione del 13 febbraio (o qualche giorno dopo, se le motivazioni della Consulta tardassero ad arrivare).

Renzi, intanto, tiene la linea dettata a Rimini e imposta la campagna sui contenuti a partire da un tema sensibile come le tasse: “Bisogna rottamare il modello Dracula che per anni è stato la base di alcuni ministri del centrosinistra e del governo Monti: scommettere su un fisco amico, come abbiamo fatto ottenendo il record di 17 miliardi dalla lotta all’evasione. E abbassare le tasse”, scrive rivendicando una distanza dalla sinistra del passato.  Parole non gradite dal diretto interessato: “Io Dracula? Renzi mi fa pena” afferma Monti. “Non so chi ci crede più alle accuse lanciate ad altri dopo che sono stati sprecati tre anni: l’azione anche buona del governo è stata appesa a una priorità strategica sbagliata come giocarsi tutto sul referendum. Servirebbe molta modestia in più”.

Lazarillo, antieroe moderno e attuale

bambinoAntieroe castigliano

Il periodo è quello in cui protagonisti dei romanzi erano per lo più i cavalieri della tradizione cavalleresca. Lazarillo è invece un ragazzino, orfano e solo, in perenne ricerca del suo posto nel mondo. Non ha la spada, non è virtuoso, a muoverlo non è l’amore verso una dama né l’onore o il senso patriottico, bensì la fame. Al contempo non è neanche una vittima, non cerca mai di muovere a compassione.
È un fanciullo senza valore e senza valori, che nel romanzo ci fa addentrare nel viaggio febbrile, a tratti compulsivo, che è la sua esistenza.

Satira sulle ipocrisie di un’epoca

Il linguaggio comico dell’anonimo autore che scrisse il romanzo nel 1554, mitiga e distende l’atmosfera, rendendo quasi ovattata l’inquietudine che si cela dietro le peripezie di Lazaro.lazarillo
Il protagonista cerca di rimanere a galla in una società che sembrerebbe invece mandarlo perennemente a fondo, e non è un caso che l’unico tratto distintivo del suo carattere ad emergere chiaramente è la determinazione. È grazie alla determinazione, infatti, se riesce a superare i soprusi dei suoi padroni, la fame e la stanchezza. Ed è grazie ad essa che riesce sempre a trovare il modo di trarre vantaggio dalle situazioni. Cosa non facile, in quella Spagna di Carlo V che già mostrava evidenti segni di deterioramento morale e politico. Una società viziata da miseria umana e ipocrisie compiacenti, così ben rappresentate dalla figura dello scudiero caduto in rovina che viveva, poverissimo, in una stanza buia, senza mai mangiare né dormire dignitosamente, ma che pure andava a passeggiare vestito di tutto punto, con aria fiera e altezzosa, antesignano del compatriota Don Chisciotte.
Era infatti Lazaro, nel periodo in cui gli fu servo, a sfamare il padrone-scudiero, anziché il contrario, in un rovesciamento comico che oppone la morale pratica e disincantata di un picaro a quella aristocratica e putrescente di un hidalgo.
Un interessante abbozzo di satira.

Romanzo moderno e realismo

È indiscutibile che Lazarillo faccia simpatia. Perché appare al lettore tremendamente vero nel suo oscillamento morale e umano, nel suo non avere un baricentro sociale, nel suo essere inclassificabile secondo un prototipo. Lo si sente vicino per via della sua imprescindibile modernità: pur essendo per noi impossibile impersonarci nelle sue disavventure ambientate tra Tejares, borgo natio, e Toledo, la capitale, il suo modo di agire e soprattutto di parlare, così agile, colloquiale ma sempre acuto, ci risulta straordinariamente espressivo.
Lazarillo de Tormes aprirà le danze al genere picaresco in letteratura, dove l’idealismo lascia il posto al materialismo della propria abiezione: “nel dubbio che si tratti di una storia vera e autentica o di letteratura d’immaginazione, […] è l’atto di nascita del romanzo realista?”. (1)

Romanzo di formazione al contrario

Molte cose, come si è visto, appaiono, nel Lazarillo de Tormes, rovesciate rispetto alla consuetudine. Salta subito all’occhio che la storia, suddivisa in sette parti (quanti i padroni avuti da Lazaro), si configura come un bildungsroman – ossia un romanzo di formazione – ma al contrario. Lazarillo è costretto a lasciare presto la famiglia e ad avventurarsi entro un’infanzia girovaga, ma durante le sue peripezie non apprenderà virtù e valori né andrà alla scoperta di se stesso. Lo scarto con i più tardi e ben inquadrati romanzi di formazione come “Le avventure di Oliver Twist” di Dickens e “Il giovane Holden” di Salinger, è evidente.
Come Lazaro stesso racconta, passerà presto da uno stato di “puerile ingenuità in cui mi ero addormentato” a una scaltra malizia. Il primo passo avviene con il suo primo padrone, il cieco avaro e furbo: da lui impara a tenere gli occhi sempre aperti e a destreggiarsi con furbizia contro le avversità del fato. “Costui mi diede la vita dopo dio è m’addestrò alla carriera del vivere” – racconta ancora Lazaro. La cecità diviene dunque metafora di un apprendimento basato su una morale deteriorata. Lazaro riesce, sopruso dopo sopruso o, meglio, insegnamento dopo insegnamento, a superare il maestro fino a tendergli un ultimo scherzo meschino: lo manderà a sbattere contro un palo e lo abbandonerà lì.
Come ogni romanzo di formazione che si rispetti, anche in questo caso il protagonista, alla fine, riesce a trovare un nuovo equilibrio: Lazaro, divenuto ormai adulto, sposa la domestica del suo ultimo padrone, un arciprete; compromesso, questo, che gli permetterà di vivere senza doversi più preoccupare di fame e indigenza. Ma rappresenta anche il suo fallimento umano e morale, apogeo della sua politica della convenienza e della ricerca di una prosperità tutta materiale. Il suo essere, per l’appunto, un antieroe moderno a tutti gli effetti.

Giulia Quaranta
Quality Time

(1) Francisco Rico, “Il romanzo picaresco e il punto di vista”, 2001

Scrive Andrea Marino:
Non solo Donald Trump

Salve,per me alle volte i media in generale del mondo americano. Ho parenti in America, ci sono stato nel 1989 e mi sembra completamente diverso dal nostro. Secondo me, è un mio parere personale,sarebbe bello parlassimo ogni tanto dei paesi in via di sviluppo, e del vero terzo, oltre che degli emarginati,italiani o stranieri che vivono o risiedono in Italia.

Cordiali Saluti,
Andrea Marino

Storie, scenari, persone.
“I valori personali”
in mostra al Macro

macroDal 1 febbraio 2017 il MACRO – Museo d’Arte Contemporanea Roma ospita la mostra personale di Luca Padroni dal titolo “I valori personali”, curata da Claudio Crescentini, e promossa da Roma Capitale, in collaborazione con le gallerie Montoro12Contemporary Art di Roma e L&C Tirelli di Vevey (CH).

Luca Padroni è un accumulatore. Di storie, di scenari, di persone. Tramite diverse tecniche pittoriche scandaglia una realtà dalle mille facce contrapposta alla sua esistenza individuale, mettendo in rapporto luoghi, esseri umani e luci non sempre in contatto tra loro. In questo gioco equilibristicodi addizione e sottrazione crea un universo unico dove far convivere amanti tantrici, gatti volanti, colonne romane, passanti alla ricerca di un perché, pini secolari, nascite e morti.

Dagli anni Novanta, dopo la lunga esperienza formativa londinese, Padroni combina la tradizionale pittura ad olio al collage, a forme amorfe di dripping (nei cicli eterei dei paesaggi astrali), fino ad arrivare ad un astrattismo figurativo nella serie dei “Crateri”. La molteplicità delle sue esigenze narrative torna a mettersi alla prova in questi quadri più recenti, fatti su misura per lo spazio del Macro, che partono dagli studi sulla etnica e suggestiva casa di Anna Paparatti (pittrice, scrittrice e viaggiatrice che molto ha significato per la vita culturale della città di Roma, dagli anni Settanta in poi, soprattutto per la sua attività presso la Galleria L’Attico di Fabio Sargentini e come performer  del Living Theater di Julian Beck), ma che diventano, in alcune tele, le basi su cui imprimere ricordi, sogni, ossessioni personali.

Ecco che arriva dunque, fa capolino di sottecchi, piano piano, discretamente ma di colpo, come sempre nel suo esplosivo stile espressionista, il titolo della mostra: “I valori personali”: valori raffigurati in azioni, in movimento, in coraggio; personali perché raccontano l’autore stesso (dietro la mano che compie il gesto) ma anche i protagonisti delle storie evocate, che sia un centenario che corre la maratona di Londra, una pittrice dimenticata dai più ma amata da èlite illuminate, un regista che ha fatto di un grande salto la scelta definitiva.

In un’epoca in cui abbiamo tutti bisogno di spazio e precisione, di attenzione e di dettagli, Padroni ci offre, e pretende, il tempo di osservazione della parte di reale che vede il suo occhio. Lo pretende e lo ottiene con la potenza visiva di una grande pittura.

In occasione della mostra verrà presentato un catalogo, con testi critici del curatore, Claudio Crescentini, e Marco Tonelli, Ursula Hawlitschka, Fabiana Sargentini.

Australian Open: appuntamento con la storia di Roger Federer

roger federerIl 2016 aveva visto un continuo rincorrersi di Andy Murray e Novak Djokovic per la lotta al primo posto, con quest’ultimo spodestato dall’altro proprio nel finale di stagione. Nel 2017, invece, il primo Major annuale vede il colpo di scena del ritorno di due numeri uno. Ad aggiudicarsi gli Australian Open sono, infatti, Roger Federer (partito da testa di serie n. 17) e Serena Williams che torna ad essere la regina del ranking femminile (dopo la finale vinta con un doppio 6/4 sulla sorella Venus, dopo ben 14 anni: non accadeva dal lontano 2009 quando le due si scontrarono a Wimbledon).
Tuttavia è stato soprattutto il tabellone maschile a regalare più emozioni in Australia. Prima l’uscita di scena ai primi turni, inaspettata, di Nole e dopo quella successiva di Murray. Poi la finale che tutti desideravano, ma che forse pochi si aspettavano o su cui erano pronti a scommettere: nessuno avrebbe mai potuto credere che a contendersi il titolo sarebbero stati lo spagnolo Rafael Nadal e lo svizzero Roger Federer. Ma, del resto, nel tempio del talento e nell’olimpo dei campioni non potevano mancare (e ritornare) due nomi come i loro. Sono stati necessari cinque set per decretare il vincitore: l’elvetico si è imposto per 6/4 3/6 6/1 3/6 6/3, ma entrambi i tennisti hanno dato sfoggio di un tennis esemplare di altissima qualità. Quasi una premunizione, ben presto la finale si è trasformata anche in una guerra di sponsor tra due dei principali brand che sostengono lo Slam e rappresentati dai due atleti: la Kia da Rafa e la Rolex da Roger appunto. Se la ditta automobilista cita nello slogan “the power to surprise”, ovvero “nato per stupire”, “il potere di stupire letteralmente”, la testa di serie n. 9 ha saputo sorprendere l’avversario proprio nel quarto set, quando tutto sembrava concluso: lectio magistralis nel terzo set del tennista di Basilea quando mette a segno un 6/1 senza possibilità di replica da parte di un Nadal in difficoltà; eppure sempre lì: quando Federer si è un attimo rilassato, ha concesso qualche errore gratuito in più, subito ne ha approfittato per portare il match al quinto e decisivo set. Un campione come lo svizzero, però, non poteva mancare l’appuntamento con la gloria di chi ha fame di vittoria. Se il marchio che promuove (l’orologio svizzero Rolex appunto) ha come motto il fatto di aderire alla campagna pubblicitaria e promozionale degli Australian Open raccontando non solo il tennis, ma la storia stessa, Federer ha davvero contribuito a scriverla e a riempirne una nuova pagina memorabile fatta di lavoro, umiltà, sacrificio, problemi, ma anche voglia di riscatto e di ritornare ad essere il n. 1 di sempre, con la modestia e la signorilità che lo hanno sempre contraddistinto. Con l’eleganza e la precisione di un orologio svizzero stesso appunto, con puntualità è tornato e ha risposto alla chiamata dell’appello rivolto ai pochi che hanno la sua maestria: i fan e il tennis ne avevano bisogno perché Federer non è uno che ama stare in copertina, darsi delle arie, in campo è sempre compito, ma ha una lucidità tattica, una freddezza di visione di gioco, una calma e una tranquillità con cui esegue i colpi più eccellenti ed eccezionali con la massima facilità, una concentrazione che non gli fanno mai perdere il controllo, una forza di volontà che lo fa restare sempre in partita, come del resto è sempre nel match Nadal. Ed è per questo che sono loro che meglio descrivono lo spirito degli Australian Open.

Presentatisi questi ultimi con un nuovo logo, Ʌ O, potrebbero essere le iniziale di Absolute Order, ovvero il rigore di schema tattico e di esecuzione che ci vuole per vincere in un torneo particolare come questo Slam e su una superficie veloce ed insidiosa come il cemento di Melbourne. Oppure, se si leggono le due lettere capovolte (VO), the Value of Order: il valore e l’importanza dell’impostazione (con ordine appunto) di una partita; preparare un match al meglio, studiare ogni minimo dettaglio è quanto mai indispensabile qui in Australia e i due campioni lo sapevano bene e nessuno meglio di loro poteva farlo al top del livello. E se si parla di “ordine”, precisione, rigore, Federer è davvero uno dei pochi che può ben venir associato a ragione a questo termine. Ma non è solo per il nuovo logo che il primo Grand Slam dell’anno si è presentato con un nuovo look: una sorta di restyling in nome del prestigio ormai riscosso, ben visibile dai moderni e tecnologici ombrelloni per proteggere gli atleti dal sole ai cambi campo. Alle spalle dei tennisti ad ogni pausa abbiamo visto sollevarsi questa sorta di ombrelloni enormi (a ricordare quasi dei tetti di gazebo) rigidi, ma non fissi, reclinabili in modo da poter essere sollevati ed abbassati agevolmente all’occorrenza.

Tuttavia gli Australian Open non sono (e non lo sono stati neppure stavolta) solo fashion, tecnologia, modernità, innovazione, sponsor e pubblicità. Sono un turbinio di emozioni e sensazioni forti e contrastanti: abbiamo visto Venus saltare di gioia dopo la vittoria in semifinale per una contentezza irrefrenabile e incontrollabile. E poi le lacrime incontenibile di Mirjana Lucic-Baroni per essere arrivata in semifinale (dove avrebbe in seguito incassato un 6/2 6/1 da Serena), dopo un passato tormentato e tutte le difficoltà che ha dovuto affrontare la croata. Ma il suo ritorno, così come quello di Venus, non sono le sole cose da segnalare nel femminile in questi Australian Open 2017. Altre due tenniste hanno dimostrato di dover essere tenute particolarmente d’occhio: l’americana Coco Vandeweghe (che prima si sbarazza della spagnola Garbine Muguruza per 6/4 6/0 e poi va a perdere in semifinale al terzo set per 7/6 2/6 3/6 contro la maggiore delle sorelle Williams; le manca solamente di prendere più confidenza con i match decisivi più importanti e fondamentali per abituarsi meglio a giocare bene turni come una semifinale o una finale, che spesso perde per un attimo di troppa emozione). E poi soprattutto la britannica Johanna Konta: dopo aver vinto il torneo di Sydney nella sua città natia (battendo la polacca Agnieszka Radwańska per 6-4, 6-2 e giocando in maniera memorabile), qui agli Australian Open è giunta fino ai quarti dove ha perso dalla futura neo n. 1 con il punteggio di 6/2 6/3.

Nel maschile, invece, da registrare come, ad affiancare Federer e Nadal, vi siano altri due campioni: lo svizzero Stan Wwarinka, un po’ sottotono forse per un problema al ginocchio, ma che ha comunque saputo regalare una semifinale al quinto set contro il suo connazionale, conclusasi per 7/5 6/3 1/6 4/6 6/3 a favore di Roger, ma con la testa di serie n. 4 che ha dovuto vedersela con un Federer a tratti ingiocabile. E poi forse la vera sorpresa degli Australian Open: il bulgaro Grigor Dimitrov, che si è arreso a Nadal perdendo con onore al quinto (avrebbe meritato la vittoria se non avesse sciupato troppe occasioni e palle break, tra cui match point): 6/3 5/7 7/6 6/7 6/4 il punteggio; una partita equilibratissima, sancita dai numerosi tie brek che si sono dovuti giocare e dai continui break e contro break (soprattutto nel secondo set) dei due ai turni di servizio. Buon torneo anche del giapponese Kei Nishikori, che ha giocato comunque un ottimo tennis proprio contro Federer perdendo al quinto (per 6/7 6/4 6/1 4/6 6/3); è uscito al quarto turno come l’azzurro Andreas Seppi: l’italiano si è arreso con onore solo dopo tre tie break a Wawrinka; infine bene anche Milos Raonic: il canadese è stato fermato ai quarti da Nadal per 6/4 7/6 6/4. Continua il momento positivo nel doppio femminile di Safarova e Mattek-Sands, che vincono il titolo al terzo set con una danza finale che è stata un cerimoniale di esultanza. Nel doppio maschile perdono, al contrario, i fratelli Bryan in due set (con un doppio 7/5 da parte di Peers e Kontinen).

Barbara Conti