venerdì, 24 novembre 2017
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

2017: tutto ruota intorno
alla legge elettorale
Pubblicato il 02-01-2017


Il discorso di fine anno del presidente Mattarella ha offerto alcuni spunti sul modo in cui il capo dello stato intende affrontare il 2017. In primis, è sembrato chiarissimo che il senso di responsabilità del parlamento verrà misurato sulla capacità di riformare la legge elettorale: solo dopo che verrà varata il presidente sarà disponibile a sciogliere le camere e a indire le nuove elezioni, per non far ripiombare il paese nella palude dell’ingovernabilità. E qui cominciano i problemi. La legge elettorale, infatti, rappresenta le regole del gioco della nostra democrazia e sulla base delle scelte fatte si potrebbe dare un’impronta nuova al funzionamento della repubblica. Cosa succederà allora nel 2017? Partendo dalla premessa che una legge elettorale perfetta non esiste, e che per tutte ci sono indicazioni e controindicazioni, credo che, come prima cosa, si punterà al superamento dell’Italicum. Troppo renziana questa legge per pensare a un parlamento poco renziano che la confermi. Forse addirittura troppo pensata per un Pd forte, cosa che, oggi, non è più. Pare improbabile anche adottare lo stesso modello per il Senato salvato in corner dal voto referendario. Eppure, secondo la mia opinione, l’Italicum, con alcuni accorgimenti, potrebbe essere una buona legge. La conferma del doppio turno, che garantisce la certezza del vincitore, magari abbinata all’abolizione dei capilista bloccati o con un meccanismo di collegio uninominale, trasformerebbe la legge in uno strumento chiarissimo e decisivo. Ma questo sembra un sogno da fantapolitica. Il segretario del Partito Democratico ha rilanciato, nel corso dell’ultima direzione nazionale, puntando sul “Mattarellum”, sistema in vigore fino al 2006. Ma il Mattarellum non è mai stato amato da Berlusconi, spesso vittima delle deboli candidature nei collegi uninominali. Il Mattarellum, inoltre, pareva pensato per un classico sistema bipolare, cosa che oggi, a fronte di una tripolarizzazione della politica, pare ipotesi lontana dalla realtà. Non va inoltre dimenticata una controindicazione sperimentata in più frangenti: il potere di ricatto dei piccoli partiti all’interno delle coalizioni. Lo stesso ritorno al proporzionale, che forse rispecchierebbe la grande frantumazione politica oggi esistente, non potrebbe garantire la governabilità, neanche se mitigato da un premio di maggioranza o da altri correttivi. La partita, quindi, pare davvero molto complessa, ma resta decisiva. Sarà senz’altro la sfida più importante che si troveranno di fronte i parlamentari italiani e i partiti. L’ultima, forse, per tentare di riacquistare, in vista del voto, un briciolo di quella credibilità che pare ormai perduta.

Leonardo Raito

Angela Merkel bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Inps ISTAT italia italicum lavoro Lega legge elettorale M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato Silvio Berlusconi Spagna UE UIL Unione europea USA



Commenti all'articolo
  1. Laddove egli tratta dell’Italicum, sembra che l’Autore sia favorevole al Collegio uninominale, che io invece considero altamente penalizzante per un partito “minore”, perché a mio avviso il proprio candidato potrà difficilmente passare, per via dei numeri, rispetto a quelli dei partiti “maggiori”.

    A meno che non si ragioni di Collegi territorialmente molto ristretti, vedi l’ambito cittadino di un capoluogo, dove il Sindaco è semmai un apprezzato esponente socialista, oppure le file socialiste annoverano al proprio interno una personalità molto stimata, e localmente anche molto conosciuta, ossia figure che in un tale circoscritto contesto possono riscuotere consenso anche ad una elezione politica, ma Collegi di tale misura sono abbastanza irrealistici.

    Un tempo c’erano le Province, che non raramente hanno visto eletti alla Presidenza esponenti socialisti molto benvoluti, i quali potevano ben figurare anche alla prova delle urne in un Collegio uninominale che corrispondesse al territorio provinciale, ma ora quella situazione non esiste più vista la trasformazione subita dall’Ente.

    Questo mio punto di vista pare dunque confliggere con quello dell’Autore di queste righe, ma se da parte sua si guarda con favore al Collegio uninominale una ragione deve pur esservi, che a me probabilmente sfugge, e sarei pertanto interessato a conoscerla, anche per confrontarla coi motivi che mi fanno invece propendere per un sistema ad impronta proporzionale.

    Paolo B. 03.01.2017

  2. Laddove egli tratta dell’Italicum, sembra che l’Autore sia favorevole al Collegio uninominale, che io invece considero altamente penalizzante per un partito “minore”, perché a mio avviso il proprio candidato potrà difficilmente passare, per via dei numeri, rispetto a quelli dei partiti “maggiori”.

    A meno che non si ragioni di Collegi territorialmente molto ristretti, vedi l’ambito cittadino di un capoluogo, dove il Sindaco è semmai un apprezzato esponente socialista, oppure le file socialiste annoverano al proprio interno una personalità molto stimata, e localmente anche molto conosciuta, ossia figure che in un tale circoscritto contesto possono riscuotere consenso anche ad una elezione politica, ma Collegi di tale misura sono abbastanza irrealistici.

    Un tempo c’erano le Province, che non raramente hanno visto eletti alla Presidenza esponenti socialisti molto benvoluti, i quali potevano ben figurare anche alla prova delle urne in un Collegio uninominale che corrispondesse al territorio provinciale, ma ora quella situazione non esiste più vista la trasformazione subita dall’Ente.

    Questo mio punto di vista pare dunque confliggere con quello dell’Autore di queste righe, ma se da parte sua si guarda con favore al Collegio uninominale una ragione deve pur esservi, che a me probabilmente sfugge, e sarei pertanto interessato a conoscerla, anche per confrontarla coi motivi che mi fanno invece propendere per un sistema ad impronta proporzionale.

    Paolo B. 03.01.2017

Lascia un commento