venerdì, 28 aprile 2017
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Opinioni e commenti
 

A Davos il duello sull’economia mondiale
Pubblicato il 18-01-2017


A Davos, in Svizzera, è iniziato ieri il forum annuale sull’economia mondiale che si protrarrà fino a venerdì prossimo. Dalle prime interviste fatte ad alcuni partecipanti è possibile comprendere l’importanza dell’incontro in corso e degli argomenti trattati. Joseph Stiglitz, economista premio nobel ed ex collaboratore di Bill Clinton, presenterà un rapporto dal titolo “Sconfiggere l’economia sommersa” lanciando un appello ai governi per farsi parte attiva nella trasparenza.

Sollecitato dalle domande dei giornalisti sulla politica economica di Trump, manifesta giudizi certamente non positivi sulle qualità del nuovo Presidente statunitense. In proposito ha detto: “Trump non conosce la macroeconomia e farà perdere posti di lavoro”. Proseguendo: “il protezionismo potrebbe avere un impatto di 1,5 punti di PIL nei prossimi 15 anni”. Continuando: “La politica economica di Trump non funzionerà. Non ci credo. Quello che si ostina a non capire è che l’estensione del deficit commerciale dipende soprattutto dalla macroeconomia”. Assumendo l’atteggiamento del professore, aggiunge:

davos“I flussi di capitale in entrata devono eguagliare il deficit commerciale, così come i flussi di investimento devono eguagliare i risparmi domestici. La sua proposta di bilancio potrebbe aumentare il deficit fiscale e questo vorrebbe dire abbassare il risparmio nazionale e quindi un aumento del deficit commerciale. Allo stesso tempo il tasso di cambio potrebbe aumentare. Ma un mondo più chiuso può essere pericoloso per un paese che esporta”. Esemplificando: “Se noi chiudiamo alla Mercedes, loro non comprano le nostre auto”. Tornando al linguaggio dell’economista: “Potrebbe peggiorare il deficit commerciale e l’effetto sarebbe quello di una perdita di migliaia di posti di lavoro. Dal punto di vista macroeconomico la sua politica non può funzionare”.

Timori anche per l’Europa: “Ora si sta concentrando sul Messico e sulla Cina ma in termini di politica globale sono coinvolti tutti. Quello che dobbiamo capire è che noi esportiamo in questi Paesi. Non capisco se vuole avere una guerra commerciale o se solo lo sta annunciando. Nessuno può rivelare quello che succederà. Bisogna attendere fino a venerdì”.

A Davos, Stiglitz insieme a Mark Pieth, un altro economista che ha collaborato al comitato d’inchiesta sui “Panama Papers”, presenta il dossier sull’economia sommersa, cioè sull’evasione fiscale, corruzione, lavaggio del denaro sporco. Ancora Stiglitz ha detto: “Ora che si parla della battaglia della globalizzazione, dobbiamo mettere al centro il problema della trasparenza. Se vogliamo far funzionare la globalizzazione, dobbiamo avere regole globali condivise. E’ nell’interesse di tutti i Paesi che non devono limitarsi ad applicare regole ma devono diventare protagonisti su questo tema”. Poi l’economista si è dichiarato favorevole all’utilizzo della moneta elettronica che evita il sommerso. Per favorirne l’utilizzo occorrerebbero maggiori investimenti in Cyber-sicurezza, concludendo: “Alla lunga i benefici supereranno i costi”.

Grande interesse ha suscitato la presenza della Repubblica Popolare Cinese con Xi Jinping, un funzionario comunista che difende la globalizzazione ed il libero commercio in netta opposizione al protezionismo resuscitato dal ricchissimo tycoon americano, proprietario di grattacieli e circondato da donne, che ripropone la critica al capitalismo globale con gli slogan antagonisti di 15 anni fa. Sembra che a Davos, paradossalmente, stia per iniziare un duello con parti invertite fra il presidente della Repubblica Popolare Cinese ed il nuovo Presidente degli Stati Uniti d’America. Xi Jinping è riuscito a scaldare il pubblico di circa 1.500 delegati riuniti al Forum annuale dichiarando: “dobbiamo dire no al protezionismo”. Spiegando con filosofia orientale: “sarebbe come chiudersi dentro una stanza buia. Vento e pioggia possono restare fuori, ma resteranno fuori anche la luce e l’aria. Nessuno uscirebbe vincitore da una guerra commerciale”. Le parole del Presidente cinese strappano l’applauso alla platea. Naturalmente il messaggio è rivolto a Donald Trump che rinsaldando i rapporti con la Russia lancia l’offensiva contro la Cina vissuta come principale avversario commerciale. A Davos sono assenti sia Trump che Angela Merkel, due sostenitori del protezionismo nella scena mondiale. Il neo Presidente statunitense ha inviato Anthony Scaramucci che fa parte del suo team alla Casa Bianca. L’inviato americano dichiara: “ né gli Stati Uniti né la Cina vogliono una guerra commerciale. Abbiamo molto in comune e forti relazioni bilaterali ma va rivisto il modello degli accordi commerciali asimmetrici sottoscritti dagli Stati Uniti negli ultimi settanta anni. Se verrà fatto, Trump potrebbe essere l’ultima speranza del globalismo”. Insomma, per Trump la Cina dovrebbe smetterla con i suoi dazi occulti, le manipolazioni dei cambi ed i sussidi nascosti al suo export. L’enorme vuoto creato da Trump, fautore del disimpegno per un ritorno all’America First, ha dato l’opportunità a Xi Jinping di proporsi a leader della globalizzazione. Presentatosi al meeting con un look occidentale sobrio e rassicurante, usando toni pacati nel parlare, Xi ha fatto più di quanto si potesse immaginare. Senza nominarlo, di fatto, ha lanciato un asse globale di resistenza ai protezionismi ed ai nazionalismi, ma anche a Trump a tre giorni dal suo giuramento a Washington. Il Presidente Xi ha anche detto: “alcune persone accusano la globalizzazione economica per il caos in cui viviamo oggi, ma molti problemi attuali, dalla crisi dei rifugiati in Europa alla crisi finanziaria di dieci anni fa non sono stati causati da essa. La globalizzazione, è vero, ha creato problemi, ma non va gettato il bambino con l’acqua sporca. Piaccia o no, la globalizzazione è l’enorme oceano dal quale nessuno può tirarsi fuori completamente. La Cina di Xi promette di collaborare e correggere la rotta, dandosi un modello più sostenibile di crescita. E’ un cenno a molte delle legittime critiche a Pechino, improbabile fautrice del liberalismo economico e ora protagonista di una controversa iniziativa per ottenere lo status di economia di mercato che sterilizzerebbe la possibilità di mettere dazi sulla enorme sovraccapacità produttiva”. Nel suo discorso di sessanta minuti, Xi trova lo spazio per l’accordo di Parigi sul riscaldamento globale: “un accordo magnifico, che tutti i firmatari devono rispettare. Responsabilità che dobbiamo assumere nei confronti dei nostri figli”. Non ha perso occasione per proporsi anche come alfiere dell’ambientalismo essendo a conoscenza dei grandi problemi di inquinamento che esistono in Cina.

La lezione fatta quest’anno a Davos è una presa di coscienza dei profondi cambiamenti che stanno avvenendo nel mondo molto velocemente, quasi a progressione geometrica. Ci vorrebbe una grande capacità ad adattarsi, a posizionarsi, trasformarsi per poter cavalcare meglio la tigre. Ma forse esistono soluzioni migliori per l’umanità sui quali poter trovare ottimi accordi: il rispetto dei diritti umani e la soddisfazione dei bisogni degli esseri viventi di questo pianeta in una armonica convivenza pacifica.

Salvatore Rondello

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