sabato, 22 luglio 2017
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Opinioni e commenti
 

Abbandoniamo il rancore
Pubblicato il 22-01-2017


Prima di Salerno avevamo scritto, a tante mani, un documento che parlava di novità. Troppo spesso l’abbiamo inseguita fuori di noi, questa novità, trascurando le cose in cui crediamo, la più importante: la passione politica.

Quando per la prima volta entrai in una sezione socialista, quella del mio paese, insieme a mio padre, fui colpita dalla convivialità e dall’entusiasmo di un gruppo di amici. Fu ciò che mi incuriosì. Con il Congresso di Salerno avevamo messo in campo insieme la passione di tanti giovani e meno giovani compagni, avevamo provato a recuperare quell’entusiasmo. Volevamo elaborare accanto alla linea politica e programmatica, una nuova idea di organizzazione del partito, semplificando i livelli territoriali, snellendo le farraginose procedure interne, che invece in questi mesi ci hanno tenuti appesi, aprendoci alle nuove tecnologie per coinvolgere i nostri iscritti nelle attività interne ed esterne. Di questo volevamo, in questo anno, provare a parlare. Era l’unico modo che ritenevamo utile per vivere, per avviare un vero percorso di revisione delle strutture ad ogni livello, ed adeguarle alle esigenze della modernità. Per abbandonare il rancore e per fare spazio a una generazione che senza alcuna pretesa e guadagno vuole coltivare una propria passione.

Sappiamo di avere avuto alle spalle una particolare vicenda italiana. Non può sfuggirci che in tutto il nostro sistema politico ha prevalso una piegatura personalistica delle formazioni, che, anche per ragioni naturali, non potrà essere eterna. Se è così, pur con tutti i nostri problemi, abbiamo molti anni di vantaggio sugli altri. Le esperienze buone o cattive che abbiamo fatto ci mettono su questo tema in pole position.

Non possiamo infatti cedere alla frammentazione degli interessi particolari, alla prepotenza di pochi, al dilagare del populismo demagogico. In una stagione così complicata come quella che stiamo vivendo si vince solo se si ha l’intelligenza di capire che nessuno si salva da solo. Non ha senso inseguire un piccolo tornaconto minuto se poi non si è in grado nel complesso di rispondere alle grandi questioni e alle grandi sfide che questo tempo ci porta e che questo Paese ci pone. Non c’è rendita di posizione possibile da difendere se non si salvaguardia prima di tutto il patrimonio comune ed indivisibile che in questi anni abbiamo accumulato. Questo vorrei che i ‘i ricorrenti’ lo tenessero a mente.

Oggi abbiamo, tutti insieme, una grossa responsabilità, quella di costruire una nuova classe politica, non con il make up, ma con l’esperienza nell’amministrazione, nel partito, con la pratica quotidiana della politica, che è fatta di assemblee, volantinaggi, confronto con i cittadini, discussione, non di ricorsi giudiziari. Abbiamo il dovere di dare voce, forza e rappresentanza a questa generazione, con cui condividiamo difficoltà e spazi, abbiamo la necessità di rispondere alle richieste di un’altra generazione, quella dei nostri nonni, costretta a campare con 800 euro al mese.

Sabato celebreremo il primo Consiglio Nazionale dopo la sentenza che ha sospeso gli organismi eletti, meno di un anno fa. Ciò che mi auguro è che per la prima volta si dia spazio e voce a chi questo partito dovrà guidarlo negli anni futuri, perché il rischio è che, finita la bagarre personale di questi ultimi anni post elettorali, il Psi diventi terra di nessuno. Vorrei che a giovani e meno giovani compagni dessimo gli strumenti per praticare e battere la via del riformismo, per non essere sopraffatti dal populismo imperante, perché la politica non deve ascoltare le esigenze dei cittadini, ma governarle, che è qualcosa di molto più complesso e impegnativo.

In questi anni, e devo ringraziare il Segretario Nazionale per l’opportunità che mi ha dato, perché la riconoscenza dovrebbe pure essere una virtù in politica come nella vita, ho incontrato tanta gente. Tra queste persone ho conosciuto un compagno coraggioso, Dario, un nostro amministratore con il quale ho mantenuto per molto tempo un rapporto umano prima ancora che politico. Io e Dario da soli in quei mesi abbiamo provato a portare avanti la nostra battaglia. Abbiamo bussato alle porte di tutti i consiglieri regionali, presidenti di regione e alla fine ci siamo riusciti. In 9 regioni la proposta di legge sulle dichiarazioni anticipate di trattamento è stata accolta e messa all’ordine del giorno. Non sono però riuscita a dare ancora a Dario quello che mi chiedeva perché pur essendo la portavoce di questo partito, non ho la forza da sola di alzare muri e costruire ponti. Eppure dovremmo riconoscere innanzitutto il valore delle esigenze dei soggetti sociali, non delle formalità interne. Perché la politica non si fa solo nelle proprie stanze, e questo una grande organizzazione come la nostra dovrebbe comprenderlo immediatamente. Negli ultimi anni, dalle campagne referendarie ad alcune battaglie sindacali, dalle associazioni che si battono per il riconoscimento dei diritti a quelle che si occupano di cittadinanza, molte novità non sono venute dal Palazzo, ma dalla piazza e dalla società nel suo complesso.

Abbandoniamo allora quell’individualismo miope che ci spinge a perdere lo sguardo collettivo sulle cose, è l’unico modo per poter definirci un partito. Non sarà un tesserato in più o uno in meno a cambiarci la vita.

Buon lavoro a tutti noi.

Maria Cristina Rosaria Pisani

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Commenti all'articolo
  1. Carissima Maria Cristina Rosaria
    Condivido pienamente il tuo accorato appello a superare il rancore che tutt’ora impedisce a diversi dirigenti socialisti di concentrarsi solo sull’individuare ciò che può essere condiviso per riavviare un dialogo costruttivo.
    E’ un appello che anch’io da tempo rivolgo nei miei commenti sull’Avanti.
    La passione iniziale per il Socialismo che hai conosciuto seguendo le orme paterne, ti sta sostenendo e alimentando nelle attività che ci hai descritto.
    Per l’incarico di portavoce che ti è stato affidato potresti, adottando tutte le cautele possibili, portare a conoscenza sull’Avanti quali sono a tuo parere i punti e le situazioni più controverse che impediscono questo dialogo?? E avendo questo compito di portavoce perché non inviti i dirigenti in contrasto a manifestare le loro posizioni sull’Avanti??
    Di quale Tribuna Politica Socialista più adeguata e aperta per un confronto congressuale disponiamo??
    Per chi non la conoscesse desidero comunque ricordare che anche ai Partiti politici si addice la massima evangelica che dice: “ Molti saranno i chiamati e pochi gli eletti ”
    Spero che la causa del rancore non si restringa solo agli esiti di questa massima per quanto riguarda gli incarichi istituzionali e di partito ricoperti o assegnati.
    Un vecchio socialista di 83 anni ti ringrazia per il tuo impegno, auspicando che la creatività e l’imparzialità non vengano mai a mancare nella sua applicazione.
    Je suis socialiste

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