mercoledì, 16 agosto 2017
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Opinioni e commenti
 

Alessandro Pietracci
Ora ragionare sulle idee concrete
Pubblicato il 03-01-2017


All’inizio del 2016 in un articolo di “buoni propositi” per l’anno appena iniziato auspicavo che la politica ritrovasse il proprio ruolo di cerniera con la società e che le istituzioni democratiche fossero in grado di essere al centro di una democrazia compiuta, in cui Governo e Parlamento agiscono per il “bene comune” e i cittadini si sentono parte delle decisioni assunte democraticamente. Questo augurio si è tradotto in realtà?

Purtroppo sembra proprio di no. E il quadro nazionale e internazionale non aiuta di certo. Anzi il 2016 ha visto peggiorare sostanzialmente il clima generale ad ogni livello. Referendum (in Gran Bretagna, ma ancor più quello italiano) ed elezioni (come quelle americane), hanno segnato una svolta in negativo di cui non abbiamo ancora compreso la portata e le possibili conseguenze. Nell’ambito sociale la rabbia della gente aumenta, e cerca una valvola di sfogo generalmente prendendosela prima con il governo in carica,  poi con qualche “nemico” esterno.

Oggi il capro espiatorio è l’immigrato, che viene accusato di tutto, dal terrorismo alla mancanza di lavoro. Sappiamo benissimo che questi fenomeni trovano altre ragioni e sono determinati da altri fattori: ma tant’è; sempre più persone si illudono di trovare benessere e sicurezza in scorciatoie populiste o nazionaliste. E poi ci sono innumerevoli focolai di crisi nel resto del mondo. Veramente basterebbe un fiammifero per dare fuoco alle polveri. E nel 2017 ci potrebbero essere varie occasioni perché ciò accada.

Come è ovvio, i’Italia, da sola, può fare ben poco a fronte di questo scenario che riguarda in primo luogo l’ Europa. A livello globale la democrazia, come l’abbiamo conosciuta finora, è in severa crisi ad ogni livello. Lo vediamo anche nel nostro Partito, a cominciare dalla deriva giudiziaria imboccata da un piccolo gruppo di compagni, a livello nazionale, anzichè utilizzare tutti gli strumenti offerti dal confronto democratico.

I Partiti politici possono essere realmente impegnati a governare seriamente, avere magari buone idee per il futuro, programmi innovativi coraggiosi e validi e magari avere leader in possesso di un’ottima preparazione; tutto questo significa poco o comunque è insufficiente a conquistare consensi e convincere i cittadini. Succede purtroppo che l’opinione pubblica, a volte, preferisca le urla di un comico, con invettive violentissime contro il “ceto politico” e affermazioni contraddittorie o grottesche. Non possiamo rassegnarci a questa condizione, assolutamente pericolosa per la nostra democrazia.

Per rispondere a questo clima le forze politiche più responsabili dovrebbero fare un salto di qualità. E invece… Il 2016, anno di elezioni e referendum, ha fatto registrare forti tensioni e scontri. La classe politica si sta autodistruggendo. Sono premiati i peggiori, mentre le persone “normali” scappano a gambe levate. Difficile distinguere i capaci dagli inadeguati. Citando Hegel è scesa una notte “in cui tutte le vacche sono nere”, indistinguibili, invisibili anche quando sono “sul corridoio”, secondo l’immaginifica metafora di Bersani.

Non si sa da dove cominciare. L’Italia sconta problemi endemici che oggi esplodono, a causa di una crisi che dura ormai da oltre un decennio, debilitando il tessuto sociale del Paese: il mai risolto rapporto tra magistratura e politica; la corruzione e il malaffare; l’incontenibile debito pubblico; l’alternarsi delle leggi elettorali; le riforme mancate o incompiute. In fondo la debolezza del sistema che rimane intatta – o si accentua – dopo l’esito referendario, ha penalizzato fortemente chi governa.  Staremo a vedere, anche se elezioni politiche anticipate sono dietro l’angolo.

Da qualche giorno si è concluso l’ iter formativo del nuovo Governo, presieduto da Paolo Gentiloni, che vede la presenza del nostro Segretario Sen. Nencini. L’ augurio che possiamo fare è che non ci si limiti a galleggiare, a tirare a campare, ad amministrare l’ordinarietà, ma a ricercare nuovi slanci ideali e riforme incisive.

Non ci possiamo permettere che si ripeta un altro 2016, con l’aggiunta dell’avvicinarsi della scadenza delle elezioni: notoriamente, a ridosso delle consultazioni, non si mettono in campo opere o proposte significative, al massimo le si promette. La debolezza, anzi la rissosità interna, dei nostri partiti grandi e piccoli, si riversa sulle istituzioni, assediate da una opposizione spesso distruttiva e, all’esterno, da una “piazza” in perenne, anche se silenzioso, tumulto. Ma abbiamo ancora bisogno dei partiti, che rimangono, con i loro difetti e con i loro limiti,  l’ossatura costitutiva dell’ Italia. La democrazia diretta è una chimera, o forse un incubo.

Non si riesce a rinunciare a qualcosa del proprio per costruire qualcosa al servizio della comunità. Questa incapacità è alla base dell’attuale crisi. Questa però è una “predica inutile”, come avrebbe detto Luigi Einaudi.  Penso che la coalizione di Governo, al di là delle inevitabili separatezze tra alleati, anche molto diversi, debba rapidamente trovare la sua ragion d’essere e, soprattutto debba comunicarla ai cittadini in maniera più convincente o più credibile, di quanto non abbiamo fatto finora, la clamorosa sconfitta del 4 dicembre deve pur farci riflettere: il consenso deve essere conquistato e mantenuto giorno per giorno. Come classe dirigente dobbiamo dire qualcosa di chiaro,  elencare le priorità,  ricordare i risultati raggiunti,  pensare a nuovi obbiettivi.

Nei prossimi mesi il PSI dovrebbe farsi promotore di queste istanze. Il nostro piccolo partito non ha posizioni di potere da difendere, quindi è più libero del PD di ragionare sulle idee concrete, quelle che più interessano i cittadini. L’augurio per il 2017 è proprio quello di poter ragionare sulle cose da fare senza attardarsi in insulti reciproci, in assetti di poltrone o in giochi di palazzo. Perché fuori tutto sta cambiando: bisogni, gusti, abitudini, aspettative, visioni del mondo.

Alessandro Pietracci

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Commenti all'articolo
  1. E’ ineccepibile il pensiero dell’Autore, quando dice “Come classe dirigente dobbiamo dire qualcosa di chiaro, elencare le priorità, ricordare i risultati raggiunti, pensare a nuovi obbiettivi”, ma mi sembra nondimeno insufficiente, perché rimane tutto sommato nel generico, il quale generico si presta alle più diverse interpretazioni, anche abbastanza diverse e distanti tra loro .

    Elencare le priorità è sicuramente un passo importante, ma non basta, perché io credo che il comune cittadino non si accontenti più di pronunciamenti tutto sommato astratti, vedi il dire che sul fronte immigrazione occorre accoglienza ma anche controllo, oppure parlare di equità fiscale, o di redistribuzione della ricchezza, o di meriti e bisogni, per fare alcuni esempi tra i tanti.

    Nel senso che al corpo elettorale interessa ormai sapere, a mio giudizio almeno, come un partito tradurrebbe in pratica e in concreto, ossia con quali norme e provvedimenti, l’uno o l’altro principio, perché è a questo punto, e soltanto a questo punto, che si può vedere qual’è la vera linea politica e “ideologica” di quel determinato partito.

    E se la politica tradizionale non è in grado di farlo, come sovente sembra – vuoi per eventuale “incapacità”, vuoi per timore di scontentare l’una o l’altra categoria sociale – viene abbastanza naturale che il “popolo” guardi ad una figura “forte”, confidando per l’appunto sulla sua personalità (e non si deve poi gridare al populismo).

    Sempre a mio modesto avviso, ha ragione l’Autore quando afferma che il PSI “è più libero del PD di ragionare sulle idee concrete, quelle che più interessano i cittadini”, e dovrebbe pertanto cogliere l’occasione per farsi “valere”, dimostrando di avere l’attitudine a “governare” gli eventi, il che è anche il presupposto per una vera autonomia (se un partito “minore”, con alle spalle una grande storia, non esercita questa “opzione” viene probabilmente meno la ragione del suo esistere) .

    Paolo B. 03.01.2017

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