venerdì, 24 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Banche e politica… dei paesi tuoi
Pubblicato il 18-01-2017


La commissione Parlamentare d’inchiesta “MPS” per prendere la navigazione avrà bisogno di tempo, molto tempo. Intanto ci sono fughe solitarie verso l’isola più inaccessibile: la Banca d’Italia. Furbi banchieri incapaci appoggiati dalla politica sono in piena regata per raggiungere l’isola di Palazzo Koch. Il Governatore Ignazio Visco pagherà per tutti, questa è la rotta più breve per traghettare la rivoluzione bancaria italiana che ha visto il dott. Visco girarsi dall’altra parte mentre clienti, azionisti, obbligazionisti, correntisti affogavano in alto mare. Pronti all’arrembaggio della nave ammiraglia, – la Banca d’Italia -, ci sono gli ex amministratori di quegli istituti di credito che “loro stessi” hanno portate sull’orlo del fallimento. L’Italia è davvero il Paese delle meraviglie di Crozza! Ebbene, vi sorprenderò perché mi accingo ad eseguire una strambata sull’argomento banche, infatti, come si dice in gergo marinaresco “cambierò di mura alla barca passando con la poppa al vento senza però alterare la direzione”.

Non sono le banche responsabili del disastro economico-sociale italiano, o meglio lo sono ma anche no, perché loro eseguono gli ordini dei politici, – unici capitani delle pilotine -, padroni e signori di qualsiasi transatlantico che entra in porto. Dunque, la politica. Raccontiamo della politica che è scomparsa dal territorio in quanto ha rinunciato al parlamentare eletto dalla circoscrizione, mi riferisco al deputato che rispondeva direttamente ai cittadini che lo avevano scelto; ed è per loro che si impegnava fino ad avere i finanziamenti utili allo sviluppo delle aree industriali che avevano necessità di infrastrutture adeguate. Insomma, l’eletto, si impegnava perché gli elettori che lo avevano mandarlo in Parlamento potessero crescere e prosperare. Il deputato aveva uno stretto contatto con i suoi sostenitori, al punto che li conosceva uno ad uno. Tutto filava liscio, e l’economia cresceva. Adesso non voglio pensare che i parlamentari di ultima generazione se ne fregano, o meglio se ne fregano solo perché non sanno nulla delle zone dove sono stati eletti, in quanto catapultati dall’alto in luoghi di cui non ne sanno nemmeno l’esistenza. Risultato, praticamente tutte le zone industriali del Paese sono diventate dei cimiteri abbandonati.

Ed è per questo che oggi mi sono chiesto il motivo del livore nei confronti delle banche che sono scappate a gambe levate?! Perché mai i direttori delle piccole filiali di campagna devono finanziare attività e famiglie lasciate morire dalla politica? Certo, le banche, hanno approfittato del vuoto politico per tirare i remi in barca e scappare con i risparmi dei clienti, ma tutto era stato “provocato” dalla Banca d’Italia che, sofferente di torcicollo, era costantemente volta altrove. Quanto fosse importante il ruolo del politico è dimostrato dai fatti, a tal proposito mi viene in mente che a cavallo degli anni 2005-2006 Mauro Del Bue, deputato reggiano, allora sottosegretario alle Infrastrutture si batté con successo per ottenere un finanziamento di 37 milioni di euro, giusto quanti ne mancavano per edificare la stazione mediopadana dell’Alta velocità ubicata a Mancasale di Reggio Emilia. Il finanziamento venne trovato come Fondo Ue per le zone sottoutilizzate, e Mancasale era prevista come tale. Questo è uno dei tanti esempi di cui andare orgogliosi. Non capisco nulla di leggi elettorali, ma una cosa è certa, se eleggi a Palermo un signore che abita Torino, ammesso che sia animato da buona volontà, non conoscerà mai abbastanza le esigenze del comprensorio che lo ha eletto. In molti siamo certi che, semmai dovessimo tornare al quel sistema elettorale le banche tornino con autonomia e autorevolezza sul territorio. Oggi politica e istituti di credito sono soltanto “zombi” in attesa di metamorfosi.

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