lunedì, 20 novembre 2017
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

PM A GIUDIZIO
Pubblicato il 26-01-2017


giudicicassazioneInaugurazione dell’anno giudiziario con il botto e… le scintille. Per la prima volta nella storia dell’apertura dell’anno giudiziario manca l’Anm (Associazione nazionale magistrati), mentre il Procuratore generale della Cassazione Ciccolo bacchetta i Pubblici ministeri.

Viceversa quest’anno era presente tra il pubblico, accanto al Capo dello Stato Sergio Mattarella, Paolo Gentiloni a differenza dell’ex presidente del Consiglio Matteo Renzi, che negli anni scorsi non aveva mai partecipato all’appuntamento.
“Una scelta sofferta e simbolica, che non deve essere letta come uno sgarbo istituzionale”: così i vertici dell’Anm spiegano la loro diserzione della cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario, che si è appena tenuta in Cassazione. Si è trattato della “ferma risposta agli impegni politici non mantenuti” da parte del governo e della “manifestazione del dissenso verso l’intervento normativo che ci preoccupa”. Il riferimento esplicito è al decreto del governo che ha prorogato il mantenimento in servizio fino a 72 anni di “pochissimi magistrati”, 18 in tutto, e tutti con incarichi di vertice alla Corte di Cassazione.

Da parte della Cassazione invece non sono mancati rimproveri verso i pubblici ministeri colpevoli del “fenomeno grave della fuga di notizie”.

“Dinanzi al fenomeno della fuga di notizie – spiega l’alto magistrato, il Pg della Cassazione, Pasquale Ciccolo -, fenomeno grave perché rischia di ledere il principio costituzionale di non colpevolezza, più volte viene invocato l’intervento del mio ufficio, che risulta quasi sempre sterile per la obiettiva difficoltà di individuare le singole responsabilità”. Altro tema “delicato” sollevato dal Pg “è quello del riserbo, sul quale già l’anno scorso mi sono soffermato ricordando che la stessa Corte di Strasburgo ha ribadito che ai magistrati è imposta la massima discrezione anche là dove si sia trattato di sostenere pubblicamente le ragioni e la bontà dell’attività giudiziaria svolta”.
Ma l’auspicio del Procuratore Generale della Cassazione, Paquale Ciccolo, è soprattutto che i magistrati parlino il meno possibile delle loro indagini. Ciccolo definisce “particolarmente delicate, ma solo raramente suscettibili di sindacato in sede disciplinare, le esternazioni di carattere politico e quelle concernenti vicende processuali in corso, potendo esse ingenerare nella collettività il convincimento, non importa se erroneo, che l’attività istituzionale del magistrato possa essere guidata da opinioni personali”. “Pericolo tanto maggiore – sottolinea Ciccolo – quanto più il magistrato sia conosciuto, stante il maggior impatto mediatico delle sue dichiarazioni. Anche questo anno, però, la conclusione del mio intervento vuole essere fiduciosa che l’istituzione giudiziaria farà fronte ai propri compiti, essenziali in ogni contesto sociale”.
Ma non è solo la sferzata contro la mancanza di riserbo e i conseguenti processi mediatici a preoccupare la Cassazione. Il presidente della Cassazione Giovanni Canzio critica nel suo intervento anche le indagini “troppo lunghe”. “Le Corti d’Appello – ricorda il primo presidente – denunciano un incremento esponenziale dei procedimenti legati all’ingresso di migranti, molti dei quali richiedenti protezione internazionale, insieme con la presenza di migliaia di minori non accompagnati. Il fenomeno nella sua complessità pone problemi di natura umanitaria, culturale, economica e sociale ma ha anche ripercussioni considerevoli a carico dell’amministrazione della giustizia, sia per la gravosa gestione dei procedimenti sia per gli alti costi che comporta”. Da qui “l’esigenza di un’urgente ridefinizione legislativa delle relative procedure in termini di semplificazione e accelerazione”. Canzio difende poi l’utilità della riforma penale e ribadisce il suo no al reato di clandestinità, pur sottolineando la necessità di un adeguato sistema repressivo contro il terrorismo internazionale. Canzio si sofferma anche sul tema della prescrizione, irrisoria in Cassazione (colpisce solo l’1,3% dei processi) ma che secondo lui andrebbe bloccata dopo la condanna in primo grado. Pochi dice ancora, sono i processi per corruzione. Nel Paese è molto avvertita la “percezione di una diffusa corruzione sia nella Pubblica amministrazione che tra i privati”, Canzio spiega che però tale percezione “non trova riscontro nelle rilevazioni delle statistiche giudiziarie. Il dato nazionale registra, infatti, un numero esiguo di giudizi penali per siffatti gravi delitti, con appena 273 procedimenti definiti nel 2016 in Cassazione, pari allo 0,5%”.

E sulle adozioni gay ribadisce che la Cassazione “non può e non intende sottrarsi al dovere di apprestare tutela ai diritti fondamentali della persona”, seguendo il “criterio guida dell’interesse preminente del minore”, ma “demandare il via esclusiva alla giurisdizione” la soluzione di questioni su scelte etico-sociali “non è la via preferibile”, sarebbe “da privilegiare il percorso ermeneutico disegnato sulla base di una chiara ed esplicita volontà legislativa”. Canzio chiede una legge per le adozioni e i figli di coppie ‘same sex’.

A ringraziare la Cassazione il ministro della giustizia, Andrea Orlando: “Il Presidente Canzio ha ben illustrato in quale direzione abbia proceduto l’attività di questa Corte, nei molti ambiti nei quali i pronunciamenti della Cassazione hanno inteso accompagnare l’evoluzione di una società sempre più complessa, assicurando congruenza con l’impianto costituzionale e uniforme saldezza degli indirizzi interpretativi”.
“Un compito cruciale, che compete in ultima istanza a questa Corte e dipende, quindi, dal suo funzionamento. Ha giovato – ricorda Orlando – in questo senso, l’adozione di nuovi moduli organizzativi. La riforma del processo civile in Cassazione, varata lo scorso anno, ha rappresentato una prima, rilevante risposta nella direzione auspicata di una riduzione delle pendenze”.
“Il decreto legge n. 168 del 2016 – spiga il Guardasigilli – ha previsto importanti strumenti deflattivi e significative modifiche di rito, anche al fine di favorire il ricorso a forme sintetiche di motivazione. Da questo punto di vista stiamo accompagnando questa indicazione con una serie di sforzi e con un confronto costante con la Procura Generale, con la Corte di Cassazione, con il Consiglio Nazionale Forense e con l’Avvocatura dello Stato. Aggiungo che il disegno di legge di riforma del processo civile, in discussione in Parlamento, si ispira ai medesimi principi di semplificazione”. E conclude sull’operato dell’Esecutivo: “Dovevamo misurarci con tre emergenze: il sovraffollamento carcerario, le carenze di personale, la mole dell’arretrato e i tempi della giustizia. Le abbiamo affrontate”.

Giudizio positivo è stato espresso anche dal Senatore Enrico Buemi, responsabile giustizia del Psi e membro della commissione Giustizia: “Il Procuratore generale e il Presidente della Cassazione con le loro relazioni hanno evidenziato hanno sì evidenziato i mali e i limiti della magistratura, come la fuga delle notizie e i casi di intercettazione, ma – aggiunge – molto è stato fatto in materia in questi ultimi anni”. E aggiunge: “C’è un clima nuovo di collaborazione con l’avvocatura civile e penale. L’Esecutivo inoltre si sta occupando proprio di questi problemi e sta producendo normative per sciogliere gli ultimi nodi”. Inoltre sulla polemica dell’Anm: “Pesa su questo clima positivo il sindacato dei magistrati che non vuole riconoscere e avere una visione più oggettiva della realtà”.

Per quanto riguarda l’assenza dell’Anm, è il vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura (Csm) Giovanni Legnini a lanciare un appello alla distensione nei rapporti fra Anm e governo: “Auspico fortemente – dice rivolto alla platea- che si possano superare le difficoltà proseguendo un percorso di innovazione nell’amministrazione della giustizia”. Ma il presidente dell’Anm PierCamillo Davigo nella conferenza stampa convocata subito dopo l’inaugurazione dell’anno giudiziario in Cassazione afferma per quanto riguarda il decreto che si tratta di “un vulnus senza precedenti in storia repubblica per quanto riguarda l’indipendenza e l’autonomia magistratura”.

Angela Merkel bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Inps ISTAT italia italicum lavoro Lega legge elettorale M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato Silvio Berlusconi Spagna UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento