martedì, 30 maggio 2017
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Opinioni e commenti
 

Antonio Venturino
Riavviare e rafforzare
la politica socialista
Pubblicato il 15-01-2017


Proprio una anno fa, di questi giorni, veniva formalizzata la costituzione del gruppo socialista all’ARS. Fatto che suscitò attenzione e anche una certa sorpresa nell’ambito dei media siciliani, stupore del tutto comprensibile se si tiene conto che il PSI mancava dall’ARS da molto, troppo tempo e che all’ultima tornata elettorale non era nemmeno stata presentata una lista. Unico rappresentante del PSI infatti fu Nino Oddo eletto però nel listino del Presidente.

Vale la pena sottolineare che questo risultato è stato raggiunto grazie alla caparbietà con cui ho perseguito l’obiettivo ma che, naturalmente, non sarebbe stato possibile raggiungere senza la “complicità” degli altri tre deputati regionali.

Il tutto senza cedere mai alle lusinghe che provenivano da più parti e che facevano presagire agli osservatori improbabili passaggi tra le file di altre formazioni (Megafono, Sicilia Futura di Cardinale ecc.) Costruire le relazioni e mediare le posizioni non è stato e non è sempre facile: la delegazione socialista ha origine eterogenea, fatta esclusione come già detto per il deputato Nino Oddo. Gli onorevoli Giovanni Di Giacinto e Antonio Malafarina sono transitati al PSI dopo il naufragio politico del Megafono di Crocetta, formazione più volte pesantemente mortificata in Aula dal suo stesso Presidente fondatore.
Una operazione dunque “di palazzo” nata sulla base di due convincimenti: il primo che la costituzione del Gruppo potesse essere funzionale a rafforzare le iniziative legislative dei singoli deputati, altrimenti ostaggi delle variabili maggioranze crocettiane; il secondo che potesse essere utile a far riaffiorare l’eredità socialista che ha lasciato una impronta nella società siciliana ancora radicata in molti comuni medio-piccoli, ma completamente assente nei piani alti della politica regionale.

Inoltre l’obiettivo era anche quello di tentare di riproporre all’opinione pubblica la riflessione sulla necessità di tornare ad avere partiti organizzati e non solo virtuali o liquidi, come non sono virtuali o liquidi certamente i problemi quotidiani dei cittadini, i problemi economici, del lavoro, l’esclusione sociale, la povertà. Tornare insomma a fare politica con la gente e tra la gente.

Il bicchiere però è rimasto mezzo vuoto. Nel senso che il grande lavorio finalizzato a far riaffacciare i socialisti sula scena sicula è restato incompiuto per diverse cause. La principale è che non siamo stati in grado di celebrare quel congresso regionale che avrebbe dovuto segnare la ripartenza. Senza congresso non c’è linea politica

Ma soprattutto è mancata la comunicazione e l’offerta di politica verso l’esterno, per cui il PSI diventa entità ancora più astratta e virtuale. Questo al di là di una mera valutazione delle percentuali elettorali. Non aver colto la grande occasione di visibilità che la costituzione del gruppo ha dato al PSI regionale, che non ha saputo e voluto trovare il coraggio per cambiare e rinnovare il quadro dirigente, non ha innescato quel processo di rilancio cui tanti giovani siciliani, non solo socialisti, avrebbero potuto guardare con interesse. L’età media della maggioranza degli iscritti conosciuti negli ormai innumerevoli incontri fatti in questi anni è a ridosso o oltre la soglia della pensione. Il partito è invecchiato con lo stesso trend della popolazione, con la spiacevole conseguenza che in molti casi non ha le antenne nella parte ribollente di mutamenti e conflitti della società attuale.

Ciò detto rilevo tuttavia che vi è stato un buon tesseramento, forse il migliore tra le regioni italiane e che avrebbe potuto produrre risultati sicuramente superiori se non ci fossero state le incertezze legate ai noti ricorsi sul congresso nazionale e se il neo costituito Gruppo all’Assemblea Regionale avesse dedicato maggiore attenzione ai tanti temi che sono il nervo scoperto della Sicilia: immigrazione ed emigrazione, disoccupazione, precariato, emarginazione sociale, povertà, mancanza di infrastrutture, acqua e rifiuti, corruzione ancora tropo diffusa. Il governo Crocetta non ha potuto minimamente scalfirli, anche grazie ai nostri “alleati” del PD.

Credo però che non tutti i mali vengano per nuocere: anche se si tratta di una circostanza molto antipatica, per come si è generata, il fatto di dover celebrare nuovamente il congresso nazionale forse ci mette nelle condizioni di riavviare e rafforzare un processo diverso e capire in quale ambito della sinistra o del centro-sinistra si collocherà la politica socialista. Anche e soprattutto in Sicilia, riconsiderando rapporti e alleanze che a volte possono scaturire da ragionamenti ad personam e non da un confronto politico vero e proprio.

L’allucinazione politica che nasce dalle contingenze o dall’imminenza delle scadenze elettorali, con gli abbagli che ne possono derivare, è cosa piuttosto diversa dalla prospettiva di una visione autenticamente riformista.

Far discendere da questa nuova fase che si profila all’orizzonte una opportunità per ridefinire la strategia dei socialisti in Sicilia, dove ci sono appuntamenti importanti che culmineranno con le elezioni regionali di fine anno è indispensabile. Diversamente sarà molto difficile che una deputazione socialista possa nuovamente avere un gruppo nel prossimo Parlamento siciliano.

Antonio Venturino

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