venerdì, 26 maggio 2017
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Opinioni e commenti
 

Astana, al via la tregua. Adesso tocca a Trump
Pubblicato il 24-01-2017


colloqui-di-pace-ad-astanaNon poteva non esserci attrito ad Astana, capitale del Kazhakstan, dove ieri e oggi ci sono stati i colloqui sulla crisi in Siria. Ma per il momento nell’aria si respira un moderato ottimismo visto che Russia, Turchia e Iran hanno raggiunto un accordo per il consolidamento e il monitoraggio del cessate il fuoco in Siria: un’intesa messa nero su bianco sulla dichiarazione finale di Astana.
“Non si tratta di un documento, si tratta di una cessazione delle ostilità, che significa vita per i siriani”, ha detto l’inviato delle Nazioni Unite, Staffan de Mistura.
Non sono mancate tuttavia scaramucce e accuse reciproche, specialmente tra i rappresentanti dell’opposizione siriana e i delegati del Governo di Damasco. Tanto che le delegazioni siriane si sono rifiutate di firmare il documento finale, il capo della delegazione governativa, Bashar Jaafari, appena presa la parola poi ha definito “insolente” il discorso di apertura tenuto dall’opposizione affermando che essa “sostiene i terroristi”. Non solo, ma i siriani di Assad non hanno risparmiato le critiche alla Turchia “uno Stato che ha violato la sovranità siriana fornendo assistenza ai gruppi terroristici e impedendo una soluzione pacifica”. Damasco ha anche chiesto che i colloqui intersiriani di Astana riguardino solamente “le parti siriane”, osservando che la Turchia non dovrebbe prendere parte al dialogo. Da parte sua Ankara invece ha accettato la possibilità che Bashar Assad mantenga “un ruolo politico nella fase di transizione verso la pace”, facendo di fatto cadere la
precondizione dell’uscita di scena del presidente siriano.

Sembra dunque tutto rimandato a Ginevra: l’8 febbraio, nella città svizzera ci sarà infatti un nuovo round di colloqui sotto l’egida dell’Onu. E su questi, certamente, anche Donald Trump e la sua nuova amministrazione potranno far valere la propria voce, più di quanto non abbiano fatto ad Astana con la presenza dell’ambasciatore Usa in Kazakistan. Vladimir Putin, ha ammesso la fragilità di questi negoziati e la necessità d’accordo anche con Assad per l’inizio di una reale transizione verso la pace, anche per questo il ruolo americano resta di vitale importanza. Ma anche Trump rischia di finire incagliato nel disastro del ‘Medio Oriente’, se davvero punta a un’intesa, dovrà accettare che Assad resti al potere con somma irritazione di Israele, dell’Arabia Saudita e delle monarchie del Golfo, cioè dei maggiori alleati americani nella regione che vedono come il fumo negli occhi il consolidamento dell’asse sciita guidato dall’Iran.

“È stata presa la decisione di stabilire un meccanismo trilaterale per sorvegliare e assicurare la completa attuazione del cessate-il-fuoco e per evitare ogni provocazione”, ha dichiarato il ministro degli Esteri kazako, Kairat Abdrakhmov, leggendo il documento finale dei colloqui. Russia e Iran, alleate di Damasco, e la Turchia, principale sostenitrice dei ribelli, si sono impegnate inoltre a “utilizzare la loro influenza” e a fare ricorso a “misure concrete nei confronti di ciascuna parte” per consolidare il cessate il fuoco instaurato il 30 dicembre scorso, ed hanno assicurato di voler “garantire la sovranità, l’indipendenza e l’unità territoriale siriana, nella sua forma di Stato multietnico e multireligioso, non confessionale e democratico”.

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