mercoledì, 18 gennaio 2017
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Opinioni e commenti
 

Carlo Lorenzo Corelli
Dall’Emilia Romagna
un importante contributo progettuale
Pubblicato il 09-01-2017


La sinistra italiana è sofferente, soprattutto quella riformista e di governo. Ad un peso elettorale importante non corrispondono, infatti, riferimenti ideali e politici capaci di ridarle chiarezza di intenti. Mentre alla sua sinistra è un pullulare di formazioni a somma elettorale modesta, tra le quali è difficile distinguere chi sia effettivamente pronto ad alleanze di governo.

Collocare il Psi in questo panorama della sinistra sarebbe piuttosto complicato, se non si facesse chiarezza sul fatto che siamo interessati ai valori, agli ideali ed agli interessi da rappresentare, piuttosto che a posizionarci rispetto agli uni o agli altri.

Di qui nasce, al momento, il nostro maggiore interesse ad analizzare lo stato di salute della sinistra riformista di governo, partendo dal suo principale Partito, il Pd.

Il Pd è frutto della confluenza di quattro filoni politici, quelli comunista, democristiano, socialista e liberale, in parte però tuttora rappresentati anche da altri Partiti e Movimenti.

Un po’ come dire tutto e il contrario di tutto. Un equivoco che fonda la sua ragion d’essere nelle formule, non molto dissimili, del veltroniano “Partito a vocazione maggioritaria” e del renziano “Partito della nazione”, ovvero, in entrambi casi, pur nella loro diversa connotazione, un Partito del potere per il potere.

Per convincerci del contrario non bastano né l’auspicio di Bersani che il Pd possa essere un “campo aperto” dove trovino piena cittadinanza politica tutti quegli apporti, né una qualche similitudine del democristiano Renzi con il socialista Craxi. La convivenza in un unico Partito sono, infatti, ben altra cosa dalle possibili alleanze di governo tra forze politiche distinte. Così come sottoporre, finalmente e per intero, ad una elaborazione critica la vicenda politica craxiana non potrebbe comunque mai portarci alla conclusione che, in Italia come in Europa, popolari e socialisti possano convivere nello stesso Partito.

In realtà, ex Comunisti ed ex Democristiani non sembrano solidali in null’altro che nell’avversione “genetica” al socialismo italiano, il terzo incomodo di sempre. Mentre Socialisti e Liberaldemocratici, che pure hanno tra loro molte ragioni di comunanza e pressoché nessuna per stare assieme a comunisti e democristiani, nel Pd non possono che avere, ed hanno, un peso assolutamente minoritario.

Uscire da questo equivoco, che tiene forzosamente insieme almeno tre aree di pensiero ideale – Comunista, Democristiana a Liberalsocialista – sarebbe salutare per liberare di nuovo energie politiche che, non più compresse in quel coacervo o disperse altrove, potrebbero rappresentare la rinascita della partecipazione come antidoto ai cattivi maestri del tanto-peggio-tanto-meglio.

Forse non è un caso che socialisti approdati nel Pd e socialisti che trasferiscono lo scontro politico nei tribunali siano accomunati nel fare guerra al Psi, gli uni e gli altri per ora uniti nel comune obiettivo di colpirci a morte per sostituirsi a noi.

Dunque, il prossimo congresso del Partito deve mettere in chiaro che non abbiamo alcuna intenzione di soggiacere nè agli uni, né agli altri e di immolarci ad un destino di irrilevanza.

Esiste solo un modo per farlo: lasciare che si liberino tutte le energie per un rinnovamento vero del Partito, che passi attraverso un dibattito senza rendite di posizione.

Presenti dunque, chi vuole, tesi e mozioni congressuali o la propria candidatura alla segreteria, anche se sarebbe improvvido offrire, ai nemici esterni del Partito, la testa del nostro segretario, al quale però dobbiamo chiedere che guidi, con una significativa discontinuità, una transizione indispensabile verso nuovi gruppi dirigenti per porre, assieme a loro, le basi di un cambiamento strategico degli indirizzi politici. Un cambiamento che non può che esprimersi attraverso il riconoscimento di maggiori spazi di manifestazione non solo all’eventuale dissenso, ma anche alle semplici critiche.

Una casa socialista ospitale per tutti i socialisti, che ponga in primo piano, con rinnovata convinzione, le ragioni del socialismo democratico, tradizionali e del nostro tempo, sempre attente alla difesa degli ultimi ed al bene comune, è la strada maestra.

Non si tratta di riproporre, all’interno del Partito, distinzioni che hanno un sapore ormai stantio – destra e sinistra, giovani e anziani – ma di esaltare gli apporti di tutti, ognuno secondo il loro peso e valore, e anche di non temere di affidarci ad una nuova classe dirigente, che possa essere il nostro futuro.

E’ compito, dunque, delle personalità più autorevoli del Partito supportare, con la loro esperienza, la crescita di una nuova classe dirigente e di individuare, assieme, il percorso di rinascita del socialismo, che riunisca, in uno spaccato più ampio di interessi, tra loro complementari, da rappresentare, un movimento Laico e RossoVerde.

Un movimento del quale, per altro, già ci sono le tracce, non solo in casa nostra.

Si pensi, ad esempio, alla convention nazionale della “Marianna” di Giovanni Negri, che si terrà in febbraio a Bologna.

Per parte nostra, in Emilia Romagna, potremmo offrire al congresso un contributo progettuale e, al Partito, una nuova “Bertinoro” che, al pari di quella per la Rosa nel Pugno del 2007, raccolga, in una o due giornate di riflessione, Socialisti, Verdi, Radicali e Liberaldemocratici.

Carlo Lorenzo Corelli
Consigliere nazionale

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