sabato, 24 giugno 2017
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Opinioni e commenti
 

IL GIUDIZIO
Pubblicato il 11-01-2017


poletti-camusso-675-675x275Dopo una lunga attesa arriva finalmente il verdetto della Consulta sul referendum sull’articolo 18 voluto dal sindacato della Cgil. Il quesito referendario che avrebbe reintrodotto l’art.18 e smontato il Jobs act, è stato bocciato dalla Corte Costituzionale.
Nell’odierna camera di consiglio la Corte Costituzionale ha dichiarato: ammissibile la richiesta di referendum denominato “abrogazione disposizioni limitative della responsabilità solidale in materia di appalti” (n. 170 Reg. Referendum); ammissibile la richiesta di referendum denominato “abrogazione disposizioni sul lavoro accessorio (voucher)” (n. 171 Reg. Referendum); inammissibile la richiesta di referendum denominato “abrogazione delle disposizioni in materia di licenziamenti illegittimi ” (n. 169 Reg. Referendum).
Ma la Cgil non si arrende, Susanna Camusso dopo la sentenza ha annunciato: “Continueremo la nostra iniziativa contrattuale e valuteremo di ricorrere alla Corte Europea, perché siamo convinti di aver rispettato le regole”. Mentre da parte del Professor Vittorio Angiolini, legale che ha rappresentato le istanze della Cgil di fronte alla Corte Costituzionale sui referendum sul Jobs Act l’attenzione resta sui voucher: “Ora sui voucher è necessario che il Governo appronti modifiche sostanziali”. E aggiunge: “Prima del referendum, con la tracciabilità dei voucher – spiega l’avvocato – c’era già stato un intervento correttivo che però non è stato sufficiente. Anche una nuova normativa che venisse predisposta ora, deve soddisfare il quesito referendario. Lo strumento dei voucher, che è stato introdotto per le prestazioni occasionali e per rendere trasparente il lavoro nero, è stato usato in maniera scorretta e impropria. Serve una modifica che riformi la sostanza dell’istituto”.
“Da oggi inizia la campagna elettorale sui due sì al referendum sui voucher e sugli appalti, sarà una grande e impegnativa campagna elettorale, il tema è: ‘Libera il lavoro'”, ha detto Susanna Camusso. “Da oggi chiederemo tutti i giorni al governo la data in cui si voterà”. La richiesta del segretario Cgil sui voucher è: nessun correttivo ma il coraggio di azzerarli. “Abbiamo sentito il presidente del consiglio parlare di correttivi. I voucher sono uno strumento malato, bisogna avere il coraggio di azzerare una cosa che promette solo malattia”, ha affermato. Infine, per rispondere ad alcune critiche che erano piovute sul suo sindacato, Camusso ha detto che la Cgil utilizza in voucher l’equivalente di 3 persone e mezzo all’anno, secondo dati forniti dall’Inps.
La decisione come al solito ha diviso il mondo politico tra chi commenta positivamente il giudizio della Consulta e chi invece parla di una sentenza “politica”. La prima a sottolinearlo è stata proprio la Camusso: “Si è dato per scontato l’intervento del governo e dell’Avvocatura che invece non era dovuto ed è stata una scelta politica”.
“Prendiamo atto con rispetto e grande soddisfazione del pronunciamento della Corte Costituzionale sui quesiti referendari. Ciò consente di proseguire, senza cesure, il percorso di riforma del mercato del lavoro, per migliorarne le condizioni nei confronti dei lavoratori rendendolo, nel contempo, più efficiente”. Afferma Lorenzo Guerini, vicesegretario del Partito Democratico.
Su Twitter Andrea Marcucci, senatore Pd, scrive: “Una decisione ineccepibile della Consulta sull’articolo 18. Jobs act è una buona legge, sui voucher sono necessarie modifiche”.


Da parte di Sinistra Italiana invece la decisione è inconcepibile. “Con tutto il dovuto rispetto per le sentenze della Corte Costituzionale, non condividiamo la decisione di dichiarare inammissibile il più importante e significativo tra i referendum sul lavoro, quello sull’art. 18”. Afferma la capogruppo di Sinistra italiana al Senato Loredana De Petris, presidente del Gruppo Misto. “Dal momento che in circostanze analoghe erano stati dichiarati ammissibili altri referendum, è difficile evitare il dubbio che abbiano prevalso considerazioni di natura politica più che costituzionale”. Dice ancora la capogruppo di Sinistra italiana che invita il Governo ad agire: “Ora è dovere del governo fissare subito la data dei due referendum approvati dalla Corte e non cercare di aggirarli con espedienti e trucchi. Ricordiamo che il quesito referendario propone l’abolizione dei voucher e non una loro semplice revisione: rimaneggiare i voucher per evitare il referendum significherebbe espropriare il popolo del suo diritto costituzionale a esprimersi col referendum”.
Fuori dal coro invece il giudizio di Cesare Damiano, Pd. “I problemi sollevati dai referendum sul lavoro – afferma Cesare Damiano, Presidente della Commissione Lavoro alla Camera – vanno comunque affrontati perché evidenziano alcune criticità: l’abuso dei voucher, la tutela dei lavoratori nella catena degli appalti e la crescita, dopo il Jobs Act, dei licenziamenti per motivi disciplinari. Tocca ora alla politica intervenire, indipendentemente dalla tenuta dei Referendum”.
Dalla Lega invece arriva invece l’invito alla Corte Costituzionale di affrettarsi sulla legge elettorale. “La Consulta ha lavorato bene, dimostrando piena autonomia, adesso ci aspettiamo che lavori altrettanto bene, e rapidamente, per arrivare subito ad una sentenza sulla legge elettorale, in modo da poter tornare al voto il prima possibile”. Lo afferma il senatore Roberto Calderoli, vicepresidente del Senato e responsabile organizzazione e territorio della Lega Nord. “Comunque il dato che politicamente oggi emerge è che, a poco più di un mese dal referendum che lo ha spazzato via e dalle sue dimissioni, Renzi ormai non conta proprio più nulla”, conclude.
Non entra nel merito della sentenza, ma attacca il Governo il vicepresidente M5s della Camera, Luigi Di Maio: “Questa primavera saremo chiamati a votare per il referendum che elimina la schiavitù dei voucher. Sarà la spallata definitiva al Pd, a quel partito che ha massacrato i lavoratori più di qualunque altro e mentre lo faceva osava anche definirsi di sinistra!”

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