giovedì, 21 settembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Craxi e la sinistra
Pubblicato il 20-01-2017


Quello del ministro degli Esteri Angelino Alfano non é stato solo un gesto formale. Il ministro ha deposto un mazzo di fiori sulla tomba di Craxi ad Hammamet. Il suo é stato un gesto politico, che si é manifestato con il deciso apprezzamento delle scelte di fondo del leader socialista e con il pieno consenso all’intestazione di un luogo di Milano alla sua memoria. Il segretario del Psi Nencini si recherà appositamente nel capoluogo lombardo e incontrerà il sindaco di Milano Sala per sollecitarlo ad assumere una decisione. Si sono diradate molte tensioni dal biennio giudiziario 1992-1994, sono state scritte migliaia di pagine sulla fase che fece esplodere la vecchia partitocrazia come un vulcano, originato dalla fine del comunismo. Molta acqua é passata sotto i ponti, ma ancora su Craxi si stenta a esprimere un giudizio equilibrato. Come se la sua fosse un’ombra ancora presente e della quale non ci si può liberare.

Non può che continuare a destare un certo stupore il fatto che Craxi, segretario del Psi per 17 anni, presidente del Consiglio di un governo di centro-sinistra, vice presidente dell’Internazionale socialista, continui ad essere osteggiato da larga parte della sinistra e apprezzato da larga parte della destra. Fu Craxi un uomo di destra? I suoi rapporti internazionali con i socialisti europei, da Mitterand e soprattutto Gonzales e Soares, ma anche Brandt, le sue lotte e il suo concreto sostegno ai popoli oppressi dalle dittature, a cominciare da quello cileno, il suo dialogo continuo con il leader della lotta di liberazione del popolo palestinese, ma anche le sue scelte di governo, dalla lotta vinta all’inflazione, a Sigonella, alla condanna dei bombardamenti americani su Tripoli e Bengasi, nonchè i referendum su nucleare e giustizia, le battaglie sui diritti civili, lo possono mai conciliare con le caratteristiche di uomo di destra?

Il vero problema per la sinistra italiana é che Craxi è stato un anticomunista, o un acomunista come si autodefiniva lo stesso Riccardo Lombardi. Craxi, delfino del Nenni post ’56, è stato un autonomista che ai comunisti si é contrapposto a partire dall’Ungheria, poi col centro-sinistra e l’unificazione, l’eurosocialismo, i missili a Comiso, la scala mobile e la guerra all’Iraq. Ha avuto sempre ragione nelle polemiche a sinistra, come annota nel suo bell’articolo sul Dubbio Piero Sansonetti. Questa é oggi la sua vera colpa, assai di più di quelle, peraltro costruite sul “non poteva non sapere”, a lui solo applicato tra i leader politici, di carattere giudiziario. Se bastassero queste ultime per impedire l’intitolazione di una via, di una piazza, di un luogo qualsiasi, dovremmo abolire tutte le intestazioni a Giovanni Giolitti, a Francesco Crispi, per gli scandali bancari, a Umberto I, per la complicità con la strage di Bava Beccaris, a Moranino condannato all’ergastolo per omicidio, per non parlare delle sette vie Littorio, una dedicata a Stalin in provincia di Agrigento e una a Mussolini nella campagna veneta, delle vie Stalingrado e Leningrado che non esistono più nemmeno in Russia. Molteplici sono le vie intestate a Togliatti e a Lenin, e in provincia di Reggio Emilia sopravvive il suo monumento. Nonostante le loro responsabilità in diversi fatti di sangue. E che dire di Cavour che confessò di aver pagato e ricevuto tangenti e dello stesso Dante Alighieri condannato per concussione e di Caravaggio per omicidio?

Davvero sono le questioni giudiziarie a impedire l’intitolazione di un luogo nella sua Milano? Ammettiamo anche che siano tutte giustificate e che abbiano torto i suoi due avvocati Giannino Guiso e Niccolò Amato a parlare di giustizia politica e ammettiamo che abbia perfino ragione Di Pietro a ritenere che almeno parte dei finanziamenti illeciti siano finiti nelle sue tasche (quando però sappiamo bene che quei fondi venivano usati anche per finanziare movimenti di liberazione). Ma ammettiamo per un momento che non sia stato cosi. Come si é applicato solo a lui il teorema del “non poteva non sapere”, prendiamo atto che viene applicato solo a lui quello del “rifiuto del ricordo per chi ha subito provvedimenti giudiziari”. E’ troppo facile desumere logicamente che i veti siano d’origine politica e che le colpe di Craxi siano da attribuire alle sue battaglie vinte, alle sue ragioni storiche.

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Commenti all'articolo
  1. Caro Direttore,condivido il tuo ricordo sull’operato di Craxi e non mi meraviglierei se oltre a Salvini, qualcun altro, magari di sinistra si opponesse all’intitolazione di una strada a Milano a Sua Memoria.
    Come fai intendere tu, ma io lo affermo senza esitare,L’Italia è piena di strade e piazze, intitolate a personaggi ai quali ancora oggi, le loro mani grondano di sangue.

  2. Mauro. Mi chiedevo alcuni giorni fa del perchè non fossimo ancora riusciti, e non parlo solo del PSI, a fare un grande convegno storico-politico sulla figura di Craxi. Ti giro la domanda. Perchè?

  3. Prima o poi la verità verrà a galla e la storia si prenderà la sua rivincita.
    Ricordiamoci il discorso di Craxi in Parlamento, dove si esplicava in che modo si finanziava la politica, nessuno dei parlamentari ebbe a ridire, salvo poi fomentare la gente a tirare le monetine fuori dall’hotel.
    Dopo venticinque anni dall’inizio di tangentopoli vediamo bene a che punto è la moralità politica in Italia sia nelle regioni che nei comuni.
    Anche oggi ci sono i tagliagole, i puri che giudicano all’istante e non aspettano la fine dei giudizi dei tribunali.

  4. La Sintesi dell’avversione a Craxi, per gli avvenimenti storici in cui coraggiosamente Craxi è stato protagonista , sono riassunti nell’ultima riga del tuo intervento: i veti nei suoi confronti non sono di natura giudiziaria ma politica per le sue battaglie vinte sotto il profilo della Storia per quanto riguarda la natura del Comunismo, per l’opposizione al compromesso storico tra DC e PCI e all’Establishment che lo sosteneva, per quelle dell’innovazione nella politica economica, dei diritti civili, della politica estera e del disegno delle grande Riforma costituzionale di tipo presidenziale.
    La grandissima parte della Cultura e degli intellettuali della Sistra e di parte della Magistratura che furono egemonizzati dal PCI, con la caduta del muro di Berlino videro fallire e messe a nudo le Tesi con cui avevano avversato la Segreteria craxiana.
    Il contributo degli USA, che avversavano la politica estera di Craxi nel Medio Oriente, facilitò il compito dei suoi avversari per cui la soluzione giudiziaria fu utilizzata come capro espiatorio per evitare che il Vincitore di fronte alla Storia ne cogliesse i frutti.
    Quei professionisti di quella Cultura e quegli intellettuali è sopravvissuta a Craxi, per cui oggi una Sua riabilitazione equivarrebbe alla condanna della loro sconfitta.
    Noi continuiamo a registrare le contraddizioni con cui si esprimono sia le Istituzioni che gli avversari di Craxi.
    Fin’ora possiamo registrare l’offerta di un funerale di Stato del Governo D’Alema, la presenza del Ministro Dini e del Vice Ministro Minniti alle sue esequie, l’omaggio dell’ex Presidente della Repubblica Cossiga sul palco di Piazza Navona (ero presente con una bandiera socialista), l’omaggio alla vedova nel decennale da parte del Presidente della Repubblica Napolitano, del Presidente del Consiglio Berlusconi e di alcuni suoi Ministri, del Ministro Alfano ed infine dei vari apprezzamenti e riconoscimenti da parte di altri Ministri, politici, rappresentanti della cultura, dello spettacolo, dell’economia e per concludere di diversi Leaders a livello internazionale.
    E desidero ancora una volta concludere con i versi di un altro grande esulo come Ugo Foscolo, immaginando Craxi sulla spiaggia di Hammamet con lo sguardo rivolto verso l’Italia: “ ….Ma io deluse a voi le palme tendo, e se da lungi i miei tetti saluto sento gli avversi Numi e le secrete cure che al viver tuo furon tempesta e prego anch’io nel tuo porto quiete. Questo di tanta speme oggi mi resta !!! Straniere genti l’ossa mia rendete al petto della Madre mesta. (la sua tanto amata Madre Patria).”
    Je suis socialiste

  5. A me sembra abbastanza strano, e un po’ contraddittorio, e forsanche un poco stucchevole, il sentir parlare di “destra” come un corpo unico, dal quale tutto tenersi alla larga, mentre alla “sinistra” viene invece accreditata una pluralità di posizioni, e di sensibilità, e quindi c’è sempre modo di trovarvi il giusto interlocutore.

    Io penso che un “riformista” dovrebbe uscire da questo schema, e riconoscere che anche dal fronte “destro”, o da una sua parte, possono uscire idee buone e condivisibili, e muoversi pertanto di conseguenza, e del resto il cosiddetto “socialismo democratico”, ossia quello cui la storia pare aver dato ragione, ebbe da noi ad allearsi, se non erro, con chi allora veniva ritenuto appartenere alla “destra”.

    Paolo B. 21.01.2017

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