venerdì, 24 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Aeham Ahmad, il pianista di Damasco al Centro Culturale Candiani
Pubblicato il 16-01-2017


Aeham AhmadDopo il tutto esaurito del primo concerto del nuovo anno con la Medfreeorkestra sabato scorso, un altro concerto da non perdere domenica 22 gennaio alle ore 18.00 al Centro Culturale Candiani, nella prima delle due date nel nord Italia, di un talento straordinario.
Il suo nome è Aeham Ahmad, ma è entrato nella leggenda come il pianista di Yarmouk: le immagini che lo ritraggono al pianoforte tra le macerie nel suo quartiere alle porte di Damasco, hanno commosso il mondo intero.
È stato il giorno in cui l’Isis gli ha bruciato il pianoforte che Aeham ha deciso di fuggire e venire in Europa. La musica Aeham l’ha nel cuore, da sempre: classe 1989, pianista, Aeham Ahmad lavorava nel negozio di strumenti musicali di suo padre, violinista non vedente.
“All’inizio dell’assedio volevo rinunciare alla musica, restare neutrale nel conflitto siriano. Vendevo falafel, e tenevo la musica chiusa nel cuore. Ma dopo sei mesi, non riuscivo più a contenerla: era più forte di me. Perciò ho ripreso il mio piano, l’ho fissato sul carretto dello zio ortolano, e ho cominciato a trasportarlo fra i quartieri più segnati dalla guerra per ridare speranza cantando per la gente stremata dall’assedio delle truppe di Assad, dai jihaidisti, dai bombardamenti e dalla fame”. Aeham Ahmad diventa il pianista di Yarmuk, campo profughi palestinesi alle porte di Damasco.
I video in cui lo si vede suonare sui cumuli di macerie hanno fatto il giro del mondo e tutto il mondo conosce la sua storia interrotta il giorno in cui i miliziani dell’ISIS bruciarono il suo pianoforte in quanto haram – proibito.
Ha percorso le migliaia di chilometri che separano Damasco da Berlino a piedi, su bagnarole di fortuna, autobus devastati, solo con uno zaino in spalla e la miseria a tracolla.
In Germania ha trovato rifugio in un vecchio motel abbandonato, dove ha ricominciato a fare ciò che faceva a Yarmuk: suonare e cantare per i bambini sballottati dall’esilio.
Ha iniziato a fare concerti e ha ricevuto un premio per il suo impegno a favore dei diritti umani
Nell’agosto 2016 ha pubblicato il suo primo disco, Music For Hope, una ventina di tracce che raccontano il dramma della guerra in Siria fondendo la musica classica con il canto arabo. Entro la fine del 2017 pubblicherà un altro album e un’autobiografia. Intanto è partito il 6 gennaio a Locorotondo (Ba), il 7 a Roma il primo tour in Italia che prosegue il 22 al Centro Culturale Candiani a Mestre, il 27 a Taranto, il 2 febbraio a Firenze e il 4 ad Aosta.

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