sabato, 24 giugno 2017
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Opinioni e commenti
 

Dall’Europa tirata di orecchie all’Italia sul debito
Pubblicato il 16-01-2017


commissione-europeaLa Commissione Ue invierà oggi una lettera all’Italia in cui chiede al Governo di assumere impegni precisi sulla correzione dei conti entro il primo febbraio, data della pubblicazione delle nuove previsioni economiche. Secondo quanto anticipato da Repubblica il ‘gap’ da colmare per rispettare gli accordi sulla riduzione del deficit strutturale è pari allo 0,2% del pil, quindi già uno ‘sconto’ rispetto alla differenza di 0,3% evidenziata a novembre nell’opinione sulla legge di stabilità.

Ma il Mef rivela che da Bruxelles non è arrivato nessun avviso in tal senso. “Sono in corso in questi giorni contatti con la Commissione – affermano fonti del Ministero dell’Economia e delle Finanze – per valutare i passi opportuni per evitare l’apertura di una procedura di infrazione e al tempo stesso scongiurare il rischio che interventi restrittivi sul bilancio compromettano la crescita riavviata nell’economia nazionale a partire dal 2014 ma ancora debole”. Le stesse fonti del Mef fanno rilevare come “peraltro non è ancora pervenuta alcuna lettera” da Bruxelles.

Il 5 dicembre scorso, ricordano al Tesoro, si è tenuta una riunione dell’Eurogruppo nella quale i ministri delle finanze della Zona euro hanno invitato l’Italia fare passi utili ad assicurare che il bilancio 2017 risulti conforme alle regole del Patto di stabilità e crescita. “Tali passi – fanno rilevare dal Mef – sarebbero cruciali per evitare l’apertura di una procedura di infrazione a causa dell’elevato livello di debito pubblico”. Dal canto suo, “il Governo italiano ha già ricordato che il percorso di riduzione del rapporto debito pubblico/PIL, stabilizzatosi rispetto alla tendenza degli ultimi 8 anni, non registra ancora un’adeguata propensione alla contrazione a causa di due fattori fuori dal controllo del Governo: l’andamento dei prezzi negativo che incide sull’andamento nominale del prodotto interno lordo (proprio oggi l’Istat ha confermato che in media nell’anno 2016 i prezzi al consumo hanno registrato una variazione negativa (-0,1%) come non accadeva dal 1959; le condizioni avverse dei mercati finanziari che non hanno reso possibile la cessione di beni del patrimonio dello Stato a condizioni adeguate (pur in presenza di una dinamica insoddisfacente del debito pubblico, infatti, è intenzione del Governo evitare di svendere asset nazionali)”.

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