martedì, 25 aprile 2017
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Opinioni e commenti
 

Morto Lelio Lagorio. Nencini: “Ha educato molto di noi”
Pubblicato il 07-01-2017


Lelio Lagorio Sandro Pertini“Si è spento poche ore fa Lelio Lagorio. L’ho conosciuto bene. Ha educato molti di noi al riformismo socialista. È’ stato uomo di governo, il primo socialista alla Difesa. Le caserme aperte furono opera sua. È’ stato sindaco di Firenze e Presidente della Regione Toscana nel 1970. Ci sono stati utili i suoi consigli: nelle istituzioni ci si sta per servire lo Stato, non per asservirlo. Lelio fu europeista convinto almeno quanto fu un convinto sostenitore dell’autonomia del partito. Un modo di ragionare stringente, elegante, colto.  Ci mancherà. Ciao Lelio”. È il pensiero che il Segretario del PSI Riccardo Nencini, rivolge a Lelio Lavorio, esponente di spicco del socialismo italiano, scomparso questa mattina all’età di 91 anni.  Lagorio era nato a Trieste 91 anni fa, ma fin da piccolo con la famiglia si era trasferito a Firenze. Socialista, per pochi mesi, nel 1965, fu anche sindaco di Firenze. Divenne poi il primo presidente della Regione Toscana, dal 1970 al 1978, e fu eletto per nove volte in Parlamento.

Lagorio divenne ministro della Difesa, dal 1980 al 1983, e poi ministro del Turismo e dello Spettacolo, dal 1983 al 1986. Successivamente fu capogruppo del Psi alla Camera e al Parlamento europeo. Fu anche il primo socialista italiano eletto Vice-Presidente dell’Unione dei partiti socialisti della Comunità Europea (1990-1992).

Per Bobo Craxi “Lagorio è esempio di una generazione che non finiremo mai di rimpiangere”. “Mi unisco – ha aggiunto – alle parole di cordoglio già espresse per la morte di Lelio Lagorio, un compagno e un autorevole uomo politico, di nascita triestina, ma da tutti giustamente ricordato come illustre fiorentino che in molti hanno avuto la fortuna di conoscere e apprezzare”.

 “Fu uno stimato ministro della Difesa”, ricorda Craxi, “quando i socialisti tornarono al Governo nel 1980 e fu ministro dello Sport e dello Spettacolo durante l’esecutivo presieduto da mio padre, Bettino Craxi, di cui fu leale sostenitore e amico negli anni della battaglia autonomista, in quelli dei successi e in quelli delle difficoltà. Lo ricordo con l’affetto e la devozione con la quale si deve guardare a una generazione di uomini politici e servitori dello Stato di grande valore”.

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