lunedì, 21 agosto 2017
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Opinioni e commenti
 

Francesco Brancaccio
L’Italia ha bisogno di una vera coalizione riformista
Pubblicato il 24-01-2017


Da tempo ribadiamo che il nostro Paese ha bisogno di riunire le culture politiche che senza finzioni sentono l’esigenza di dar corpo e spazio alle diverse culture riformiste che si trovano nelle politiche laiche, liberiste, ambientaliste e socialiste.

A nostro avviso rafforzare questo processo di unificazione consentirebbe all’Italia di sviluppare con maggiore celerità quel processo di rilancio economico e sociale già presente in tanti stati europei e che sappia dare risposte certe e credibili alle esigenze delle fasce sociali più deboli. Una forza politica che guardi con attenzione alle esigenze dell’economia, con la consapevolezza che la stessa si muove all’interno di un sistema sempre più globalizzato, ben sapendo che congiuntamente a ciò bisogna dare risposte di lavoro certo alle nuove generazioni. Servono maggiori garanzie nel mondo del lavoro in modo da salvaguardarne la sicurezza sia nel suo svolgimento che nella sua tenuta nel tempo.

La società italiana negli ultimi anni ha subito diverse trasformazioni sociali che di conseguenza chiedono maggiore laicità nelle scelte legislative e di governo, per dare loro risposte certe, di uguaglianza ed equità.

Politiche inerenti il lavoro, i diritti civili e sociali, la ricerca e la scuola, l’ambiente e la salvaguardia del territorio hanno bisogno di una forza politica riformista, democratica e socialista saldamente ancorata al Partito Socialista Europeo. Si deve costruire una sinistra plurale e riformista di cui oggi l’Italia e l’Europa hanno bisogno , una sinistra dei nuovi diritti da conquistare senza restringere quelli acquisiti, che persegue il progresso collettivo senza cedere al buonismo, che si misura con l’oggi coltivando il domani nella concretezza, che non cede sui principi dai quali discende ma che, al contempo, faccia sua la complessità del tessuto sociale, tenga conto delle mille sfaccettature del mondo che pretende di cambiare, che coltivi un’autentica reciprocità muovendo dalla legittimazione delle ragioni altrui, che assuma un carattere convintamente repubblicano, che si ritrovi in quel terreno comune di valori e principi che ci rendono parte di un tutto chiamato Italia. L’Italia ha bisogno di un partito riformista che deve vivere nella società, deve stare nel Paese, nei luoghi dove si generano le fratture sociali, nei luoghi del conflitto, nelle fabbriche. Deve saper coniugare la solidità di un radicamento vero ed autentico con l’esigenza di andare oltre, di superare gli steccati dell’appartenenza, di sfidare la liquidità di questo tempo nel quale al convincimento s’è sostituito l’umore, di convincere anche chi non è convinto, di ripensare anche le proprie ragioni sull’altare di quel che è possibile oggi, di fare i conti con quel che è.

Ma deve necessariamente essere riformista nel senso che deve assumere la concretezza come visione, deve essere in grado di coniugare presente e futuro, deve andare oltre la difesa autoreferenziale di principi e valori che non trovano riscontro, deve imparare a fare i conti con quel che è possibile e quello che non lo è, deve fare propria la fatica della responsabilità di un cambiamento da esercitare e non semplicemente da proclamare.

Francesco Brancaccio

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Commenti all'articolo
  1. Trovo azzeccato il titolo “L’Italia ha bisogno di una vera coalizione riformista”, vuoi per l’anelito riformista vuoi perché vi si parla di coalizione, concetto che non trova però corrispondenza nel testo, laddove si legge che c’è “bisogno di una forza politica riformista, democratica e socialista saldamente ancorata al Partito Socialista Europeo”, e più avanti “L’Italia ha bisogno di un partito riformista che deve vivere nella società…”, nel senso che la coalizione diventa poi partito, ossia una sola entità anziché un “composto” di alleati.

    A me pare invece che in questo momento, se si vuole veramente tentare un’azione riformista, che dia risposta ai complessi problemi che ha di fronte la nostra società, occorre riunire tutte le energie riformiste del Paese, o almeno provarci, ma non vedo come le medesime potrebbero confluire in un solo soggetto politico, collocato aprioristicamente a sinistra.

    Ritengo invece più realistico che le forze di ispirazione riformista, indipendentemente dalla collocazione che si sono date negli anni del dopo Tangentopoli, trovino la capacità di collaborare per dare sostanza e concretezza al principio di soddisfare i bisogni e riconoscere i meriti e per trovar soluzione alle tribolate questioni dell’oggi, perché se le stesse rimanessero insolute non ci si dovrebbe poi stupire se avesse a prevalere il cosiddetto “populismo”

    E una tale collaborazione a me pare realizzabile con un sistema elettorale di tipo proporzionale, che vedo come il “contesto” nel quale ii riformisti possono mantenere la propria identità ed esercitare altresì la propria potenzialità riformista, anche se entrano in coalizione con altre forze, una potenzialità che una volta espressa può divenire trainante se riesce per l’appunto a proporre idonee e credibili soluzioni ai problemi.

    Paolo B. 26.01.2017

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