domenica, 30 aprile 2017
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Opinioni e commenti
 

Hamon e Schulz: la sinistra ritrova i suoi linguaggi
Pubblicato il 30-01-2017


Benoit Hamon in Francia vince le primarie del partito socialista (battendo Valls) nel giorno in cui a Berlino Martin Schulz conferma la sua candidature alla Cancelleria in contrapposizione alla destra di Angela Merkel e all’ultradestra xenofoba di Frauke Petry. Due candidati che sembrano recuperare, almeno timidamente, il linguaggio tradizionale della sinistra.
Schulz nel suo discorso di investitura ha liquidato la “grande coalizione affermando che “l’Spd partecipa alle elezioni del 2017 per diventare la prima forza politica del Paese. E io corro per diventare cancelliere”. Ha lanciato un duro attacco tanto all’Afd facendo riferimento a un terribile passato che ancora imbarazza la Germania (“Frauke Petry si allea con il Front National in un paese che ha conosciuto un nazionalismo aggressivo e il suo partito non è un’Alternativa per la Germania, ma una vergogna per la Repubblica federale tedesca”). Ma non ha risparmiato accuse alla coalizione di destra che sostiene la Merkel e in particolare alla Csu di Horst Seehofer (“Battere le mani a Viktor Orban ha rappresentato un affronto aperto agli interessi della Germania”). Ma soprattutto ha messo sotto accusa le politiche economiche dell’attuale governo e il ministro delle finanze, Wolfgang Schaeuble: “Il fatto che il ministro delle Finanze voglia usare il surplus di bilancio per tagliare le tasse, invece di investirlo per i nostri figli, vuol dire che serve un ministro delle finanze socialdemocratico”. La Spd di Martin Schulz, infine, ripropone come obiettivo una società più giusta da realizzare attraverso anche una riforma fiscale che ripristini una vera progressività (la leva delle imposte, cioè, per ridistribuire realmente la ricchezza).
Non è diversa l’impostazione di Benoit Hamon, “allievo” di Lionel Jospin, da sempre aspramente critico nei confronti della fallimentare interpretazione della politica socialista fornita da Hollande e Valls. Ha sconfitto a sorpresa e largamente Manuel Valls uno dei cinque in camicia bianca alla Festa dell’Unità di qualche anno fa insieme a Renzi; oggi quella foto con il tramonto del francese, il rovinoso fallimento dello spagnolo Pedro Sanchez e la non entusiasmante performance al referendum dell’ex presidente del consiglio, è l’immagine storicizzata della “terza via” blairiana devastata dalla durezza della crisi che non sembra ammettere troppe mediazioni con il liberismo trionfante. L’esponente della Gauche interna al Psf dai sondaggi non era considerato e, invece, come è spesso capitato negli ultimi anni, ha superato abbondantemente il favorito: 58 per cento a 41.
Hamon parla di reddito universale, di politiche energetiche nel segno dei principi ecologici (abolizione delle auto diesel entro il 2025, contenimento del ricorso al nucleare per produrre energia, sviluppo delle fonti rinnovabili), di interventi sociali a sostegno dei più deboli, di orario di lavoro a trentadue ore, di una tassa per le aziende che introducono i robot. E nel giorno di questa prima imprevedibile vittoria dice: “Dobbiamo immaginare risposte nuove, riflettere sul mondo per com’è e non per com’era”. Riscopre, insomma, sull’onda del messaggio di Bernie Sanders, quei valori che l’Eliseo negli ultimi quattro anni ha riposto in soffitta (non a caso tra le proposte di Hamon c’è anche la cancellazione della “loi travail”). Tanto l’impresa di Schulz quanto quella di Hamon (che dovrà provare a conquistare il turno di ballottaggio togliendo il posto o a Marine Le Pen o a Francois Fillon, cioè destra estrema e destra tradizionale) sono obiettivamente disperate. La Merkel è fortissima mentre il francese è stretto a sinistra tra Jean Luc Mélanchon e il verde Yannik Jadot (con i quali proverà ad aprire un dialogo) mentre al centro gli fa quasi da argine l’ex compagno di partito (il volto tecnocratico di una sinistra a pezzi) Emmanuel Macron. Ma il recupero, seppur timido, di antiche tradizioni almeno lascia ben sperare.

Antonio Maglie

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