venerdì, 24 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

I nominati
Pubblicato il 30-01-2017


L’intermittente e molto spesso fasullo dibattito sui “nominati” è, ancora una volta, una specialità della politica italiana. Perchè, in tutti gli altri paesi d’Europa occidentale (e , forse, non solo) il problema non esiste. E non esiste perchè ci sono ancora i partiti. E perchè il giustizialismo non è ancora la cultura dominante.
In Europa occidentale, allora, le liste le fanno i partiti. O, più esattamente, i loro gruppi dirigenti. Assieme ai loro comitati locali, in caso di elezioni con il sistema uninominale. Tenendo conto, diciamo così, degli equilibri interni e delle situazioni locali in caso di elezioni a scrutinio di lista. “Società civile” non pervenuta. Elezioni primarie sì: ma solo per designare il candidato alle massime cariche elettive, per il resto, esistono i congressi (in questo quadro, l’elezione di Corbyn, e da parte di una platea più ampia, rappresenta una novità ).

In Italia, ai tempi della mai abbastanza deprecata prima repubblica, esistevano, come è noto, il proporzionale con le sue preferenze multiple e le sue teste di lista. Le prime sarebbero state viste con orrore dai Segni e dagli Occhetto, come simbolo della partitocrazia e delle sue abbiette mediazioni correntizie, tanto da essere la prima vittima della stagione referendaria. Mentre il loro obbiettivo reale era quello di impedire lo scontro di tutti contro tutti legato alla preferenza unica, con l’annessa probabile prevalenza del candidato più dotato di mezzi e con il quasi certo condizionamento da parte di gruppi esterni, criminali o meno.

L’inserimento, poi, nella testa di lista, magari con il numero uno (allora si scrivevano i numeri sulla scheda), non era affatto una nomina ma una indicazione per gli elettori certamente sì. Significava che il Partito (soprattutto comunista ma, ai tempi di Craxi, anche socialista) teneva particolarmente all’elezione del Personaggio (politico ma soprattutto intellettuale) tanto meritevole quanto privo delle radici locali e dei mezzi finanziari necessari per arrivare in Parlamento. E, da questo punto di vista, le designazioni hanno funzionato alla perfezione.

Ma è con la rivoluzione di Tangentopoli e l’annessa stagione referendaria che il sistema muta radicalmente. e certamente non in meglio. Per prima cosa compare la preferenza unica. E con essa le due conseguenze esiziali che abbiamo già ricordato: la perdita di ogni controllo da parte dei partiti e dei loro gruppi dirigenti su di una campagna elettorale ridotta ad uno scontro di tutti contro tutti; e l’aumento verticale dei costi delle campagne elettorali. Per evitare questo duplice pericolo il diritto di esprimere una preferenza sarebbe stato, da allora in poi, sottratto ai cittadini, almeno a livello nazionale Per essere sostituito, sia con il mattarellum che con il porcellum dal sistema delle liste bloccate formate, nel caso specifico senza alcuna procedura sia pur lontanamente democratica e, quindi, a totale arbitrio di ristretti gruppi dirigenti. Senza che  nessuno, almeno all’epoca ma anche dopo, avesse qualcosa da obbiettare.

A ciò il Mattarellum aggiungeva, per il 75% di parlamentari eletti nel sistema eletttorale a un turno, due ulteriori ignominie.
La prima era quella che spingeva, soprattutto nell’area di centro-sinistra, i vari cespugli, per i quali lo sbarramento del 4% (e sul 25% dei seggi…) rappresentava un ostacolo insuperabile ad affidare al collegio uninominale le loro speranze di accesso al Parlamento. E, conseguentemente, a bussare alle porte del Pd (insomma di D’Alema e c.)  perchè assicurasse loro un’adeguata sistemazione. Un sogno per lo stesso Pd: tutti nominati e da lui. Ma anche la creazione di un rapporto sempre oscillante tra i due estremi della subalternità e del tradimento. Con la presenza, alla Camera e al Senato (questa l’ulteriore ignominia) di gruppi fantasma, disposti a diventare qualsiasi cosa ed ad andare dovunque, perchè non votati da nessuno.

Tutti nominati, dunque, e nel silenzio/assenso di tutti. Questo era il Mattarellum. Che Renzi e il Pd lo ripropongano oggi, senza arrossire, dimostra semplicemente che gli ex comunisti hanno liquidato tutto il loro passato e a prezzi di saldo, ma non le loro cattive abitudini.
Allora, nominati erano praticamente tutti. E così con il Porcellum, con l’aggiunta di un premio di maggioranza scandaloso e il correttivo della possibilità di concorrere per i partiti minori.
Rispetto a questi l’Italikum modificato dalla Corte (e magari ultriormente corretto con l’introduzione del sistema dei collegi del vecchio senato e delle elezioni provinciali) è molto “meno peggio”. In questi tempi calamitosi, una gran cosa. E, in quanto ai nominati, questi non saranno certamente  scelti da partiti, come una volta, ma da ristretti gruppi di potere; ma questi abbiamo e questi ci dobbiamo tenere.

Alberto Benzoni

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