sabato, 16 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

La crisi in tavola.
L’era della post fettina
Pubblicato il 23-01-2017


tavola poveraCalato il sipario sulla bistecca “globale”, per alcune famigli italiane è diventato difficile persino mettere assieme il pranzo con la cena. Con queste sconfortanti premesse rincorrere suggerimenti culinari salubri o alla moda diventa comprensibilmente problematico…
E hai voglia ad urlare ai quattro venti che la crisi oramai è un frammento archeologico! Aprendo gli occhi sull’attuale situazione del Paese si rileva che i problemi sono tutt’altro che archiviati; economia stagnante, salari inadeguati rispetto al costo della vita, lavoro che scarseggia da Nord a Sud e difficoltà economiche di ogni peso e spessore. Il tutto “annaffiato” da una abbondante dose di malcontento, che contribuisce ad avvilire persino gli animi più resistenti. Tradotto – nulla o quasi di favorevole all’orizzonte –, per cui, con simili presupposti la buona tavola e le venerande consuetudini riconducibili sono finite nel cassetto – quantomeno per parecchi nostri connazionali.

Se ai tempi delle cosiddette “vacche grasse” proprio l’italica gente si distingueva per estro e fantasia culinaria sino a divenire un paradigma da emulare, negli ultimi anni sulle tavole nostrane si è visto un incontenibile ritorno di polpette, polpettoni e piatti del cosiddetto recupero, che hanno sostituito vivande di maggior prestanza gastronomica. Dopo la grande abbuffata degli anni 80 si è passati – chi più chi meno – a una sorta di digiuno forzoso, che prevede la messa al bando di tutti quegli alimenti e leccornie di natura troppo dispendiosa. E se da un lato il versante salutista chiosa (con comprensibile ragione!) che il pesce per via dei suoi peculiari principi nutritivi in primis gli Omega-3 andrebbe consumato qualche volta in più della carne, c’è chi non può permettersi di acquistare né questo e né quello!

In ogni caso, costo della vita a prescindere, mangiare si deve e possibilmente tutti i giorni, per cui parecchie persone essendo già alle prese con balzelli, rincari e aumenti inattesi cercano di destreggiarsi alla meno peggio “nella giungla” delle offerte vantaggiose. Ma come diavolo si fa, è davvero possibile nutrirsi spendendo poco? In realtà non è semplice, comunque seguendo il filo di questa necessità c’è chi nei mercati rionali o nei supermercati s’improvvisa scaltro investigatore per scovare i prodotti mangerecci più confacenti. Con un pizzico di fortuna e l’occhio vigile, sbirciando tra un cespo di lattuga, una cassetta di cicoria e uno scaffale colmo all’inverosimile di scatolame – capita di imbattersi nell’offerta imperdibile, e perciò opportuna per essere destinata a cottura.

Va detto che per mentalità e abitudine gran parte degli gli italiani predilige mangiare bene, e nei limiti del possibile in modo variato, quindi a tavola, comunemente, un primo piatto appetitoso e un secondo di sostanza (con annesso contorno di stagione!) non mancano quasi mai. Insomma, non scarseggia l’enfatizzata cultura gastronomica, né le conoscenze sui cibi più ragguardevoli o salutari. Quello che manca all’appello sono i talleri, ossia la moneta sonante per accedere ai basilari beni alimentari. Persino la dieta mediterranea che in sé è strutturata di tantissime cose buone e illustri prodotti tipici – come pasta, riso, olio extravergine d’oliva, formaggi e ortaggi rischia di essere accantonata proprio dove ha preso le mosse, e vale a dire nel nostro dinamico Bel paese. Del resto se determinati prodotti non sono più abbordabili, ecco che proprio il popolo – volente o nolente – indirizzerà la propria spesa su merce dalle connotazioni low cost.

Questa soluzione non è uno stile di vita scelto arbitrariamente, bensì un evidente ripiego – della serie – chiunque è consapevole che un taglio di carne di prim’ordine è più allettante rispetto “al cugino” di lignaggio meno nobile; ciò nonostante, se il bilancio famigliare non lo permette si sceglie, giocoforza, la carne che costa meno a scapito di tenerezza e qualità. Del resto, diciamocelo senza simulazioni: come può una famiglia monoreddito, oppure con entrate a dir poco modeste far tesoro dei diffusi consigli di buona cucina quando i prezzi dei prodotti necessari – compresi gli alimentari – oscillano quasi sempre verso l’alto? Per taluni, ahimè, persino il pane sta diventando un bel problema da affrontare, e la pagnotta – almeno quella – non dovrebbe mancare a chicchessia. La tavola imbandita con l’indispensabile non è certo un ghiribizzo del socialismo reale come qualcuno avrebbe da ridire, ma un diritto intangibile. Quindi, ben vengano i consigli nutrizionali, i passaparola che contemplano squisite ricette, leccornie e tanta buona gastronomia da realizzare tra le mura di casa, e che hanno il comprensibile fine di migliorare la qualità della vita di ognuno di noi. Tuttavia, qualche volta, sarebbe utile arrivasse sulla tavola anche una bella bisteccona, o perché no – una ghiotta spigola magari da preparare al sale. Scherzi a parte, la verità è sotto gli occhi di tutti: quando la crisi morde, diventa duro persino tirare a campare alla giornata, riuscire cioè a preparare un boccone presentabile per zittire i borborigmi gastrici – altro che mode e vezzi di alta cucina.

In verità, e nemmeno tanti lustri fa ci sono stati momenti in cui all’ora di pranzo non solo c’era il necessario ma persino il superfluo. Tuttavia, come si affermava in premessa di questo ciarliero scritto, ora siamo nella fase della polpetta tout court, e vale a dire del cibo avanzato e poi rigenerato all’inverosimile. Ma la domanda che più o meno tutti si fanno è – fino a quando potrà andare avanti un vivere così tormentato? Naturalmente il nostro auspico è quello che quanto prima arrivino gli agognati momenti copiosi, che nella zona cottura delle famiglie ritorni finalmente protagonista l’arcinota fettina di manzo; sì, proprio lei, da realizzare in un batter d’occhio in padella, in pratica al salto! Un piatto incredibilmente spiccio, anzi, supersonico, che strizzava l’occhiolino a chi doveva duellare con il tempo tiranno, e a pranzo aveva i minuti contati per realizzare qualcosa di caldo. Purtroppo, ora come ora tra i fornelli è rimasto, per l’appunto, solo il tempo ma senza il necessaire da mettere in pentola.
In epilogo – cultura culinaria, ricerca sopraffina tra i fornelli e quant’altro sono sinonimo di innegabile progresso oltre che d’indiscutibile sviluppo culturale, ma con una piccola puntualizzazione: prima è fondamentale far sì che la spesa per il cibo non sia più un lacrimevole salasso per il bilancio delle famiglie, bensì un’opportunità diffusa, poi si potrà argomentare addirittura di massimi sistemi gastronomici e di vivande ineguagliabili. La buona tavola è senza dubbio una conquista in termini di civiltà, ma per quanto possa risultare incredibile con in mala tempora fuori della porta persino un usuale uovo al tegamino è diventato una drammatica casualità, o un evento affatto scontato. A tempi migliori, dunque, a tavola e… non solo!

Stefano Buso

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