lunedì, 27 febbraio 2017
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Opinioni e commenti
 

La maledizione socialista
Pubblicato il 02-01-2017


Non a caso si é parlato di diaspora, paragonandola a quella del popolo ebraico. E come gli eredi di Abramo anche quelli di Craxi paiono sottoposti a una sorta di crudele destino. L’ultimo atto è riferito al pezzo di Repubblica (a cui fa seguito oggi quello del Fatto quotidiano) su di noi, malfattori e truffatori, con sventagliate acide di nostri ex compagni, commentato da lettori, nostri irriducibili avversari, con frustate a tutto il Psi craxiano. Non è la prima volta, anche se credo sia la prima volta in assoluto che un gruppo di iscritti si rivolge alla magistratura, che riusciamo a farci del male da soli. Cominciammo quando il gruppo dirigente non comprese i comprensibilissimi effetti del crollo del comunismo sul sistema politico italiano.

Continuammo non sapendo distinguere arricchimenti personali e finanziamento alla politica, poi tentando di salvare ognuno se stesso anzichè una comunità. Dopo, fondando movimenti e partiti che nascevano come i funghi, nessuno in grado di capire che non bisognava rifondare il Psi, che era finito assieme al Pci e alla Dc, ma il suo erede politico nel nuovo sistema dei partiti. Tentò Boselli, senza saper suscitare emozioni e consensi che non fossero di ordine puramente amministrativo e delegando sempre la presenza in Parlamento a combinazioni prive di senso politico, con l’unica eccezione della Rosa nel pugno, messa poi stupidamente in soffitta in funzione di una Costituente socialista senza apparentamento e prospettiva. Da quest’ultima sconfitta uscimmo con le ossa rotta e col minimo consenso elettorale.

Tentò anche De Michelis, approfittando della forte emozione suscitata dalla morte di Craxi, con Martelli e Bobo, c’ero anch’io, immaginando un percorso di forte autonomia e di orgoglio socialista, in una prima fase, per ottenere il voto dei tanti che lo avevano accordato a Berlusconi, in alleanza con Forza Italia, per poi virare verso la più naturale collocazione a sinistra. Il progetto fallì. Non solo, ma il confronto interno si trasformò in rissa, con giornali anche allora pronti ad esaltare le nostre stravaganti tensioni, con scissioni e conflitti anche personali, in un gioco di autodistruzione forse anche allora frutto di una silenziosa profezia.

Sembrava che la Costituente del 2007 fosse il porto sicuro e salvifico, anche perché in essa confluivano segmenti dei Diesse che non approvavano la nascita di un Pd fuori dal socialismo europeo. Sembrava tutto logico e politicamente ineccepibile. La sconfessione veltroniana e lo scarso appeal della nostra leadership hanno dato il colpo di grazia al nostro progetto. Dal coordinamento della Costituente, trasformata in Ps, siamo rimasti solo Intini, Schietroma, Bobo ed io. L’elenco dei fuggitivi è troppo lungo per ricordarlo, ma va dal comandante in capo, rifugiatosi in una nuova sigla subito sciolta, al principale interlocutore degli ex diesse, fino al nostro Formica, che avrebbe dovuto fungere da grande saggio e che fu il primo a sfilarsi.

Ci siamo ritrovati per cinque anni senza seggi, senza soldi, senza altro che non fosse la nostra volontà di resistere. Con Riccardo, e anche con coloro che poi son diventati dissidenti, abbiamo tirato la carretta sudando, sgomitando, inventando comitati, sit in, manifestazioni, discutibili alleanze, come quella con Sel, poi l’Avanti e Mondoperaio. E alle politiche del 2013, sulla scelta dei candidati da mettere in lista col Pd e dopo aver scartato, col consenso di quasi tutti, non del mio, la presentazione di una lista socialista, è cominciato il subbuglio. Una parte di coloro che non hanno ottenuto la candidatura si sono organizzati come minoranza. Io non li ho seguiti, pur non essendo stato candidato, perché mi pareva una posizione banale e ho anzi assicurato un più forte impegno per potenziare il nostro Avanti. Contemporaneamente due deputati appena eletti e designati da noi tra i privilegiati, hanno gettato gli ormeggi per confluire altrove e un gruppo di dirigenti ha pensato fosse l’ora di fondare un nuovo partito o movimento col nome di un evento storico nazionale. Tutto questo, fino alla sciagurata richiesta di intervento dei tribunali per bloccare il congresso di Salerno.

E ora? Ora che ci siamo fatti male da soli, ora che rischiamo di sciupare i nostri sforzi tra gli sberleffi di Repubblica, gli sghignazzi del Fatto e i lazzi di facebook, ora che chi ha vinto gioisce anche se ha colpito al cuore la nostra comunità? Ora che chi ha perso potrebbe arrendersi e gettare a mare tutto quello che tanti militanti hanno tenuto appassionatamente ed accuratamente ancora vivo? Intendiamoci. Non è che non esistano errori, insufficienze, debolezze politiche anche in chi è stato colpito. Non è che gli innocenti non abbiano commesso qualche peccato. Veniale, a mio giudizio, e con un responsabile dell’organizzazione che poi si è trasformato nel più accanito contestatore di se stesso. Senza comprendere che un uomo politico non è un commissario di pubblica sicurezza.

Ora bisogna ripartire. Ad un congresso annullato si deve rispondere con un congresso convocato. Il tesseramento si è chiuso regolarmente il 31 dicembre. Chiunque potrà verificare che ad ogni tessera corrisponde un regolare versamento. Verrà convocato il Consiglio nazionale eletto a Venezia (ci si consentirà di esentare chi ha abbandonato nel frattempo il partito, visto che si può tornare a tre anni fa dal punto di vista organizzativo, ma non è possibile ignorare tre anni di politica). E il Consiglio nazionale convocherà il congresso, con possibilità per chiunque, norme alla mano, di presentare mozioni. Mi auguro che tutti, anche i dissenzienti, partecipino. Che non si siedano sulla sponda del fiume annunciando altri ricorsi. Altre follie. E’ evidente che adesso chi vuol restare in questa nostra comunità ha l’obbligo di partecipare. Altrimenti auguri a chi tenterà altre strade. La maledizione, come nel Rigoletto, può sempre provocare inusitati danni.

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Commenti all'articolo
  1. Ma perché non usare sincerità, onestà, semplicità, UMILTA’.
    Da parte di tutti, allora si ricomincia perché prima si è socialisti e poi si trovano alleanze su percorsi condivisi.
    Personalmente l’ho sempre fatto e mi sono trovato bene, anche elettoralmente. E’ la dignità socialista che manca Mauro ed ognuno mette sul piatto la sua pretendendo che sia quella giusta. Di nuovo buon anno con tanti auguri socialisti (come si diceva un tempo)

  2. La storia del socialismo italiano è segnata da non pochi errori, il primo dei quali, per venire al secondo dopoguerra, fu probabilmente il Fronte Popolare, in lista comune col PCI, alle elezioni politiche del 1948, preceduto e seguito da scissioni e riunificazioni, ma ciononostante i socialisti riuscirono poi a riprendersi.

    Per venire ai tempi più recenti, includerei tra gli errori del PSI l’essersi schierato con tanto calore sul fronte del SI’ al Referendum del 4 dicembre, ma anche questo “incidente di percorso” potrebbe essere a mio avviso recuperato se dal partito uscissero proposte concrete, e condivisibili, non solo enunciati di principio, per far fronte ai problemi dell’oggi.

    Non voglio sottovalutare la questione candidature, o mancate candidature, ma è materia che riguarda in particolare chi ha legittime aspirazioni di “carriera politica”, mentre io credo che la “base” socialista sia piuttosto interessata alla linea politica, perché ritiene che da questa dipenda massimamente il futuro della compagine socialista (e probabilmente anche la fascia dei simpatizzanti e potenziali elettori la pensa allo stesso modo).

    Paolo B. 02.01.2017

  3. Brevemente io credo che il Partito possa ancora una volta ‘superare il guado’ se si apre a nuove forme di intendere la politica, la società, i rapporti tra persone. E anche la chiarezza è importante. quali sarebbero, in concreto, i peccati veniali? Detto così, non si capisce di cosa si tratta. La storia del Partito è, da un certo punto di vista, la storia viva di persone che cercano una verità, che vogliono affermare delle idee che sono della tradizione socialista ma anche dei modelli diversi di intendere la democrazia di partito e quant’altro. Quando si supereranno i concetti di opposizione, e di ‘se io ho ragione tu hai torto’ , e si comprenderà come recuperare e integrare anche delle posizioni diverse dal gruppo dirigente del momento, quando si farà della mediazione effettiva, il Partito potrà riprendere quota. . Gli ideologismi non si superano indignandosi, ma cercando di accogliere in qualche modo anche il punto di vista ‘avverso’..
    Con questo, ben venga un nuovo congresso, che concepirei con forme un pò più attuali…..

  4. Io credo direttore che i Socialisti avranno sempre una possibilità in qualsiasi società anche nella nostra, dove il Riformista Socialista è quanto mai attuale. Abbiamo visto in America il successo di Benny Sanders, non so immaginare cosa sarebbe successo se invece della Clinton avesse vinto lui. E credo che quel successo sia dovuto perché ha capito queli erano i problemi degli americani, quali quelli della classe media. I giovani, i lavoratori e in tutte le aree industriali hanno votato per lui. Io credo quindi che il partito in Italia deve mettersi in sintonia con il paese, con i suoi bisogni reali. Un impegno innanzi tutto per il lavoro che non c’è, la difesa di una sanità e scuola pubblica che sempre più invece privatizzano, nell’ultima legge finanziaria hanno introdotto tichets per milioni di euro, 11 milioni di cittadini l’anno scorso hanno rinunciato a curarsi, le cataratte ad esempio, prima erano gratuite adesso si pagano, le disuguaglianze crescono paurosamente, mentre si concentrano nelle mani di pochi le ricchezze del paese. Insomma bisogna incominciare a fare veramente i Socialisti e non stare al traino del PD e di Renzi col suo partito della nazione con tutti gli interesse e le contraddizioni che ci stanno dietro.

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