mercoledì, 13 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

La scuola italiana sembra
non aver pace
Pubblicato il 16-01-2017


La scuola italiana sembra non aver pace. Prima la contestazione della legge 107, poi, sembra, la valanga di voti degli insegnanti contro il governo Renzi e oggi in sequenza l’ammissibilità della bocciatura a carico degli alunni della primaria e su “Il Corriere della Sera”, la denuncia delle inefficienze del sistema scolastico italiano da parte di due autorevoli firme: Ernesto Galli della Loggia e Gian Antonio Stella.

Io sono stato tra coloro che hanno difeso la legge di riforma “La buona scuola”,con particolare riferimento al reclutamento dei docenti, direttive tese a porre fine ad un sistema che aveva creato una bolla di precariato a dir poco esplosiva. Oggi prendo atto che quelle o altre norme non hanno incontrato il consenso dei docenti e mi dico: è la democrazia, bellezza.

Sono, invece, assolutamente indisponibile ad accettare per buona la decisione della ministra Valeria Fedeli, che ha confermato la possibilità di bocciare gli alunni della scuola primaria. Per giustificare la decisione, avrebbe dichiarato: “… non abbiamo vietato le bocciature, ma vogliamo mantenere un sistema in cui siano assolutamente eccezionali”. Un noto detto popolare, che non cito in dialetto perché non sono certo della grafia, dice: “peggio la toppa del buco!”.

Non esistono “casi eccezionali”, esistono bensì dei cittadini italiani di età cha va da 6 a 10/11 anni, ai quali le leggi dello Stato garantiscono, sulla base della Costituzione e con un servizio pubblico denominato “scuola”, l’alfabetizzazione di base del “leggere”, dello “scrivere” e del “far di conto”. La scuola ha dei tempi di frequenza fissati e diversi solo per i vari ordini in cui è suddivisa. Quindi il “pierino” di turno deve sedere sui banchi della scuola primaria per cinque anni, né uno in più, né uno in meno.

Ma se “pierino”, nel corso dei cinque anni, non raggiunge i livelli di apprendimento minimi, che cosa facciamo? La norma dice che, con le dovute garanzie, lo possiamo bocciare.

A questo punto, a sostegno della tesi “non si boccia nella scuola primaria” mi appello semplicemente al vocabolario della lingua italiana: bocciare (colpire con la propria boccia quella dell’altro), promuovere (far progredire, stimolare, far avanzare di grado o di dignità).

Ognuno può trarre le dovute conclusioni, senza ulteriori argomentazioni.

Da ultimo, ma non certo per importanza, un commento sui due contributi apparsi oggi su “Il Corriere della sera”. Quello di Gian Antonio Stella si base su un’indagine della rivista “Tuttoscuola”, quindi non si può fare altro che prenderne atto. C’è ancora molto da fare sul versante del sostegno ai “pierini” di cui sopra.

Molto più politica l’analisi di Galli della Loggia, ma almeno su un punto ha ragione, quando afferma che la crisi del sistema scolastico italiano è conseguenza del congedo della politica dalla scuola.

Giancarlo Volpari

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