lunedì, 20 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

La Turchia tra Presidenzialismo, guerra ai curdi e Siria
Pubblicato il 12-01-2017


erdogan bandieraUna nuova Turchia si affaccia all’orizzonte europeo, due svolte importanti nel territorio eurasiatico, la prima è quella che riguarda la riforma costituzionale che porterà la Repubblica turca verso il Presidenzialismo, l’altra riguarda la guerra siriana e la svolta pro-Assad del Presidente turco che chiaramente non dimentica la sua guerra ‘interna’ contro i curdi.

Come promesso e prospettato la Turchia di Erdogan si avvia verso il Presidenzialismo. La Riforma Costituzionale voluta dall’attuale presidente turco che mira a rafforzarne i poteri ha portato a scontri non solo politici e verbali, ma a una vera e propria rissa tra maggioranza e opposizione. La lite è iniziata quando i deputati del Chp, il più antico partito turco dei laici, hanno accusato i colleghi dell’Akp della maggioranza di Erdogan di non votare secondo le procedure previste per lo scrutinio segreto. Alcuni parlamentari dell’Akp hanno quindi cercato di strappare a un collega del Chp il telefono cellulare con cui filmava le presunte irregolarità procedurali. Dalla scintilla la rissa: pugni, spintoni e urla, mentre si votavano i 18 articoli della proposta di riforma costituzionale presentata dalla maggioranza. Ma il presidente Erdogan è intervenuto chiedendo che le operazioni di voto “vadano avanti e ognuno stia al suo posto e faccia il proprio dovere”. Nonostante la rissa, infatti, sono stati approvati altri tre articoli della controversa riforma costituzionale che mira a rafforzare i poteri del presidente Recep Tayyip Erdogan. Gli articoli in questione riguardano l’abbassamento dell’età minima dei deputati da 25 a 18 anni, l’allungamento da quattro a cinque anni della legislatura e i poteri del Parlamento.


L’intera riforma dovrebbe essere approvata (in prima e seconda lettura) nel giro di due settimane.
Nel frattempo, la situazione in Siria prende una nuova piega dopo la svolta a favore di Assad del Presidente Erdogan. La pace sembra vicina, grazie anche all’intermediazione russa, in una terra che vede ormai da oltre cinque anni la guerra civile e la devastazione.
I nuovi negoziati di pace in Siria non sono più a guida Nazioni Unite, ma sotto l’asse Russia-Turchia-Iran.
Il presidente russo Vladimir Putin ha parlato al telefono della conferenza di Astana e del cessate il fuoco in Siria anche con la sua controparte turca Recep Tayyp Erdogan e, secondo quanto assicura il Cremlino, è stato constatato il rispetto “nell’insieme” degli accordi fra governo siriano e opposizione moderata per la cessazione delle ostilità grazie alla mediazione di Mosca e Ankara. Putin ed Erdogan hanno concordato di “rafforzare l’impegno attivo comune per preparare i negoziati fra le parti siriane ad Astana”, ha precisato il Cremlino. Russia e Turchia si sono proposti, insieme all’Iran, come garanti di un nuovo processo di pace per la Siria incentrato, nelle loro intenzioni, su colloqui fra le parti ad Astana. Tuttavia se per la Siria si prospetta la pace, per i curdi è ancora tempo di guerra e non solo in Turchia: i rappresentanti curdi siriani non sono stati infatti nemmeno invitati ai negoziati di pace sulla Siria promossi dalla Russia e dalla Turchia che si terranno in Kazakistan (probabilmente il 23 gennaio). Eppure in precedenza Mosca, alleata del presidente siriano Bashar al-Assad, aveva spinto per la presenza dei curdi al tavolo negoziale di Ginevra. Ma Ankara ritiene che Pyd e Ypg siano emanazione del Pkk, il partito dei lavoratori del Kurdistan, che in Turchia sta combattendo un’insurrezione violenta contro lo Stato.
Intanto la depurazione di Erdogan contro i curdi varca i confini: l’aviazione turca ha compiuto ieri pomeriggio, per il secondo giorno consecutivo, nuovi raid contro il Pkk curdo in nord Iraq (nella regione di Zap), distruggendo almeno 4 obiettivi dei ribelli, tra cui rifugi e postazioni armate. Lo fanno sapere le forze armate di Ankara, che hanno anche diffuso un breve video dei bombardamenti.

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