venerdì, 24 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Le Leggi le fa il Parlamento
Pubblicato il 27-01-2017


Il Direttore dell’ Avanti intitolava il Fondo del 26 gennaio: “Non è la Corte che fa le Leggi”. Ritengo altresì importante ricordare che “Non è il Governo che fa le Leggi”.

Infatti nella Costituzione, alla Sezione  per la formazione delle Leggi, l’art. 70 stabilisce che “ La funzione legislativa è esercitata collettivamente dalle due Camere ” mentre con l’art. 71 al Governo, alla PARI di ogni singolo deputato, “viene affidata solo l’iniziativa delle Leggi”. Questa iniziativa può essere esercitata anche dal popolo mediante la proposta di almeno cinquantamila elettori su un progetto redatto da articoli.

Quindi il Governo può proporre delle leggi, ma sono le Camere possono esercitare il potere della trasformazione in Leggi delle proposte del Governo o dei deputati proponenti.

Nei suoi Principi Fondamentali, la Costituzione afferma che la sovranità appartiene al Popolo.

Questo principio di sovranità si traduce nei tre unici poteri costituzionali, quali quello Elettivo che proviene dal popolo, il Legislativo che è espresso dal Parlamento in rappresentanza del popolo e quello Esecutivo che deve applicare le Leggi e le volontà espresse democraticamente dai rappresentanti del Popolo in Parlamento.

In aggiunta ai tre Poteri costituzionali si affianca la Magistratura, NON come un Potere ma come ordine autonomo e indipendente da ogni altro Potere, che amministra la giustizia in nome del Popolo.

I giudici sono soggetti soltanto alla legge, che equivale al concetto che possono parlare solo per bocca della legge e che pertanto la loro autonomia deve anche apparire in modo sostanziale.

Da anni si stanno sovvertendo le gerarchie dei Poteri costituzionali ma mai come ora si sta annullando praticamente quello Elettivo, umiliando quello Legislativo e imponendo su di entrambi quello dell’Esecutivo.

L’Italicum è stata una Legge fatta dal Governo ed imposta al Parlamento con tre voti di fiducia.

L’esperienza del Porcellum, redatto da una maggioranza di centro destra e utilizzato anche dal centro sinistra, che aveva prodotto un Parlamento di nominati, è stato dichiarato incostituzionale dalla Corte. Quest’esperienza negativa non doveva insegnare che occorreva una larga condivisione nella formazione della legge elettorale anziché imporla con tre voti di fiducia?

Come ci si può dimenticare dell’espulsione di Bersani e di altri parlamentari del PD dalla Commissione Affari Costituzionale incaricata di redigere la Legge elettorale!!. E ciò è accaduto ad opera di una maggioranza parlamentare del PD formatasi sotto la Segreteria di Bersani ed eletta con il mandato parlamentare legato al Programma “Italia bene comune” !! Come abbiamo potuto noi Socialisti accettare e giustificare tutto ciò essendo stati eletti anche noi con la coalizione di Bersani in “Italia bene comune” ???

E che dire dell’abolizione delle Province ?? In pratica è stata annullata solo la Sovranità popolare per gli eletti, mentre sono rimasti in capo alle Province l’Amministrazione senza Risorse economiche per gestire 130.000 km di strade, 51.000 scuole e tutta la cura dell’Ambiente e dei Territori. Le conseguenze le abbiamo viste ad esempio nelle martoriate zone terremotate.

La nostra Costituzione è stata il frutto di un’Assemblea Costituente mentre il Governo ha preteso di modificarla per un terzo, disegnandola addirittura in un combinato disposto con la Legge elettorale imposta al Parlamento.

Questo comportamento del Governo, oltre che arrogante e confusionario nella gestione e formazione delle Leggi, è stato giudicato anche autoritario nella sostanza, e la Riforma Costituzionale è stata respinta dal 60% del Potere Elettivo, mentre la Legge elettorale che dovevano copiarci da tutto il mondo è stata abiurata dal Governo ancora prima che fosse bocciata dalla Corte Costituzionale.

Inoltre quattro Governi non sono scaturiti dal voto popolare e in queste circostanze la nostra Repubblica, per i poteri esercitati dal Presidente della Repubblica, è stata simile ad una Repubblica semipresidenziale.

Per completare il Bilancio istituzionale della 2° Repubblica registriamo una Riforma Costituzionale proposta dal Centro destra bocciata dal Referendum e una disastrosa riforma del Titolo V° del centro sinistra.

Nei partiti della vilipesa prima repubblica, di fronte a dei risultati così disastrosi nei confronti dell’elettorato, si riunivano per l’analisi tutti gli Organismi di Partito e s’indicevano anche dei Congressi straordinari.

Abbiamo riscontrato un altrettanto comportamento di analisi e di dibattito approfondito ed allargato da parte del PD in cui la Segreteria vuole negare anche l’anticipazione di un Congresso?

Spero che il nostro Congresso straordinario si dimostri all’altezza della situazione riscoprendo antiche tradizioni in cui le Mozioni siano espressioni di pensiero e non di lotta per la conquista di un effimero seggio in Parlamento o in altre preposte Sedi elettive (che probabilmente potranno esserci concesse solo in un’eventuale Coalizione elettorale).

Interroghiamoci:

Dove è andato a finire il primato della Politica ??

Dove quello del rispetto per la Costituzione dal momento che la Sovranità del Popolo e le prerogative del Parlamento vengono umiliate dall’Esecutivo e rendendo ormai l’intervento della Corte la prassi più che un fatto eccezionale ??

La nuova Legge elettorale dovrà essere ampiamente condivisa. A mio parere dovremo impegnarci affinché la Sovranità popolare venga riaffermata con l’abolizione dei 100 Capilista bloccati mentre la Lista deve trasformarsi in Coalizione. Complessivamente la Legge dovrà conciliare la rappresentanza in modo proporzionale delle Culture politiche con la Governabilità.

Inoltre, prendiamo finalmente come Socialisti l’iniziativa per un’Assemblea Costituente che disegni le Regole per la Terza Repubblica per superare il caos istituzionale in cui versa ormai questa Seconda.

Sull’ultima Riforma abbiamo perso una grande occasione: non doveva essere sufficiente proporre Un’Assemblea costituente ma battersi per essa come promotori nel Paese come si è fatto per altri Referendum. Non saremmo stati soli in questa battaglia. Per l’Assemblea Costituente potrebbe essere sufficiente mostrare la stessa solerzia che abbiamo dimostrato nel promuovere la raccolta di 100.000 firme per Riforma del Governo bocciata dagli elettori.

Quell’impegno sarebbe stato più utile non solo per Noi ma in particolare per la Costituzione. Spero che sull’iniziativa di un’Assemblea Costituente ci sia finalmente la volontà d’impegnarsi seriamente.

L’appuntamento della Marianna con i radicali può essere già una prima occasione. Quello di Bertinoro una seconda. Il nostro Congresso il lancio ufficiale.

Je suis socialiste

Nicola Olanda

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Commenti all'articolo
  1. Le considerazioni conclusive dell’Autore, che partono con l’interrogarsi, non mi sembrano affatto fuori luogo, anche se, come metodo, mi parrebbero argomenti da affrontare innanzitutto in sede congressuale, prima di “condividerli” con altri soggetti politici, anche perché è in tale sede che si decidono le collaborazioni e le alleanze, e più in generale le “strategie” (ma forse Marianna e Bertinoro sono due occasioni di dibattito diverse da come io le ho immaginate, e sostanzialmente interlocutorie).

    Paolo B. 27.01.2017

  2. Carissimo Paolo
    Registro che da vari mesi l’orientamento prevalente nella Casa Socialista, non è quello di approdare nel ventre della Balena biancorossa del PD bensì di negoziarne l’alleanza con un’Area laica, socialista e ambientalista che vogliamo costruire.
    La Marianna è una manifestazione di due giorni con sei maxi temi all’ordine del giorno organizzata dall’ex Segretario radicale Giovanni Negri, mentre Bertinoro si prefissa di rinverdire gli obiettivi che in un analogo appuntamento connotò la Rosa nel Pugno.
    A mio parere il Congresso è un processo di ampio respiro in cui devono essere coinvolte nella partecipazione al dibattito tutte le varie Sedi istituzionali del Partito (Sezioni, Federazioni Provinciali e Federazioni Regionali) prima di approdare alla Sintesi finale della Sede congressuale tra cui figurano anche le scelte dei contenuti e delle alleanze con cui ci proporremo agli elettori nelle prossime elezioni
    Contemporaneamente però dobbiamo aprirci al dibattito con le rappresentanze di quell’Area rosso verde che vogliamo costruire, e dal confronto con esse trarre le indicazioni utili per la Sintesi finale del nostro Congresso. Spero con ciò di aver chiarito meglio il mio pensiero.
    Ti ringrazio assieme a tutti gli altri compagni e lettori dell’Avanti che con i loro commenti ed articoli ci trasmettono il calore di una Comunità che si affida per il dialogo all’Avanti come la Voce dei Socialisti.
    Fraternamente da Nicola Olanda

  3. Carissimo Nicola,

    nel commento al Fondo del Direttore, dal titolo “Dopo il Consiglio Nazionale”, hai citato il “recupero della Diaspora”, parole che mi sono permesso di richiamare a conclusione di un mio commento allo stesso articolo, ed è la ragione che mi spinge a ritenere che un tale obiettivo, o tentativo, dovrebbe precedere il coinvolgimento di altri soggetti politici, ma forse questo coinvolgimento trova d’accordo i rispettivi vertici dei pezzi della nostra “diaspora”, o hanno invece già verificato che non vi sono le condizioni per ricomporre i “pezzi” socialisti.

    Un fraterno saluto anche da parte mia.

    Paolo B. 29.01.2017.

  4. Carissimo Paiolo
    Grazie per il tuo commento.
    ” A pensar male si fa peccato ma alle volte ci si azzecca ”
    Pertanto quanto tu paventi sui compagni della Diaspora potrebbe essere plausibile.
    Noi comunque non stanchiamoci di dialogare su questa Tribuna politica e di Libertà che è l’AVanti.
    Fraternamente da Nicola

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