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Opinioni e commenti
 

ITALICUM A META’
Pubblicato il 25-01-2017


L'aula Corte Costituzionale durante la prima udienza pubblica, Roma, 2 Dicembre 2014. ANSA/GIUSEPPE LAMI

La Corte Costituzionale ha dichiarato illegittimo il ballottaggio previsto dall’Italicum, la legge elettorale in vigore dal luglio 2016 ‘impugnata’ da un pool di legali in qualità di cittadini elettori. È stato invece giudicato legittimo il premio di maggioranza che la legge attribuisce al partito che supera il 40% dei voti. Questa la decisione della Corte Costituzionale alla fine della camera di consiglio. Restano i capilista bloccati ma se eletti in più collegi saranno scelti con sorteggio. È un Italicum molto diverso quello che esce dalla Consulta che di fatto lo ha ridotto a un proporzionale con un premio di maggioranza difficile da raggiungere.

“La Corte – si legge nel comunicato – ha respinto le eccezioni di inammissibilità proposte dall’Avvocatura generale dello Stato. Ha inoltre ritenuto inammissibile la richiesta delle parti di sollevare di fronte a se stessa la questione sulla costituzionalità del procedimento di formazione della legge elettorale”.  La Corte “ha inoltre accolto la questione relativa alla disposizione che consentiva al capolista eletto in più collegi di scegliere a sua discrezione il proprio collegio d’elezione. A seguito di questa dichiarazione di incostituzionalità, sopravvive comunque, allo stato, il criterio residuale del sorteggio previsto dall’ultimo periodo”. La Corte infine ha dichiarato “inammissibili o non fondate tutte le altre questioni”. Secondo la Consulta la legge rivista dalla sentenza “è suscettibile di immediata applicazione”.

Le motivazioni della sentenza, secondo regolamento, saranno depositate entro un mese. Da quel momento, saranno note le basi giuridiche sulle quali i ‘giudici delle leggi’ hanno preso la loro decisione e, quindi, la legge elettorale che ne uscirà sarà immediatamente applicabile.

“Vista la decisione assunta dalla Corte – ha commentato il segretario del PSI Riccardo Nencini –  il Mattarellum resta un’ottima base di partenza su cui lavorare. È evidente che qualsiasi decisione venga presa, è necessario il coordinamento con le norme elettorali per il Senato”.

Si dice soddisfatto Matteo Renzi. “Basta melina, il Pd è per il Mattarellum, i partiti dicano subito se vogliono il confronto. Altrimenti la strada è il voto”, è la linea indicata dal leader dem. Sempre dai dem Pier Luigi Bersani, parlando con i cronisti alla Camera, afferma che a prescindere dalla sentenza della Consulta, comunque “il Parlamento si deve esprimere” “Abbiamo avuto una legge votata con la fiducia, ora c’è la Consulta… E il Parlamento che fa? Una valutazione dovrà farla o no? Altrimenti andiamo tutti a casa…”, sottolinea l’ex segretario del Pd.

Per il Capogruppo Pd alla Camera Ettore Rosato, invece, la sentenza della Corte costituzionale “ha creato le condizioni perché ci sia una legge per andare a votare subito. L’impianto dell’italicum resta”: quelle di Camera e Senato “sono due leggi armonizzate, due sistemi proporzionali con sbarramenti e premio di maggioranza”. Poi, aggiunge: “La nostra assemblea nazionale ha approvato all’unanimità la proposta di adottare il Mattarellum. Non è una questione di tempo, le altre forze politiche dimostrino disponibilità oppure per noi la legge elettorale per votare esiste ed è il consultellum. Più che dire che per noi bisogna andare a votare subito…”.

L’ex premier Enrico Letta usa poche parole su Twitter per commentare la decisione della consulta: “Ho avuto conferma di aver fatto bene, contro il mio partito, a votare contro l’Italicum. Ultimo doloroso atto prima di dimettermi dalla Camera”. Sempre dal Pd, ma dalla minoranza del partito, Federico Fornaro ha affermato che “la Corte Costituzionale ha bocciato l’Italicum. Inascoltati avevamo individuato le criticità e i rischi di incostituzionalità fino al punto, in 24 senatori, di non votare la legge a Palazzo Madama. Avevamo ragione noi e non chi ha testardamente portato il PD e il Governo a questo nuovo fallimento.

Adesso la via maestra da seguire è una sola, come ci ha indicato in più occasioni il Presidente Mattarella: approvare in tempi rapidi una legge elettorale omogenea e coerente tra Camera e Senato. Il Paese ha bisogno oggi di senso di responsabilità e di una legge che sappia trovare un corretto equilibrio costituzionale tra il principio della rappresentanza e l’esigenza di garantire la stabilità dei governi”.

I 5 Stelle chiedono il voto subito: “Abbiamo sempre detto che vogliamo votare con la legge uscita fuori dalla sentenza, e tra l’altro sembrerebbe immediatamente applicabile”. Ha affermato ai cronisti in Transatlantico Alessandro Di Battista. Lo stesso messaggio arriva dalla Lega con Salvini.

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Commenti all'articolo
  1. La sentenza potrebbe avvicinare le urne piuttosto che allontanarle. Tutto dipenderà dalla volontà politica delle forze in campo. Di fatto si tratta di un proporzionale puro con soglia al 3%, che sollecita i “listoni” facilmente armonizzabile con la Legge per il Senato. Vedremo

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