venerdì, 22 settembre 2017
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Opinioni e commenti
 

PENNA ROSSA EUROPEA
Pubblicato il 17-01-2017


padoanLa Commissione europea marca e corregge ancora una volta i conti italiani. Come previsto la lettera della Commissione europea con la richiesta di aggiustamento
dei conti pubblici italiani è stata ricevuta dal ministero dell’Economia.
Ad annunciarlo è stata la portavoce della Commissione Margaritis Schinas al termine del collegio dei commissari a Strasburgo: “Posso confermare che la lettera è stata inviata”, ha detto il portavoce, spiegando che la missiva “fa parte del dialogo in corso a tutti i livelli”, ed “è in quel senso che va letta”.
“Da novembre dello scorso anno la Commissione europea ritiene che il bilancio dell’Italia per il 2017 possa farci deviare dal percorso pluriennale di riduzione del rapporto debito/pil e ci ha trasmesso una richiesta di intervento per assicurare la conformità del nostro bilancio”. Lo riferiscono fonti del Mef a commento della lettera arrivata da Bruxelles negli uffici del Tesoro.
“Lo scostamento che, secondo la Commissione, andrebbe corretto è stimato in due decimi di punto di Pil. Siamo in contatto con la Commissione e nei prossimi giorni faremo le valutazioni del caso. Se, come e quando intervenire verrà deciso dal Governo nei prossimi giorni”.
La Commissione europea avverte l’Italia che “misure di bilancio aggiuntive pari a uno sforzo strutturale di almeno lo 0,2% del Pil potrebbero essere necessarie per ridurre il divario per il pieno rispetto nel 2017” degli impegni di riduzione del debito previsti dal Patto di stabilità e crescita. In questo modo, secondo quanto si legge nella lettere che la commissione ha inviato oggi al governo italiano, si può “evitare l’apertura di una procedura per deficit eccessivo per il mancato rispetto con la regola del debito basata sui dati del 2015”. Si tratterebbe dunque di una manovra di circa 3,4 miliardi.
A tentare di rassicurare l’Italia ci ha pensato il Ministro delle finanze Padoan: “Ciò che ci distingue da molti interlocutori è la ricetta per perseguire l’obiettivo: mentre altri pensano che l’austerità sia il modo migliore se non addirittura l’unico per ridurre il debito, noi siamo convinti che l’enfasi debba essere messa sulla crescita e l’occupazione”. Pier Carlo Padoan illustra la ricetta italiana per la crescita in una lettera sulla Stampa. Padoan parla di una “crescita sostenibile” e quindi “non drogata dal disavanzo (che infatti diminuisce regolarmente dal 2014), affiancata da riforme strutturali capaci di aumentare stabilmente il potenziale produttivo. Soltanto con una crescita più sostenuta nella dimensione e capace di includere più cittadini, più equilibrata nel rapporto tra componenti della società, si potrà finalmente avviare un recupero pieno del potenziale del nostro Paese”, sottolinea il ministro. Il responsabile dell’Economia concentra la sua riflessione sulla diseguaglianza, “particolarmente elevata” in Italia, e che “limita la mobilità sociale, danneggia la crescita ed è inaccettabile dal punto di vista etico”. In questo senso, aggiunge, “il recente rapporto del World Economic Forum sul legame tra inclusione sociale e crescita conferma le nostre convinzioni: una crescita perseguita senza attenzione all’inclusione è effimera oltre che ingiusta. Aggiungo che può essere tra le cause dell’instabilità politica”. “Per questi motivi abbiamo posto l’inclusione sociale in cima all’agenda del G7 delle Finanze che si terrà in maggio a Bari. Per questi motivi il prossimo Documento di Economia e Finanza conterrà per la prima volta una valutazione dell’impatto delle politiche pubbliche sull’inclusione sociale, grazie all’iniziativa del Parlamento italiano”.
Il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, non ha escluso il ricorso a nuove misure di contenimento delle spese e ha messo la struttura tecnica al lavoro. Dalla Ragioneria sono partite le indicazioni di tagli lineari per qualche centinaio di milioni alle spese dei ministeri, ma nell’agenda potrebbero entrare la revisione dei fondi infrastrutturali che pesano 2,9 miliardi e anche tutti i bonus e gli sconti fiscali che sono giudicati sacrificabili. Sullo sfondo, si agita il rischio di una procedura di infrazione.
Il ministro poi cita fra gli altri il mercato del lavoro che “non riesce ad includere giovani e donne”, “corporazioni sedimentate anche nell’ambito di servizi a scarso valore aggiunto” che “impediscono l’accesso a nuovi soggetti più creativi ed efficienti”, sistemi di welfare e di tassazione “inefficaci nel migliorare la distribuzione del reddito”, “l’evasione fiscale”. Ma negli ultimi anni, aggiunge, “il Governo ha iniziato ad affrontare questi problemi con una politica di bilancio decisamente meno restrittiva, anzi moderatamente espansiva, che ci ha portato fuori dalla recessione ed ha aumentato l’occupazione”.

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