sabato, 22 luglio 2017
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Opinioni e commenti
 

Marco Andreini
Non fermare il rinnovamento
Pubblicato il 25-01-2017


Come spesso mi è capitato di fare prima di ogni congresso mi permetto di esporre il mio pensiero. L’ho fatto prima di Perugia, quando in pochi costituimmo la Sinistra Socialista, l’ho fatto prima di Fiuggi, prima di Venezia quando come Sinistra riuscimmo a presentare una mozione al congresso e l’ho fatto prima di Salerno quando presentai insieme a tanti altri compagni un documento integrativo alla mozione del Segretario. Mi sono sentito dire, nel tempo, di tutto, ma a partire dal congresso di Montecatini ho sempre avuto, come orizzonte politico, l’assioma centrale che il partito non possa perseguire una politica di autosufficienza confidando che possano tornare i fasti  e i consensi del passato.

E devo dire che a parte il congresso di Montecatini, pur passando da una fase, a Fiuggi, nella  quale questa sembrava essere la linea del partito, anche il segretario Nencini, ha sempre caratterizzato l’azione del partito verso progetti impostati verso  precise alleanze. La prima Sinistra e libertà, quella nella quale lui scelse persino il nome libertà, si caratterizzava proprio per essere un progetto plurale che metteva insieme la cultura socialista, il mondo dell’ambientalismo non integralista e il mondo riformista e laico.
A Bagnoli si interruppe quel disegno ed al contrario di altri lo ritengo un momento triste per la nostra evoluzione politica ed anche per il paese. Vendola aveva rotto i ponti con Ferrero e la tradizione comunista della sinistra radicale sconfitta nell’accrocchio di Arcobaleno, per intraprendere la strada del socialismo. Purtroppo Sel, dopo la nostra uscita, badate bene dopo la nostra uscita, è tornata indietro e pur entrando in “Italia bene comune” non ha avuto il coraggio di diventare una  forza di governo.
Si è messa all’opposizione, ha scelto di appoggiare l’altra Europa alle europee e anche se Vendola venne a Venezia ad anticiparci la lettera nella quale chiedeva l’adesione all’Internazionale Socialista, piano piano al congresso di Riccione Fratoianni l’ha messo in minoranza e Sel è diventata una sorta di rifo2.0, come rischia di essere anche Sinistra Italiana attraverso l’abbraccio mortale di Fassina e D’attorre .
Ma da quel mondo, da quella storia sono uscite le grandi esperienze amministrative che hanno portato alle vittorie a Cagliari, Genova e Milano. Il civismo metropolitano cioè il protagonismo ritrovato dei cittadini nell’ammimistrare il territorio, come ad esempio il progetto degli arancioni, fu alla base dei grandi successi elettorali in queste città.
Ho letto e particolarmente apprezzato alcuni ragionamenti fatti dal segretario in merito alla prospettiva politica del partito che richiama a quelle esperienze  e credo che queste proposte dovranno essere, molto più delle nostre trite e ritrite diatribe interne sull’onda della Dea greca Dicke, il vero terreno di confronto congressuale. Un’idea di civismo metropolitano e cioè di come si costruiscano, rispettando l’ambiente, le città del futuro e di come si governano, un’idea di politica del lavoro orientata a tempi lunghi che affronti la disoccupazione giovanile prendendo il meglio di alcune leggi del passato esempio la 285 del 1977, adattata alla situazione attuale, un principio vero di Flex security che arrivi ad attuare un’idea di vita nella quale esiste un tempo del lavoro ed un  tempo di  non lavoro nel quale i cittadini sono sorretti e tutelati dallo stato e  retribuiti con un reddito minimo  comprensivo anche di contributi  validi  per la pensione e nel quale vengono formati professionalmente al fine di rientrare nel mercato del lavoro.
Un  mercato del lavoro dove pochissime debbono essere le forme di assunzione e dove non devono esistere i Voucher. Un’idea di paese nella quale i corpi intermedi, i sindacati, la confindustria, le associazioni degli artigiani guardano al futuro del paese e non solo al  tornaconto  dei loro associati, un paese nel quale  finisca l’epoca delle privatizzazioni e si rimetta al centro  politiche industriali  che definiscano quali siano i settori strategici su cui investire, non disdegnando anzi propugnandolo un vero e proprio programma di investimenti pubblici.
Queste idee e tante altre, che spero di poter sviluppare insieme ai compagni di viaggio di Salerno  e a tanti altri,  potranno diventare  al congresso un vero e proprio  terreno di confronto al nostro interno portando anche a compimento quel grande progetto di rinnovamento generazionale nel partito che sarebbe delittuoso interrompere.
Marco Andreini
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