domenica, 30 aprile 2017
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Opinioni e commenti
 

Il futuro non è alle spalle
Pubblicato il 28-01-2017


Ci sono molti modi di ricominciare, di cambiare, di rinnovare. Ancora.
Rinnovamento e cambiamento hanno bisogno però di una dialettica franca e profonda, la stessa che serve per confrontarsi e poi riconoscersi nella sintesi dei punti di vista, per ritrovarsi in una identità che è senso di comunità.
Il Consiglio Nazionale di oggi ha ufficialmente approvato la proposta di convocazione del prossimo Congresso nazionale, dopo la breve parentesi di Salerno. Attimi, in cui il passato sembra oltrepassare il futuro, un passato che a molti sembra prossimo ma che in realtà è assai remoto.
La storia non ci ha risparmiato delusioni, dall’incapacità del tempo di comprendere la natura della crisi non già del comunismo internazionale, ma quella specifica del comunismo italiano, alla mancanza di una idea efficace del riformismo in Italia, fino alla prepotenza di un mondo religioso che negli ultimi giorni ha manifestato l’incapacità di rassegnarsi a restare fuori da un campo in cui a giocare può essere solo e soltanto la politica, ma quella stessa storia ci ha insegnato anche che dinanzi al crollo delle speranze occorre darsi da fare.
Oggi si moltiplicano le semplificazioni, c’è a volte in molti di noi una nota di amara melanconia. Prevalgono i ‘benaltristi’, quelli del ‘abbiamo bisogno di molto altro’, eppure in questi anni non c’era da fare altro, serviva la volontà, l’impegno politico, l’azione. Riemergono le storie dei singoli, di ciò che eravamo, ma citando gli Oasis ‘non possiamo guardare sempre indietro’.
Qualche giorno fa, un compagno mi ha scritto ‘di aver sempre lavorato e messo le conoscenze e l’ impegno al servizio della crescita dei giovani.’  E’ questo il campo in cui ricondurre il nostro gioco, un patto generazionale, la volontà e la capacità di lasciare spazi, di comprendere che la buona politica presuppone partiti aperti, concreti. Quali riforme per fisco, spesa pubblica e burocrazia? Come sostenere l’equità, i redditi medio-bassi e la competitività e innovatività delle imprese? Questo, in tempi di crisi, è ciò che conta.
Al Congresso di Salerno avevamo presentato una mozione chiara sul percorso da intraprendere. Chi, tra tutti coloro che parlano di regole e regolamenti, di prospettive, ha dato importanza concreta a quella istanza di cambiamento richiesta, chi si è preoccupato di un approfondimento circa uno scenario politico e sociale evoluto. Avremmo dovuto rispondere insieme alle esigenze dei singoli, avremmo dovuto comprendere come radicare nei territori le nostre proposte. Già l’ho scritto. Vivo quotidianamente il fallimento di non essere riuscita a convincere molti dei nostri consiglieri che la proposta sul testamento biologico non è la richiesta di qualcuno, ma è l’affermazione di un principio di libertà. In Basilicata neppure è stata calendarizzata. E’ la nostra storia, la storia di un partito, di una comunità, non la storia di un insieme di persone.
Con il Segretario Riccardo Nencini abbiamo organizzato spesso incontri e seminari per la formazione politica dei giovani militanti del nostro partito. Lo stesso dovrebbe accadere anche a livello locale, con incontri e convegni dedicati ai più giovani affinché possano acquisire gli strumenti necessari per un proficuo e valido impegno in politica.
E’ la nostra unica speranza di futuro. Non possiamo assistere quotidianamente a uno scontro personale tra noi stessi, non possiamo ancora nelle nostre occasioni di confronto parlare di maggioranza e minoranza di partito. A chi interessa il numero esatto dei nostri tesserati o le procedure congressuali se poi non ci rendiamo conto che è la forma a dover cambiare. Un Consiglio Nazionale non può essere una discussione tra ricorrenti e non ricorrenti.
Bonomi nel suo Leonida Bissolati e il movimento socialista in Italia, scriveva ‘ad ogni giornata domenicale uscivano dalla città giovani studenti e giovani professionisti per propagandare il verbo nelle campagne. E spesso l’area del comizio era il sagrato davanti alla chiesa o l’aia del piccolo campo’. E’ questo quello che è mancato e che manca, lasciare a tanti giovani compagni lo spazio per misurarsi sempre di più con responsabilità di direzione politica. Ci sono giovani dirigenti e amministrati che oggi sono concreti e pragmatici, meno ideologizzati del passato. Ascoltare alcuni ripetere ancora che ciò che a noi interessa e semplicemente che il socialismo viva è una contraddizione in termini, perché non è il ricorso alla magistratura che può tenerci in vita, ma lasciare e creare spazi nuovi di opportunità.
Non credo che l’anagrafica possa essere uno spartiacque, ma penso che la storia di molti compagni debba essere ‘messa al servizio’ per creare un percorso, non per qualcuno, ma per il nostro partito. Pietro Nenni nei suoi diari nel 1976 annotava che ‘le nostre generazioni devono susseguirsi all’infinito’. E’ ciò che non abbiamo fatto.
Sperimentare compiti di direzione a livelli superiori, che non siano rinnovamenti estemporanei, con l’esperienza nell’amministrazione, nel partito, con la pratica quotidiana della politica. E’ ciò che può appassionarci, tutti, è ciò che può farci guardare con fiducia al futuro.

Maria Cristina Rosaria Pisani
Portavoce Psi

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