venerdì, 24 febbraio 2017
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Opinioni e commenti
 

Mario Michele Pascale
Sciogliere il nodo
sul nostro destino
Pubblicato il 04-01-2017


Si chiede, nel PSI, un congresso straordinario. Bene. L’ho chiesto anche io, in tempi non sospetti, dalle pagine dell’Avanti! Per fare il congresso serviranno regole e numeri. Lì si dovranno materializzare per forza. Ma prima dell’avvento dei numeri e delle regole congressuali faccio un appello, non per me, ma per tutto il partito: qual’è la ricetta per affrontare il corpo elettorale e per porre fine alla nostra evidente irrilevanza? Perché tolta la carica di viceministro siamo decisamente irrilevanti. Validi, ma pochi, i nostri deputati. Qualche consigliere regionale qua e là, perlopiù inquadrato in una subalternità penosa ai sistemi di potere dei governatori espressi dal PD. Siamo praticamente assenti dalle grandi aree metropolitane.

Credo e spero che la risposta non sia “mettere qualcun altro al posto di Nencini”. Ma non perché io creda che l’attuale segretario sia una forza della natura e sia insostituibile. Chiunque voglia governare dovrebbe spiegare come si fa, restando a sinistra ed avendo un rapporto forte con il PD (che non possiamo annullare in nome della comune appartenenza al PSE), ad avere, contemporaneamente, autonomia politica. In verità faccio questa domanda da un bel po’ e nessuno risponde. Eppure la questione su cui dovrebbe vertere davvero il congresso è questa, non il cambio della targa sulla porta del segretario. O se volete anche quella, ma dopo le cose veramente importanti.

Compagni, non starò qui a parlarvi bene di Riccardo Nencini. Molti dicono che è stato avido e che ha voluto per sé sia la guida del partito che lo scranno di vice ministro. Chi sostiene questo di certo è un uomo d’onore. Male informato però. Fu Matteo Renzi a chiedere a tutti i partiti di impegnarsi a fondo nel governo. I segretari nazionali dovevano avere ruoli importanti nell’esecutivo. E così fu. Tant’è che il partito votò apposita dispensa per rendere possibile il doppio incarico. Fu un errore? Rammento bene le grida di giubilo che scuotevano il PSI… finalmente eravamo tornati al governo. Avremmo avuto bisogno, invece, di un segretario a tempo pieno? E’ comodo prevedere i fatti dopo che sono accaduti.

Altri dicono che Riccardo Nencini è stato ambizioso e che in nome di questa ambizione il Partito abbia fatto scelte sbagliate. Se così è siamo di fronte ad una colpa grave. Ma vi chiedo: un altro segretario avrebbe fatto scelte diverse? Rammento che la Lega dei Socialisti, che a lungo è stata l’unica opposizione, chiedeva la nascita “di un unico soggetto politico dalla sinistra del PD a Rifondazione, all’interno del quale i socialisti avessero avuto un ruolo centrale”. Venne Italia Bene comune, voluta anche da Nencini, che aveva in se il PD, SEL ed il PSI. Un successo che la sinistra del partito sbagliò a non fare proprio. Potevamo fare una scelta migliore che essere nel centro sinistra?

Il PD è entrato nel PSE al congresso di Roma. Posso nominarvi, uno per uno, i compagni, che oggi contestano, che all’epoca andarono a fare i volontari (oserei dire i garzoni ed i paggetti) all’incoronazione del PD. Era il congresso di Roma. Ed i socialisti, soprattutto quelli che alle ultime comunali di Roma hanno fatto votare Grillo, erano lì a spellarsi le mani. Fece male Nencini ad assecondare il processo di ingresso del PD nel socialismo europeo?

Renzi venne chiamato a Palazzo Chigi. Volle, con lui, un rappresentante del PSI. Fece male Nencini ad accettare? Come detto, rammento ancora le grida di giubilo, dall’Alpi alle Piramidi, da Savona a Trieste, da piazza Castello alla Vucciria…

Secondo me Nencini non ha sbagliato in quello che ha fatto, semmai ha errato in quello che non ha fatto. A fronte di enormi modificazioni del quadro politico ed economico generale, ha giocato di rimessa, volando troppo basso. In un sistema politico che ti vuole o autonomo, puntando coraggiosamente sull’organizzazione ed il rilancio del partito, o lanciato verso una fusione con il PD in nome del socialismo europeo allo scopo di contaminare positivamente il pachiderma cattocomunista, Nencini è rimasto immobile o, peggio, si è lanciato in soluzioni tanto mediane quanto inutili. L’ultima in ordine di tempo è l’alleanza con i radicali e qualche sindaco. E’ chiaro che è una foglia di fico cui nessuno crede davvero.

Un altro segretario avrebbe fatto cose diverse? Avrebbe osato? Francamente non lo penso. Fino alla vittoria del NO al referendum non c’era alternativa a Riccardo Nencini. I cani, si sa, avanzano quando il cinghiale è ferito. Si può salvare il PSI cambiando segretario? Potrebbe un segretario diverso fare cose migliori? Io non credo. Tuttalpiù si può cambiare il mobilio. O il padrone di casa: invece di pagare la pigione a Renzi la pagheremo a Massimo D’Alema.

Il punto è semplice. Il partito ha di fronte a se una sola scelta. O si punta tutto, modello kamikaze, sull’autonomia politica, oppure si va alla fusione con il PD in nome della comune appartenenza alla famiglia del socialismo europeo. In mezzo c’è solo la strada che porta, con il piattino in mano, a chiedere la carità per avere uno o due deputati.  Una strada che significa disperazione e morte.

Abbiamo dato, nei giorni scorsi, uno spettacolo penoso, simile a quello degli sciacalli che si disputano la carcassa di un animale moribondo che rantola ancora. Andare in tribunale, cavillare, ricorrere, finire sui giornali è stato questo agli occhi di chi ci guardava dall’esterno. Il futuro congresso, se vuole ridarci dignità, dovrà sciogliere, in maniera ultimativa, il nodo sul nostro destino. Ed io non intendo rendermi complice di un accanimento terapeutico. Non accetterò soluzioni mediane e foglie di fico.

Mario Michele Pascale
Consiglio nazionale del PSI

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Commenti all'articolo
  1. Posso naturalmente sbagliarmi, ma se l’Autore ipotizza due opzioni “O si punta tutto, modello kamikaze, sull’autonomia politica, oppure si va alla fusione con il PD in nome della comune appartenenza alla famiglia del socialismo europeo”, a me sembra che la propensione per il Collegio uninominale, quale modifica della vigente legge elettorale, e il vigoroso sostegno al SI’ nella recente campagna referendaria, rappresentassero già una indicazione piuttosto chiara verso la confluenza col PD (o col nuovo partito che dallo stesso poteva nascere).

    Non sono ovviamente in grado di sapere se il prevalere del NO abbia cambiato in qualche modo un tale percorso, ma io penso che se si vuole puntare all’autonomia occorre pronunciarsi per il proporzionale, senza soglia di sbarramento, o con soglia molto bassa, specie per chi entra in una coalizione, dal momento che non è la rappresentanza dei partiti “minori” ad insidiare la governabilità, ma sono semmai le diatribe interne alle forze “maggiori” (lo abbiamo già sperimentato e credo se ne sia accorta anche la pubblica opinione).

    Nel caso poi venisse applicata una soglia, che non sarebbe verosimilmente molto alta, quantomeno per i partiti entrati in coalizione, se il suo mancato raggiungimento facesse restare i voti all’interno della coalizione, nel senso che il nostro voto resterebbe comunque utile, c’è da pensare che l’elettore potrebbe essere maggiormente propenso a votare una forza politica “minore”, la quale, a sua volta, sarebbe probabilmente “desiderata” in coalizione dalle “maggiori” perché il suo apporto, in consensi ossia in numeri, ancorché non elevato, potrebbe servire a rendere vincente la coalizione stessa.

    Paolo B. 04.01.2017

  2. Posso naturalmente sbagliarmi, ma se l’Autore ipotizza due opzioni “O si punta tutto, modello kamikaze, sull’autonomia politica, oppure si va alla fusione con il PD in nome della comune appartenenza alla famiglia del socialismo europeo”, a me sembra che la propensione per il Collegio uninominale, quale modifica della vigente legge elettorale, e il vigoroso sostegno al SI’ nella recente campagna referendaria, rappresentassero già una indicazione piuttosto chiara verso la confluenza col PD (o col nuovo partito che dallo stesso poteva nascere).

    Non sono ovviamente in grado di sapere se il prevalere del NO abbia cambiato in qualche modo un tale percorso, ma io penso che se si vuole puntare all’autonomia occorre pronunciarsi per il proporzionale, senza soglia di sbarramento, o con soglia molto bassa, specie per chi entra in una coalizione, dal momento che non è la rappresentanza dei partiti “minori” ad insidiare la governabilità, ma sono semmai le diatribe interne alle forze “maggiori” (lo abbiamo già sperimentato e credo se ne sia accorta anche la pubblica opinione).

    Nel caso poi venisse applicata una soglia, che non sarebbe verosimilmente molto alta, quantomeno per i partiti entrati in coalizione, se il suo mancato raggiungimento facesse restare i voti all’interno della coalizione, nel senso che il nostro voto resterebbe comunque utile, c’è da pensare che l’elettore potrebbe essere maggiormente propenso a votare una forza politica “minore”, la quale, a sua volta, sarebbe probabilmente “desiderata” in coalizione dalle “maggiori” perché il suo apporto, in consensi ossia in numeri, ancorché non elevato, potrebbe servire a rendere vincente la coalizione stessa.

    Paolo B. 04.01.2017

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