giovedì, 21 settembre 2017
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Opinioni e commenti
 

MARIO SOARES,
IL SOCIALISTA
Pubblicato il 08-01-2017


Scomparso a 92 anni a Lisbona, Mario Soares ha segnato il Novecento. Militante socialista, più volte espulso dal Portogallo, tornò in patria nel 1974 alla caduta della dittatura salazarista, ha lottato non solo per la riconquista della democrazia in patria, avvenuta nel 1974 con la Rivoluzione dei garofani, ma per l’ingresso di Spagna e Portogallo nell’Unione Europea. È stato due volte Primo Ministro del suo paese, dal 1976 al 1978 e dal 1983 al 1985. Il 10 marzo 1986 è stato eletto Presidente della Repubblica, ruolo che ha ricoperto (grazie alla vittoria alle successive elezioni del 13 gennaio 1991) per due mandati consecutivi, sino al 9 marzo 1996. Laureato sia in filosofia sia in legge, Soares ha guidato il Colegio Moderno, importante istituzione accademica lisbonese fondata dal padre e ora diretta da sua figlia. In campo accademico ha ricoperto numerosi incarichi in atenei portoghesi e internazionali. Per l’Italia ha incarnato la figura di strenuo difensore di libertà e padre degli ideali di un socialismo europeo. “Cari compagni – scrive su Facebook Pia Locatelli, deputata Psi e presidente onoraria dell’Internazionale Socialista donne – il nome di Mario Soares resterà per sempre legato alla vittoria della libertà contro la dittatura in Portogallo e come testimonianza della fede politica negli ideali della democrazia e del socialismo. I socialisti italiani hanno avuto con Mario Soares rapporti intensi e duraturi di amicizia e di collaborazione, con una stima reciproca che non è mai venuta meno nel corso degli anni. Oggi gli rivolgiamo l’ultimo fraterno saluto e abbracciamo idealmente tutti i compagni portoghesi e quanti hanno avuto la fortuna di conoscerlo e apprezzarlo per le sue grandi qualità”.


soaresIl Presidente con il garofano in petto

di Bobo Craxi

Mario Soares è stata una delle ultime figure leggendarie del Socialismo europeo, mediterraneo ed Internazionale, una limpida e coerente personalità che si è battuta contro l’autoritarismo di destra e di sinistra in Portogallo. Si oppose perdendo la propria libertà personale ed in seguito, costretto ad un lungo esilio in Francia al Governo dei militari di Salazar così come una volta rientrato in patria durante la celeberrima “Rivoluzione dei Garofani”, dovette contrastare il tentativo di colpo di Stato comunistoide che settori dell’esercito anti-salazar cercarono di imporre con la complicità del Partito comunista di Cunhal.

Soares si meritò per questo l’onore di essere stato innanzitutto uno strenuo difensore delle libertà repubblicane ed una volta asceso alla massima carica dello Stato egli seppe da subito trasferire il sentimento di liberazione e di cambiamento che proveniva dal popolo portoghese in un’azione politica profondamente rinnovata che puntò innanzitutto alla fine del dominio nelle colonie, ancora sottoposte ad un regime di controllo in Africa ed in Asia dalle autorità portoghesi, e avviò subito un processo di riavvicinamento all’Europa che andava formandosi aderendovi definitivamente alla metà degli anni ottanta.

L’azione progressista interna ed internazionale certamente fu resa possibile dalla stretta collaborazione e la sintonia che in quegli anni si era creata fra i movimenti ed i partiti politici socialisti e socialdemocratici.

L’offensiva politica e culturale sulla sinistra promossa dall’URSS trovò un baluardo efficace nel Socialismo euro-mediterraneo, una crescente azione di solidarietà e sostegno che vide in prima fila l’SPD di Brandt e Schmidt, il PS francese guidato da Francois Mitterand ed anche il nostro Partito socialista italiano guidato da Craxi, che seppe sostenere una feconda solidarietà ed una cooperazione nei confronti dei partiti clandestini che lottavano contro le dittature in patria.

Il pensiero politico di Mario Soares fu sempre improntato ad una forte sensibilità nei confronti dei paesi in via di sviluppo, un’azione concreta di lotta contro le diseguaglianze nel pianeta ed orientato ad un riequilibrio fra le nazioni.

I processi della nuova globalizzazione non lo colsero impreparato nell’analisi e nell’azione. Negli ultimi anni fu assai sensibile nei confronti dei movimenti politici giovanili spontanei che promuovevano un’azione critica nei confronti del mondialismo senza regole e divenne una delle personalità più apprezzate nei meeting della sinistra alternativa che si tenevano in Brasile a Porto Alegre.

Non era un visionario, ma seppe mantenere un equilibrio felice fra la sua figura di uomo di Stato e del combattente per la libertà e quella dell’intellettuale progressista che si spendeva in favore di minoranze aggredite, per ragioni economiche e per ragioni politiche.

Ho detto che è stato un grande amico dei socialisti italiani, è stato un amico leale e sincero di mio padre Bettino con il quale intrecciò i rapporti sin dall’inizio degli anni settanta nel suo esilio francese.

Per questa ragione, colpito a sua volta da un rovescio politico, non esitò sfidando le polemiche in patria, ad invitare da Presidente del Portogallo nell’ambasciata a Tunisi l’amico leader socialista italiano già colpito da diverse inchieste giudiziarie.

Solidarietà, lotta contro i soprusi e le ingiustizie, lotta contro l’uso politico della giustizia sono state la cifra della sua azione.

Non l’animò mai l’arroganza della politica, ma la limpida e coerente visione delle cose rifiutando la supremazia di un potere sia esso militare che giudiziario.

Egli scompare avendo lasciando una copiosa semina di pensiero ed azione politico. Non interruppe mai la propria attività, lo spirito combattente lo sospingeva a continuare ad essere la grande anima del Socialismo e della Sinistra Portoghese. I suo eredi si trovano oggi a fronteggiare le difficoltà della crisi da una posizione di responsabilità governativa.

Si direbbe uno dei grandi del nostro tempo. Un grande Socialista latino e Mediterraneo, Europeo ed Internazionale.

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