martedì, 21 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

GELO EUROPEO
Pubblicato il 16-01-2017


belgrado rifugiatiPer troppo tempo l’Europa si è voltata dall’altra parte, ma la questione dei migranti e dei rifugiati resta ancora lì in attesa di esser risolta. Dopo i morti in mare, a rischio sono i migranti che attraversano la rotta balcanica per la morsa del gelo e bloccati in Serbia in attesa di trovare un modo per oltrepassare il confine verso l’Unione Europea nella speranza di trovare asilo. Sulla rotta balcanica cinque persone sono morte per congelamento dall’inizio dell’anno nel tentativo di entrare in Europa o di spostarsi tra i vari Stati membri.

L’Inferno di ghiaccio a Belgrado.
MSF: “Meritano di essere trattati come esseri umani”

Sono mesi ormai che centinaia di migranti, per lo più afghani, siriani e iracheni, hanno trovato rifugio nei depositi abbandonati lungo la ferrovia a Belgrado nel loro cammino di avvicinamento ai confini dell’Unione Europea e che a causa del freddo che ha investito l’Europa rischiano di morire per ipotermia, in questi giorni, infatti, le temperature nella notte scendono abbondantemente sotto lo zero rendendo la vita in questi asili di fortuna un vero inferno polare che in molti hanno paragonato alle scene vissute in Europa ai tempi della Seconda Guerra Mondiale. rifugiati 2 guerra mondiale
“Ci sono stati sette casi di congelamento a Belgrado – ha detto Andrea Contenta, Esperto affari umanitari di MSF in Serbia – vi assicuro che è molto più grave di quanto sembra. Il congelamento fa sì che il sangue non raggiunga le estremità del corpo, addormenta i nervi e nei casi più gravi può essere trattato solo con l’amputazione perché i tessuti muoiono”. Medici senza Frontiere accusa poi la politica europea: “L’inverno è un fenomeno naturale che non possiamo controllare. Il vero problema è la mancanza di volontà politica per cercare di soddisfare le esigenze immediate di queste persone vulnerabili. È un fallimento dell’Unione Europea, che ha chiuso gli occhi davanti al fatto lampante che le proprie politiche mal pianificate non hanno fermato il flusso di persone, ma non hanno nemmeno predisposto alternative legali per permettere loro di viaggiare in modo sicuro”. “Far finta che questo percorso sia chiuso e che queste persone non esistano non è la soluzione”, aggiunge Andrea Contenta che conclude: “Qualunque cosa si pensi circa il loro diritto di raggiungere l’Europa, meritano di essere trattati come esseri umani, con dignità. E in questo momento, non lo sono”.

Autorità serbe rinnovano appelli ad andare in centri accoglienza
In soccorso di queste persone è arrivata Belgrado: il commissariato serbo per l’assistenza ai profughi ha rinnovato oggi l’appello ai migranti che restano accampati al gelo a Belgrado e nel resto della Serbia ad accettare la sistemazione nei centri di accoglienza dove, ha sottolineato, c’è posto per tutti e nei centri vengono garantiti un posto al caldo, tre pasti al giorno e assistenza medica, ma la maggiorparte teme di essere respinta e per questo evita le strutture di assistenza ufficiali. A Belgrado, secondo il commissariato, sono ancora oltre mille i migranti e profughi che bivaccano praticamente all’aperto e al gelo nella zona della stazione degli autobus, a ridosso del centro della capitale, accampati in locali e magazzini abbandonati, parcheggi coperti e tende malmesse.migranti belgrado
Gran parte di loro non accetta di andare nei centri di accoglienza per timore di essere registrati e trasferiti a sud al confine con Macedonia e Bulgaria, e di essere quindi poi rimandati nei Paesi di provenienza. In soccorso dei migranti che ancora resistono al freddo a Belgrado sono mobilitate ong e organizzazioni umanitarie internazionali. L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) esprime forte preoccupazione per la situazione in cui si trovano rifugiati e migranti in Europa a causa del rigido inverno. L’UNHCR ha aumentato l’assistenza in diversi Paesi, come Grecia e Serbia. Considerate le dure condizioni invernali, l’UNHCR è fortemente preoccupato dal fatto che le autorità di tutti i Paesi che si trovano lungo la rotta dei Balcani occidentali continuano a respingere rifugiati e migranti dai propri territori verso i Paesi confinanti. In diversi casi rifugiati e migranti hanno accusato le forze di polizia di avere usato violenza. Molti hanno inoltre denunciato che le stesse forze dell’ordine hanno sequestrato o distrutto i loro cellulari, impedendo loro di effettuare chiamate per chiedere aiuto.

La soluzione di Minniti: “Chi chiede asilo dovrà lavorare”
Il nuovo piano che il ministro dell’Interno Marco Minniti intende presentare al Parlamento mercoledì presenta molte novità, molte delle quali contestate a sinistra ed elogi a destra. Quella che ha fatto maggior scalpore è la novità che prevede la possibilità che i richiedenti asilo vengano impiegati in lavori socialmente utili, non su base volontaria, ma un obbligo perché la pratica vada a buon fine. Convenzioni anche con aziende per gli stage.
Il permesso provvisorio
A due mesi dall’arrivo, l’immigrato riceverà un permesso provvisorio, in attesa che la sua identità sia verificata. Così il richiedente asilo finirà in uno Sprar e il sindaco del comune ospitante offrirà opportunità di lavori socialmente utili. L’ipotesi retribuzione al momento rappresenta uno scoglio.
I CIE trasformati in CPR
I Cie cambieranno nome in Centri di permanenza per il rimpatrio (Cpr) i vecchi Cie. E con il nome dovrebbe cambiare la loro organizzazione e il loro funzionamento, almeno in base a quanto dichiara il ministro Minniti. “I nuovi centri non avranno nulla a che fare con i vecchi, avranno governance trasparente e un potere esterno rispetto alle condizioni di vita all’interno”, assicura. Si parla di centri piccoli, fuori dai centri cittadini e vicini a infrastrutture come gli aeroporti così da agevolare il rimpiatrio, da 80-100 posti, uno per regione, escludendo Valle d’Aosta e Molise, per un totale di 1.500-1.600 ospiti, non migranti senza permesso di soggiorno, ma sospetti criminali. All’interno sarà presente la figura di un garante per verificare il rispetto dei diritti e delle procedure. Poliziotti impiegati per le identificazioni, ma la sorveglianza spetterebbe all’esercito.
Tra le altre novità del piano immigrazione firmato Minniti ci sono: la riduzione a un solo grado di appello nel caso di bocciatura della domanda di asilo; gli accordi con i Paesi di provenienza; aumento del numero dei Comuni che danno accoglienza tramite incentivi (500 euro a migrante già stanziati). Proposta di modifica anche sul reato di clandestinità.

Nencini, in comuni con sindaci socialisti migranti svolgono lavori socialmente utili

“Da almeno tre anni proponiamo di impegnare i profughi in lavori socialmente utili in cambio dell’ospitalità. Forse ci siamo. Nel 2015 invitammo tutti i sindaci socialisti a muoversi in questa direzione. Lo fecero in molti. È un modo utile a integrarsi e a restituire ciò che si prende”.
È quanto ha affermato il segretario del PSI Riccardo Nencini, riferendosi all’iniziativa dei sindaci socialisti che offrono ai migranti la possibilità di svolgere servizi socialmente utili in cambio della permanenza nei loro comuni.

L’Ungheria di Orban: dopo il ‘muro’, migranti in detenzione

Continua la linea dura del Premier ungherese Viktor Orban che ha annunciato che ripristinerà la misura di chiudere in prigione i profughi in attesa del diritto d’asilo sospesa nel 2013 dopo le pressioni dell’Unione europea, della Corte europea dei diritti dell’uomo e delle Nazioni Unite.
Il leader magiaro in persona lo ha detto parlando alla Magyar Ràdio, l’emittente radiofonica pubblica, richiamandosi tra l’altro all’esigenza di difendere l’Europa dalla minaccia del terrorismo islamista. “Sappiamo che la decisione va contro le norme internazionali precedentemente accettate dal nostro paese, ma lo faremo lo stesso”, ha sottolineato secondo i resoconti delle agenzie di stampa. Ma l’Ungheria alza ulteriormente il tiro, rifiutando ogni aiuto e anche di far entrare nel suo territorio migranti che rischiano di morire assiderati al confine serbo.

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