martedì, 28 febbraio 2017
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Opinioni e commenti
 

Morto Claudio Renne, denunciò le torture in carcere
Pubblicato il 11-01-2017


CARCERE DI NAPOLI“Morire di carcere. È morto Claudio Renne, uno dei detenuti torturati nel carcere di Asti più di cinque anni fa. Mi ha dato la triste notizia il Garante dei detenuti del Piemonte, Bruno Mellano”. Lo scrive su facebook Rita Bernardini, Radicali italiani. “Claudio era ricoverato alle Molinette dal 27 dicembre, giorno in cui Bruno Mellano lo aveva ancora visto in carcere, perché rifiutava di andare in ospedale, ma nella stessa giornata si era convinto e lo avevano trasferito; stava molto male. Con la Garante comunale Gallo e l’avvocato, Mellano sta seguendo la vicenda del risarcimento legato alla detenzione di Asti dove furono accertati episodi di maltrattamento e ‘tortura’”. Conclude Bernardini nel suo post.
La storia di Claudio Renne ha dell’incredibile per un Paese civile come dovrebbe essere l’Italia. Nel dicembre del 2004 mentre era detenuto in carcere ad Asti. Renne viene spogliato completamente, messo in cella di isolamento, priva di vetri alle finestre, di materasso, di lavandino, sedie e di sgabelli. Viene lasciato così per due mesi. Per due giorni viene lasciato completamente nudo. Gli viene razionato il cibo, gli viene dato solo pane e acqua.
Claudio Renne viene picchiato ripetutamente, anche più volte al giorno, con calci e pugni su tutto il corpo. Gli viene diagnosticata la frattura di una costola. Gli viene impedito di dormire e viene picchiato più volte al giorno. Gli viene strappato con le mani il codino che aveva ai capelli.
A far partire l’inchiesta fu un’assistente carceraria riuscita a entrare nel braccio dell’isolamento, area che non è nemmeno videosorvegliata. Vedendo Renne con il volto tumefatto, chiamò l’ambulanza e lo fece ricoverare. Fece una segnalazione e partì l’indagine. In pochi mesi il commissario di polizia Antonella Reggio raccolse numerose testimonianze, comprese quelle di Andrea Cirino e Claudio Renne che all’inizio negarono. Renne era diventato una delle vittime predilette di una squadretta composta da 15 poliziotti che, protetti da un muro di omertà, li aveva sottoposti a feroci pestaggi e vessazioni. Dopo l’inchiesta si venne infatti a sapere che i detenuti e agenti sapevano, come l’allora direttore del carcere di Asti Domenico Minervini.
Nonostante le inchieste e i giudizi per i responsabili accertati non c’è stata nessuna condanna perché a tutt’oggi il reato di tortura non esiste

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