sabato, 29 aprile 2017
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Opinioni e commenti
 

Nomina Rosa all’Inps, Gabriella Di Michele nuovo Dg dell’Istituto
Pubblicato il 14-01-2017



Nomina Rosa all’Inps

GABRIELLA DI MICHELE NUOVO DG DELL’ISTITUTO

L’Istituto nazionale della previdenza sociale ha un nuovo direttore generale, Gabriella Di Michele, 57 anni, già responsabile delle Entrate dell’Inps, vicepresidente di Equitalia  e rappresentante dell’Istituto con funzioni di presidente nella ‘cabina di regia’ che sovrintende alla ‘rete del lavoro agricolo di qualità, nonché componente della Commissione per la redazione del rapporto annuale sulle spese fiscali ex art. 2 c. 1 dlgs n. 160/2015 e membro del comitato di indirizzo e verifica dell’attività di riscossione ex art. 1 c. 531-535 l. 228/2012, e componente in rappresentanza dell’Ente assicuratore del Comitato operativo centrale dell’Ispettorato nazionale del lavoro. Ha inoltre partecipato, tra l’altro, quale promotrice, alla creazione del Durc a livello Regione Abruzzo, anticipandone di circa due anni l’entrata in vigore a livello nazionale, costruendo ‘in casa’, in accordo con le Oo.Ss, Ance, Confindustria, Inail e Cassa edile, “un’idonea procedura informatizzata”, come si legge sulla pagina del suo curriculum vitae. Il via libera all’incarico è arrivato dal ministro del Lavoro Giuliano Poletti che ha firmato il decreto di nomina confermando così la scelta che aveva fatto il presidente dell’Istituto di previdenza alla vigilia di natale. Il nome di Di Michele era stato infatti proposto dallo stesso Tito Boeri nelle scorse settimane. La Di Michele, quindi, ha preso il posto, di Massimo Cioffi dimessosi per «contrasti insanabili» con Boeri. La dr.ssa Di Michele ha una lunga carriera alle spalle: funzionario Inps dal 2 settembre 1985, dirigente Inps di II fascia da marzo 1994, dirigente di area provinciale dell’Aquila Riscossione tributi e vigilanza dal 1994 al 1999, dirigente delle aree regionali (Abruzzo) Contributi e vigilanza, con anche la funzione manageriale di responsabile del patrimonio. Con questa designazione Boeri intende dimostrare di non voler perdere tempo in questa fase delicata di passaggio al nuovo anno per condurre in porto, con un nuovo Dg insediato, il piano di riorganizzazione dell’Ente assicuratore. Da circa un mese la carica di Dg, che secondo le regole vigenti è un organo di governance, è stata ricoperta come “facente funzioni” dal direttore vicario, Vincenzo D’Amato, dopo le dimissioni presentate da Massimo Cioffi. In una apposita nota il presidente Boeri ha augurato «buon lavoro alla dott.ssa Di Michele e ha ringraziato il direttore generale vicario f.f. Vincenzo Damato per l’ottimo e apprezzato lavoro svolto in questa difficile fase di transizione». Massimo Cioffi – come si ricorderà – aveva lasciato l’Istituto dopo soli 21 mesi lo scorso novembre per diversità di vedute con il presidente sul piano della riorganizzazione dell’Istituto. Un riordino che – si trae spunto per sottolinearlo – prevede, tra l’altro, la riduzione da 48 a 36 delle attuali direzioni con un riequilibrio della loro distribuzione, passando da 33 a 14 direzioni centrali e da 15 a 22 territoriali. Un riassetto indispensabile, a parere di Boeri, per garantire una migliore funzionalità all’Inps dopo gli anni seguiti alla fusione con l’Inpdap e l’Enpals. Tra presidente e il Dg Massimo Cioffi il contrasto era in realtà maturato diversi mesi prima, a febbraio, quando l’ex Dg con una procedura, del tutto inedita, aveva deciso di autosospendersi dopo aver appreso di essere risultato coinvolto in un’inchiesta della Procura della Repubblica di Nocera su presunti mancati versamenti contributivi dell’Enel, di cui Cioffi era responsabile del personale tra il 2006 e il 2014. Il Dg era poi successivamente rientrato nella piena operatività in aprile, mentre la tensione al vertice dell’Ente sembrava ricominciare a manifestarsi con la decisione del Civ, presieduto da Pietro Ciocca, di non approvare in prima versione la variazione al bilancio di previsione 2016 sottoscritta da Tito Boeri.

Previdenza

PENSIONE ANTICIPATA ANCHE COL DIABETE

Hai il diabete? C’è la possibilità che tu possa andare prima in pensione. Ebbene sì, anche se i lavoratori affetti da diabete non possono avvalersi della pensione anticipata, esiste la possibilità di lasciare prima il lavoro nel caso in cui la patologia porti all’insorgenza di problemi fisici che compromettano l’idoneità al lavoro. Solo se il diabete determina una riduzione della capacità lavorativa – si legge sul sito di informazione giuridica studiocataldi.it – sarà infatti possibile avanzare la richiesta. Insomma, il ricorso alla pensione anticipata non è una possibilità riconosciuta in base alla mera insorgenza di una malattia, ma è necessario che questa determini una percentuale di invalidità sanitariamente accertata. La valutazione di uno specialista in medicina legale – si riporta – potrà difatti verificare se la malattia influenzi l’esecuzione di una determinata attività lavorativa. Per fare richiesta bisognerà, dopo aver ottenuto il certificato medico introduttivo da parte del proprio medico curante (che questi provvederà a trasmettere telematicamente all’Inps), inoltrare domanda di invalidità all’Istituto di previdenza che designerà apposita commissione medica per la valutazione correlata al riconoscimento della percentuale di invalidità. Se dal diabete diagnosticato derivi una percentuale di invalidità, si potranno ottenere diversi benefici sempre che sussistano i necessari requisiti contributivi:

è riconosciuta la pensione di vecchiaia anticipata, a 55 anni e 7 mesi di età per le donne e 60 anni e 7 mesi per gli uomini, con almeno 20 anni di contributi e se l’invalidità è almeno pari all’80% (ad esclusione dei dipendenti del pubblico impiego).

E ancora. I lavoratori con invalidità superiore al 74% potranno richiedere, per ogni anno di lavoro effettivamente svolto, una maggiorazione annua di 2 mesi di contributi figurativi in più. Inoltre – spiegano gli esperti di studiocataldi.it – se il soggetto è impossibilitato a svolgere alcuna attività lavorativa potrà ottenere la c.d. pensione di inabilità. La sua condizione di infermità dovrà essere tale da determinare un’assoluta e permanente impossibilità a svolgere qualsiasi attività lavorativa (100% di invalidità); il beneficiario deve vantare almeno 5 anni di anzianità assicurativa e tre anni di contributi che dovranno risultare versati nell’ultimo quinquennio.

Ai dipendenti pubblici, infine, è riconosciuta la pensione per inabilità (assoluta e permanente) alla mansione (cioè correlata al tipo di impiego esercitato dal dipendente) o a proficuo lavoro.

Boeri

CAMBIARE I VOUCHER MA NON CANCELLARLI

“Non c’è dubbio che c’è stato un abuso dei voucher per le prestazioni temporanee e accessorie e che sono stati utilizzati per finalità molto differenti da quelle che il legislatore si era proposto. Qualche correttivo quindi serve. Ma cancellare i voucher sarebbe davvero sbagliato. Anche perché nel dibattito di questi giorni vedo molta ipocrisia”. Così Tito Boeri, presidente dell’Inps, intervistato da ‘la Repubblica’, è intervenuto nel dibattito sull’abuso dei voucher che ha coinvolto anche la Cgil di Bologna. In merito Boeri ha sottolineato: “Dai nostri dati si rileva un episodio tutt’altro che isolato. Nell’ultimo anno la Cgil ha investito 750 mila euro in voucher; non si tratta quindi né solo di Bologna né solo di pensionati. Anche altri sindacati hanno massicciamente usato questi strumenti, ad esempio la Cisl ne ha utilizzati per un valore di 1 milione e mezzo di euro”. Solo un quinto dei percettori di voucher sono studenti o pensionati, che invece “sono cresciuti di meno nei settori dove c’è più lavoro nero come tra i collaboratori domestici e in agricoltura”. Secondo Boeri si dovrebbero “migliorare i controlli facendo arrivare direttamente all’Inps anziché al ministero gli sms di attivazione e rendendo finalmente operativo l’ispettorato nazionale del lavoro”. Quanto all’Inps, Boeri ha affermato di aver avviato “un’operazione di razionalizzazione” unica nella storia della pubblica amministrazione. L’Inps “può funzionare meglio e il cambiamento deve partire dalla classe dirigente dell’Inps. Finora le promozioni a dirigente di prima fascia avvenivano spesso in modo opaco”, ha spiegato Boeri, “entro febbraio attribuiremo i nuovi incarichi generando una dirigenza ridotta nel numero, meno costosa e più vicina ai cittadini”. Riguardo al decreto sulla povertà ipotizzato nel governo, Boeri è stato chiaro: “Dal punto di vista tecnico è di sicuro opportuno” ma “bisognerebbe sfruttare l’esperienza positiva dell’Isee ed evitare che, come accade oggi, circa 5 miliardi di prestazioni assistenziali vadano a persone che sono nel 20% più ricche della popolazione”.

Inps

CARTELLE ROTTAMATE SENZA DURC

Le aziende che rottamano le cartelle esattoriali Equitalia, secondo il Decreto fiscale 193/2016 collegato alla legge di Stabilità 2017, rischiano di non ricevere il Durc dall’Inps. La Cna del Trentino Alto Adige (Confederazione dell’artigianato della piccola impresa) ha riscontrato questa incongruenza nella procedura di rottamazione eseguita per conto di alcuni associati.

Il Durc, documento unico di regolarità contributiva, è la certificazione che attesta la regolarità nei versamenti di contributi Inps, Inail e Cassa Edile da parte di un artigiano o di un’impresa. Il Durc mette al riparo chi paga regolarmente i contributi dal rischio di dover pagare per conto dell’appaltatore o subappaltatore e mette in difficoltà, invece, chi ha avuto qualche problema finanziario e non è riuscito a pagare qualche rata di contributi Inps. Se l’artigiano non presenta un Durc regolare, non ottiene il pagamento del proprio lavoro e così non riesce a corrispondere le rate successive di contribuzione. Per ottenere il Durc regolare è possibile rateizzare le cartelle esattoriali, rispettando poi nel tempo il pagamento delle rate. Qualche mese fa il governo ha lanciato la novità della rottamazione delle cartelle esattoriali di Equitalia, eliminando, per chi la chiede, gli esorbitanti interessi su interessi e sanzioni moltiplicate. Con un problema appena rilevato dalla Cna regionale trentina: l’Inps non recepisce la rottamazione e la conseguente rateizzazione prevista. Per chi aderisce alla rottamazione non viene riconosciuta la rateazione prefigurata dalla legge e per l’Istituto rimane inadempiente, nella sostanza “irregolare”. “E se il contribuente ha bisogno di un Durc – ha in merito affermato Pino Salvadori, direttore di Cna Trentino Alto Adige – l’Inps consiglia di rinunciare alla rottamazione delle cartelle Equitalia, operazione che non sappiamo sia possibile, e di chiedere una rateizzazione tradizionale, pagando agi, sanzioni e interessi su interessi. Proprio quelli che avevano convinto il Governo a prescrivere la rottamazione delle cartelle. “Chiediamo – ha denunciato l’organizzazione – che venga al più presto chiarita la situazione. Abbiamo già informato gli uffici nazionali Cna per intervenire ai massimi livelli con il Governo, l’Inps, Equitalia e tutti i soggetti coinvolti nel rilascio dei Durc”.

Ma fiducia imprese in calo

PIU’ CONSUMI A NOVEMBRE

Consumi in fermento a novembre. L’indicatore dei Consumi Confcommercio (Icc) ha registrato infatti una crescita dello 0,1% rispetto ad ottobre e dello 0,3% su base annua. L’evoluzione dell’ultimo mese conferma, anche in termini di media mobile a tre mesi la stabilizzazione della domanda da parte delle famiglie che mantengono un atteggiamento prudente verso il consumo in linea con un sentiment che, nonostante sia tornato a crescere a dicembre dopo quattro mesi, si mantiene su livelli inferiori rispetto all’inizio del 2016. Le incertezze dell’attuale quadro congiunturale si sono riflesse sul clima di fiducia degli imprenditori il cui indice ha registrato, sempre a dicembre, un peggioramento, sintesi di dinamiche settoriali diversificate: gli operatori del commercio al dettaglio e dell’industria manifatturiera hanno espresso, infatti, giudizi positivi, mentre tra quelli delle costruzioni e dei servizi di mercato è prevalso il pessimismo. Il moderato miglioramento rilevato tra gli imprenditori del manifatturiero, il cui clima di fiducia è tornato sui valori di fine 2015, riflette la contenuta tendenza all’incremento dei livelli di attività ed un andamento degli ordini che sembra indicare il permanere di un’evoluzione moderatamente positiva anche all’inizio del 2017.

Carlo Pareto

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