lunedì, 20 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Non è la Corte che fa le leggi
Pubblicato il 26-01-2017


Cerchiamo di approfondire le ragioni in base alle quali, anche dopo l’intervento della Corte, e nonostante nella nota essa dichiari che la legge elettorale della Camera, così come emendata, é immediatamente utilizzabile, il Parlamento non può essere sciolto senza l’approvazione di nuovi dispositivi legislativi. Partiamo dalla legge del Senato. Si tratta del vecchio Porcellum, con le correzioni intervenute dopo la sentenza della Corte. Come é noto, esse riguardavano soprattutto le liste bloccate e il premio di maggioranza senza soglia.

Dunque quel che resta del Porcellum per il Senato è un proporzionale di coalizione senza premio di maggioranza e con suddivisione dei seggi “su base regionale” come prevede la Costituzione repubblicana. Naturalmente resta aperto il tema della modalità di voto. Non era compito della Corte definirlo. Senza liste bloccate i sistemi sono solo due: o le preferenze o i collegi. Ma é il Parlamento che deve scegliere. Si può forse intervenire anche tramite decreto ministeriale, come suggerisce Ceccanti, ma sarebbe opportuno affidare una decisione così rilevante al Parlamento. Anche perché tornare alle preferenze per tutti al Senato, mentre alla Camera rimangono i capilista, anche plurimi, bloccati, appare una contraddizione immotivata.

Esiste poi il problema del premio alla lista alla Camera che al Senato diventa di coalizione e sulla base di suddivisioni regionali. Quest’ultimo aspetto é immodificabile se non attraverso una riforma costituzionale che oggi appare impraticabile, soprattutto in tempi brevi, ma che esistano le coalizioni al Senato, mentre alla Camera risultano abolite, questo finisce per distorcere i caratteri del sistema politico. Che diverrebbe, senza le dovute correzioni legislative, bicefalo. Esiste poi un problema ancor più di fondo. Possibile che il Parlamento deleghi le sue funzioni alla Corte? Non é la prima volta che ciò avviene. Basti pensare alle numerose decisioni in materia di diritti civili affidate a organismi esterni alle Camere, siano essi la Corte, i tribunali, la Corte europea dei diritti dell’uomo. Già abbiamo due leggi elettorali sostanzialmente corrette e adesso vogliamo anche sciogliere presto le Camere. Non c’é da essere preoccupati?

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Commenti all'articolo
  1. Vero che la legge elettorale dovrebbe essere sistemata e armonizzata dal Parlamento per poi procedere all’elezione della Camera e del Senato. Vero anche che questo Parlamento – non solo il Governo – è stato sfiduciato dal Popolo che ha bocciato con referendum quanto il Parlamento aveva approvato per ben sei volte… Le forze politiche dovrebbero prendere atto di ciò e dovrebbero invitare il Presidente della Repubblica a sciogliere le Camere lasciando al nuovo Parlamento il compito di apportare le modifiche necessarie alla legge elettorale anche se la governabilità non sarà garantita nell’immediato. Piuttosto che perdere tutto l’anno (e a settembre scattano i vitalizi…) con un Parlamento sfiduciato dal Popolo e con un Presidente del Consiglio non legittimato dalla Gente, forse sarebbe meglio avere una nuova legislatura, magari anche corta (in caso di ingovernabilità), che modifichi la legge elettorale. Graziano Agostini

  2. Le ragioni avanzate dal Direttore mi sembrano coerenti ed argomentate, ma a questo punto, se cioè le decisioni per una nuova legge elettorale devono ritornare alla politica, sarebbe forse opportuno che anche i socialisti esponessero autonomamente la loro proposta al riguardo, proprio per sostanziare ed evidenziare il ruolo della politica in questo campo.

    Paolo B. 26.01.2017

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