martedì, 25 aprile 2017
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Opinioni e commenti
 

Nooooo, pure le Poste Italiane
Pubblicato il 09-01-2017


Perfino le Poste Italiane sono riusciti a sporcare, l’ultima certezza che ci era rimasta nell’affidare i nostri miseri risparmi; è vero che il gruppo oggi è privato, ma nell’immaginario collettivo le Poste hanno sempre rappresentato un caposaldo della nostra storia: la fiducia!
La cosa che fa incazzare è ascoltare coloro i quali sostengono che bisogna informare e informarsi di più prima di investire i denari, un po’ come se dovessimo laurearci in ingegneria meccanica per acquistare un’auto. Torna addirittura prepotente l’idea di fare “educazione finanziaria”, dopo aver cancellato quella “educazione civica” che ora assente ci spinge sempre più velocemente verso la deriva dell’ignoranza.
Ho sempre pensato e soprattutto praticato la non violenza; ma non quella fisica: non mi ha mai sfiorato neanche l’idea di aggredire un’altra persona, ma pure quella verbale, quella estetica, e perfino quella espressiva. Credo fermamente nella severità e nella mitezza, allo stesso tempo. Si può essere estremamente rigorosi con lo sguardo disapprovando il comportamento di un bambino impetuoso, ma violenti mai! Eppure, l’ultima delle Poste Italiane (anche loro pare “truffaldine”) che nell’immaginario collettivo rappresentavano un pezzo di moralità di quel passato tanto vecchio, quanto ingombrante, ci spinge verso l’incredulità. Rammento quando il Parlamento, la Banca d’Italia, e perfino il Governo hanno fatto di tutto per evitare al pensionato di andare in Posta a ritirare la sua misera pensione e, alla fine, con le “cattive”, nel senso lato, gli hanno imposto di aprire un conto corrente in banca. E hanno fatto bene! Oddio, l’idea era quella di “rubare” qualche centesimo di commissioni a questi nuovi clienti, i pensionati, che non sapevano neanche cosa fosse un bancomat, ma alla fine ci sono riusciti a piegare le sue abitudini. In quel momento abbiamo pensato le cose più terribili per la coercizione psicologica perpetrata sull’anziano che, in Posta, quando ritirava la pensione trovava i suoi amici o, almeno, quelli rimasti. La generazione del libretto postale cosa avrebbe pensato dello scandalo, la vergogna, l’ingordigia, che ha contagiato tutto, e perfino le Poste?! Non sappiamo ancora con precisione com’è la situazione e, non sappiamo neanche se questo cambio di marcia delle Poste Italiane è stato innescato da amministratori delegati disinvolti, ma l’immagine di solidità, di certezza, che le mitiche Poste Italiane ancora ispiravano rispetto alle banche era rimasta, e noi ne eravamo orgogliosi. Ora, a cosa dobbiamo credere? E di chi avere fiducia? Quando ci specchiamo la mattina, siamo sicuri di essere noi? Mi viene da pensare cosa c’entra tutto questo con le Poste Italiane; mi viene da pensare pure cosa c’entra la violenza con cui ho iniziato l’articolo?! Ebbene, c’entra perché ho afferrato il significato di qualche vecchio professore che, giustificandosi con i genitori dello studente, diceva: “suo figlio è così irrequieto che mi è sfuggito uno scappellotto”. Il bello è che il papà e la mamma dell’epoca davano ragione all’educatore del ragazzo, perché si rendevano conto di quanto fossero importanti i professori per i loro figli. Ai tempi di oggi, per un’episodio del genere, si finirebbe sotto inchiesta, se non addirittura in prigione. Ecco, i risultati invece sono quelli di aver cresciuto donne e uomini cosi insicuri per il loro futuro, che sono disposti perfino a proporre investimenti fallimentari ai risparmiatori per una misera percentuale. È questo il mondo che vogliamo? Un mondo che si frantuma contro la fiducia storica riposta nel brand Poste Italiane!
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