lunedì, 20 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Otto super ricchi guadagnano come 3.6 mld di poveri
Pubblicato il 16-01-2017


soldiOtto super ricchi possiedono quanto la metà più povera del pianeta. Non è un errore di stampa. È proprio così. Il patrimonio delle otto persone più ricche al mondo è uguale a quello messo assieme da 3,6 miliardi di poveri. Lo denuncia Oxfam attraverso il rapporto intitolato ‘Un’economia per il 99%’ e diffuso alla vigilia del Forum economico mondiale di Davos. “Otto miliardari hanno tanta ricchezza quanto 3,6 miliardi di persone – ha spiegato Deborah Hardoon della ong britannica – la metà della del pianeta si divide lo 0,25% della ricchezza mondiale. Sfogliando la lista dei ricchi di Forbes constatiamo che basta contare fino a otto per raggiungere la stessa ricchezza”.

I dati dicono che multinazionali e super ricchi continuano ad alimentare la disuguaglianza, facendo ricorso a pratiche di elusione fiscale, massimizzando i profitti anche a costo di comprimere verso il basso i salari e usando il loro potere per influenzare la politica.

“Noi chiediamo a queste persone di riflettere sul loro impatto attraverso le società che dirigono e i governi con i quali collaborano. E – ha aggiunto Hardoon – chiediamo loro di fare un buon uso di questo potere per creare una società più giusta e più equa”.

Secondo le nuove stime sulla distribuzione della ricchezza globale la metà più povera del pianeta è ancora più povera di quanto calcolato in passato. Lo spostamento di capitali continua inesorabilmente dalle fasce più povere a quelle più ricche. Si tratta di un furto, perché questo è, a discapito di chi ha di meno. E spesso di chi non ha quasi nulla.

Commentando lo studio Oxfam il segretario del PSI Riccardo Nencini, ha commentato: “La ricchezza delle famiglie italiane ammonta a circa 9000 miliardi di euro – immobili e attività finanziarie – e il 10% delle famiglie ne possiede circa il 50%. Già oggi, dunque, esistono patrimoniali ordinarie sugli immobili e sulle attività finanziarie. Hanno scalfito i livelli apicali della grande ricchezza solo in piccola parte – ha sottolineato. L’Italia ha circa 2200 miliardi di debito, oggi i tassi sono a zero, ma nessuno può escludere che possano subire variazioni (negli USA stanno già risalendo). Il debito pubblico ci costerà molto e sarà un dovere ridurlo. Per fronteggiare un debito così alto e per costruire una soglia di maggiore uguaglianza non va esclusa una patrimoniale una tantum sulle grandi ricchezze”- ha concluso Nencini.

Rabbia e scontento per una così grande disuguaglianza fanno già registrare contraccolpi: da più parti analisti e commentatori hanno rilevato che una delle cause della vittoria di Donald Trump in Usa, o della Brexit, sia proprio il crescente divario tra ricchi e poveri. Oxfam chiede anche alle élites economiche presenti a Davos di essere motore trainante di un economia umana. Il tema della 47a edizione del Forum economico mondiale sarà proprio la leadership responsabile.

La fotografia di un ‘gap’ sempre più accentuato è fornita dal nuovo rapporto della ong Oxfam “Un’Economia per il 99%” sulla distribuzione della ricchezza netta in Italia nel 2016, in occasione del World Economic Forum di Davos.

Una rielaborazione basata su dati, modello econometrico e metodologia di stima utilizzati da Credit Suisse riporta i drammatici squilibri distributivi ed eccessi nella concentrazione della ricchezza. Nel 2016 la distribuzione della ricchezza nazionale netta (il cui ammontare complessivo si è attestato, in valori nominali, a 9.973 miliardi di dollari) vedeva il 20% più ricco degli italiani detenere poco più del 69% della ricchezza nazionale, un altro 20% controllare il 17,6% della ricchezza, lasciando al 60% più povero dei appena il 13,3% di ricchezza nazionale.

Risultato il 10% top di tutti i ricchi italiani oltre 7 volte la ricchezza della metà più povera della popolazione. Non solo: la ricchezza dell’1% dei Paperoni italiani (in possesso oggi del 25% di ricchezza nazionale netta) è oltre 30 volte la ricchezza del 30% più povero dei nostri connazionali e 415 volte quella detenuta dal 20% più povero della popolazione italiana. La classifica di Forbes dei primi sette miliardari nazionali (in tutto 151 nella famosa lista) equivaleva alla ricchezza netta detenuta dal 30% più povero della popolazione.

Oxfam ha anche ricostruito e analizzato la distribuzione del surplus di reddito pro capite registrato nel periodo 1988-2011 su scala globale. Quasi il 46% dell’incremento del reddito disponibile pro-capite globale è stato appannaggio del 10% più ricco della popolazione mondiale a fronte di appena il 10% ricevuto dalla metà più povera della popolazione del pianeta. I dati italiani rivelano per il periodo in esame un incremento complessivo del reddito nazionale pari a 220 miliardi di dollari (a parità del valore di acquisto nell’anno di riferimento 2005).

Come per la ricchezza, anche per il reddito disponibile pro-capite nazionale quasi la metà dell’incremento (45%) è fluito verso il top-20% della popolazione, di cui il 29% al top-10%. In particolare, il 10% più ricco della popolazione ha accumulato un incremento di reddito superiore a quello della metà più povera degli italiani. La sperequazione desta ancor più allarme se ci si sofferma sulla quota di incremento del reddito ricevuta nell’arco degli oltre vent’anni in esame dal 10% più povero dei nostri connazionali: un risicato 1% corrispondente ad appena 4 dollari pro-capite all’anno. Lo studio Oxfam sottolinea anche che l’aumento della produttività del lavoro non ha affatto determinato un miglioramento per la fascia più povera della popolazione. Dal 1999 al 2013 (ultimo anno in cui il dato è disponibile) la crescita dei redditi da lavoro salariato (su scala globale e in termini reali) è risultato infatti in netto ritardo sull’aumento della produttività del lavoro.

Un dato che evidenzia come la crescita della produttività e un aumento di output globale non si traducono necessariamente in un incremento proporzionale delle retribuzioni dei lavoratori. Una conferma arriva anche dai dati Eurostat secondo cui i livelli retributivi non solo non ricompensano adeguatamente gli sforzi dei lavoratori, ma risultano sempre più spesso insufficienti a supplire alle necessità dei singoli e delle famiglie. Non ne è esente il continente europeo, pur essendo tra le regioni con i redditi più alti al mondo.

L’Italia, in particolare, con un tasso di occupati a rischio di povertà pari nel 2015 a 11,5% dell’intera forza lavoro nazionale in età compresa fra i 15 e i 64 anni, è sotto di ben due punti percentuali alla media europea (9,5%) stimata nel 2015.

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Commenti all'articolo
  1. Questi dati dicono tutto, personalmente provo un senso di nausea e d schifo, non credo che il mondo possa continuare su questa falsariga.
    Il personaggio internazionale che più di tutti denuncia questa situazione non è un capo politico ma un capo religioso , Papa Francesco a cui va tutta la mia ammirazione, come uomo e come credente.
    E’ perlomeno utopistico pensare di risolvere questa situazione con il mantra che tutti i giorni ci propinano cioè aumentare la crescita.
    Quale crescita quella che arricchisce i pochi e uccide le moltitudini?.

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